Violenza sulle donne, Scalfi(Istituto Veronesi): “Solo 8 su 630 deputati interessati al problema. La politica si vergogni”

[Comunicato stampa Associazione Giuseppe Veronesi]

“E’ ora di dire basta, ma non scrivendolo sulle braccia per postare una foto il 25 novembre, o quando inauguriamo una panchina rossa, o quando riempiamo le piazze di scarpe di donna: serve molto di più dalla Politica e dallo Stato”  lo scrive in un articolo, pubblicato oggi, Laura Scalfi Direttore Generale dell’Istituto G. Veronesi e di Liceo Steam International. “Vedere l’aula di Montecitorio l’altro ieri” continua Scalfi “praticamente vuota durante la discussione della mozione contro la violenza sulle donne (8 deputati presenti su 630), è una chiara immagine di come su donne e femminicidi si sprechino fiumi di parole, ma alla prova dei fatti il paese resti immobile. I dati diffusi da ActionAid” spiega il Direttore Generale “sono disarmanti. Solo il 2% dei fondi stanziati per il 2020 a livello statale sono arrivati a destinazione. Dalla giustizia alla scuola le lacune restano tante. I tempi per la presa in carico dei casi di ‘codice rosso’ spesso nelle aule giudiziarie diventano biblici e letali. A scuola, d’altro canto, mancano i fondi per introdurre quei capisaldi di educazione alle pari opportunità, alle relazioni e alla sessualità che tanto contano quando si vogliono combattere gli stereotipi. Tutto ciò, però, resta la punta dell’iceberg. Senza la costruzione di una consapevolezza sociale ed economica del valore che le donne apportano al nostro sviluppo come sistema paese, non faremo passi in avanti. Spesso la violenza” aggiunge Scalfi “nasce in contesti in cui non c’è indipendenza e il PNRR è un’occasione unica per favorire percorsi di uscita dalla violenza. Non servono interventi rivoluzionari: un posto al nido per ogni bambino, congedi di genitorialità che equiparino uomo e donna introducendo un congedo significativo e obbligatorio per i padri, premialità fiscale per le imprese che assumono donne e, perché no, un libro bianco delle aziende pubbliche e private che eliminano il gap salariale con premialità fiscali o punteggi in caso siano fornitori dell’ente pubblico (lo facciamo chiedendo le certificazioni ISO perché non con un marchio #freegendergap?). Dimostriamo” conclude Scalfi “che le donne sono importanti e meritano rispetto. Non è una questione di quote o di corsie preferenziali, ma solo di fare ciò che è giusto, perché i diritti di tutti siano rispettati”.