“VALLI DEL BEN VIVERE” RISCOPRE LA STORIA DI GROTTAMINARDA. VISITATORI ANCHE DA FUORI PROVINCIA

Grottaminarda non è solo la cittadina del commercio e delle infrastrutture viarie, ma è anche una realtà ricca di storia e di monumenti alcuni dei quali ancora tutti da scoprire.

“Percorsi nelle Valli del Ben Vivere”, in una splendida giornata settembrina, ha dato la possibilità a visitatori arrivati da Rionero in Vulture, Scisciano, Bagnoli, Avellino, Guardia Lombardi ma anche della stessa Grottaminarda, di approfondirne la conoscenza attraverso una visita guidata a cura della Proloco “Grottaminarda APS” con il patrocinio del Comune di Grottaminarda, capofila del Progetto finanziato dalla Regione Campania.

A dare il benvenuto ai visitatori le Assessore Marilisa Grillo, Delegata alla Promozione del Patrimonio Artistico ed alle Attività Culturali e Doralda Petrillo, Delegata alla Promozione delle Tradizioni Popolari. In particolare Marilisa Grillo, in occasione della visita al Castello e all’Antiquarium ha raccontato dei tanti progetti in itinere per la valorizzazione del patrimonio, quali, ed esempio una sezione del Museo dedicata alla “Pacchiana grottese” ed un percorso sotterraneo nelle grotte del Castello che conduce nei boschi del “Macchio”.

Che Grottaminarda sia un paese ricco di grotte naturali lo ha spiegato molto bene già nella prima tappa, in Piazza XVI Marzo, Raffaele Masiello, componente della Proloco e studioso di storia locale, mostrando il mosaico del logo e quindi le diverse ipotesi sull’etimologia del nome del paese: “Grotta”, ovviamente per le tante grotte presenti, e “Minarda” non per le leggende del ritrovamento della statua di Minerva che in realtà era una scultura “togata”, né per “Mainardo”, primo Signore di Grotta, ma del quale non si ha traccia documentata, né per la strega “Menarda”, in realtà nel 1229 si rese necessario, per una questione di tributi, distinguerla da Grottolella e poiché era più grande, i funzionari di Federico II di Svevia aggiunsero la seconda parte, “mainardo”, infatti, è una parola di origini germanica che significa forte e potente (Cripta la grande).

Nel corso della visita guidata il racconto di ogni monumento, di ogni palazzo, di ogni luogo, è stato arricchito di curiosità anche inedite, tra fatti storici documentati e leggende tramandate, intorno a persone, famiglie e personaggi di Grottaminarda e questo aspetto ha affascinato molto i visitatori.

Successiva tappa, a pochi metri, presso il Monumento ai Caduti, luogo di celebrazioni, molto caro ai grottesi, situato davanti “Palazzo Portoghesi” struttura progettata dal noto architetto che ospita la Sala Consiliare intitolata a Sandro Pertini.

Proseguendo ancora di pochi metri la “Stazione di Posta” o “Dogana Aragonese” edificata come punto di riscossione dei diritti feudali di transumanza nel 1467 dal nobile Ladislao d’Aquino lungo la via “delle Puglie”. In quell’epoca, infatti, a Grottaminarda vi erano numerose locande per consentire il ristoro ai viaggiatori. La Stazione di Posta era un edificio molto più grande, nel 700 arricchito del piano superiore e delle scale, negli anni ’20 dichiarato “Monumento Nazionale”.

E restando in epoca fascista, sempre su Corso Vittorio Veneto l’ex Municipio in stile “littorio”, oggi sede di associazioni, costruito proprio dove c’era una delle tante locande.

Proseguendo ancora sul Corso, sosta alla “Fontana Vecchia” costruita nel 1875 da Raffaele D’Alessandro, luogo in cui, fino all’Editto di Saint Cloud, quindi primi dell’800, vi era il Cimitero di San Domenico; dall’altro lato della strada “Palazzo Vitale” che ha ospitato illustri personaggi, al posto del quale vi era la “Locanda delle Mosche” di proprietà del feudatario, documentata nel 1690, detta così per le tante mosche presenti intorno ai cavalli pronti per il cambio e per proseguire il viaggio lungo la “Strada Regia”.

Ancora pochi metri più avanti, su via Angelo Antonio Minichiello la Colonna con Croce del XVII secolo, le cui ragioni restano incerte, secondo alcune versione la colonna indicava il luogo dove vennero bruciati i morti di peste del 1656, ma il fatto che in molti paesi vi sia questo tipo di croce non accredita tale giustificazione, tra l’altro la colonna originariamente era collocata più su, all’incrocio con via Castello.

E sul Castello d’Aquino, fiore all’occhiello di Grottaminarda, la visita si è soffermata a lungo. Sulle sue stratificazioni storico-architettoniche, a partire dalle origini longobarde, i passaggi con i diversi feudatari fino ad arrivare ai giorni nostri con la cessione da parte della Famiglia Buonopane del Comune. Evidenti i diversi stili architettonici, ad esempio tra il Donjon di forma circolare e la torre probabilmente sveva in quanto squadrata.

Visitati i vari ambienti, compresi i Giardini Pensili, la sommità delle torri da cui si gode un panorama mozzafiato, l’atrio in cui spicca la torre nella quale secondo una delle tante leggende legate a San Tommaso d’Aquino, il teologo e filosofo medievale vi abbia avuto i natali insieme alla sorella gemella poi morta colpita da un fulmine.

All’interno della sala archeologica intitolata a Filippo Buonopane, l’attenzione si è soffermata su tre reperti in particolare: la scultura che ritrae la testa di Ottaviano poi diventato “Augusto”, sec 35-30 a.C. rinvenuta nei giardini del Castello, frutto, probabilmente, di un acquisto sul mercato dell’antiquariato dei Buonopane, grandi collezionisti; l’iscrizione cristiana dell’anno 559 rinvenuta in località Sant’Andrea di Carpignano, un unicum poiché racchiude in una sola Lapide funeraria la sepoltura di 4 persone senza precisarne l’età, donata da Nunziante Barrasso; la rara Lucerna romana di bronzo, fine I sec d.C. ritrovata in Contrada Bosco e donata da Antonio Minichiello.

Affascinante poi il percorso, passando per i ruderi del quartiere “Fratta”, sulle tracce della cinta muraria difensiva dell’abitato medievale, documentata già a partire dal 1137 con la Torre di Guardia in piazzetta San Giovanni, conosciuta ai più e con un’altra torre più nascosta, purtroppo abitazione privata, a “Slargo Ladislao D’Aquino”.

E proprio presso la Torre di Guardia del XII secolo dalla quale si può godere del panorama su tutta la Valle Ufita, la pausa degustazione. Piazzetta San Giovanni e la pedana all’interno dell’antica struttura sono state allestite con gazebo, divanetti e pouf per la migliore accoglienza. Pietanze semplici e genuine, rievocando la colazione contadina di un tempo a base di uova ed ortaggi di stagione, sono state le protagoniste del momento culinario a cura dell’esperta di cucina e sommelier Mafaldina Meninno. Frittate con le cipolle, con le patate, con le zucchine, melanzane a “ciambottella”, peperoni “cruschi”, paperoni con le uova, peperoni con le patate, rape rosse fritte, tutto accompagnato da pane casereccio e da vino locale, completando con i fichi bianchi, per uno “spuntino” ricco di energie.

Le energie giuste per proseguire l’escursione passando dalla parte civile e profana a quella sacra con la visita alle chiese ed alle cappelle, iniziando, naturalmente da Santa Maria Maggiore, chiamata così per distinguerla dalle altre chiese sul territorio dedicate alla Madonna. La collegiata viene definita vanvitelliana poiché secondo la leggenda fu disegnata sulla tovaglia di una delle locande dal prestigioso architetto del 700, Luigi Vanvitelli, fermatosi a Grottaminarda a seguito del Re di Napoli, ospite della famiglia Ciaburri. Ma indipendentemente da chi l’abbia disegnata la Chiesa è uno scrigno di opere d’arte di pregio, a cominciare dal prezioso dipinto su legno del 1573 raffigurante la Madonna del Rosario con bambino seduto in grembo ai cui piedi pregano San Domenico e Santa Caterina; i dipinti settecenteschi del pittore napoletano Antonio Sarnelli, tra cui un olio su tela raffigurante San Tommaso e San Giacomo che venerano il Santissimo Sacramento, l’affresco del soffitto centrale con la Glorificazione dell’Assunta del pittore solofrano Matteo Vigilante. E poi gli stucchi, le volte, i marmi policromi e l’altare maggiore, opera degli artisti napoletani Nicola Massaro e Gaetano Amoroso. Di rilievo persino la campanella all’ingresso della sacrestia risalente al XVI secolo. Sembra che Santa Maria sia sorta sui resti di una chiesa del 400 dedicata a San Nicola.
Anche la torre campanaria fu costruita su preesistenze tra il 1752 e il 1766 da mastro Ciriaco di Silva di Mercogliano, in stile o su disegno del Vanvitelli. Spicca nella parte bassa la statua dell’arciprete benefattore Giovanni Nicola de Bellucis, monumento funebre seicentesco che si trovava all’interno della Chiesa prima che crollasse con il terremoto del 1732.

Molto più antica la torre campanaria della Chiesa di San Michele Arcangelo, chiesa già citata in un documento del 1178 conservato nell’Archivio dell’Abbazia di Montevergine, Caratterizzata da una bifora all’altezza della cella campanaria, la torre riserva molte sorprese all’osservatore, è possibile scorgere infatti materiali lapidei di spoglio di epoca romana reimpiegati, lastre di marmo, qualche frammento scultoreo e persino dei piattini in ceramica.

Ed a proposito di scoperte, sempre nell’area della Fratta è possibile scorgere tra la vegetazione i pochi resti del campanile di un’altra antica chiesa, forse della stessa epoca di San Michele, la cui storia è controversa: la Chiesa di San Giovanni, alla quale era annesso uno dei tre ospedali in epoca medievale di Grottaminarda.

Il percorso nell’arte sacra di Grottaminarda è proseguito toccando l’Edicola di Nostradonna, la “Cappelluzza” dedicata a Sant’Antonio e Santa Rita “piccirilli”, la Cappella dell’Immacolata e quella del Crocifisso, per concludersi presso la Chiesa del Rosario, realizzata tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, che custodisce nel seminterrato una chicca: una riproduzione in scala della Grottaminarda negli anni ’60, realizzata dal mastro torronaio Almaghilde Blasi che aveva la passione per la cartapesta. Dunque per i visitatori è stato interessante ripercorrere, attraverso il modellino, le tappe della visita guidata.

Il cartellone “Percorsi nelle Valli del Ben Vivere” realizzato sotto l’egida della Regione Campania e dell’Agenzia Campania Turismo, si avvia al termine: prossima tappa il 24 settembre a Bonito con il concerto folk rock degli Édea.

L’Intervento è, infatti, co-finanziato dal Poc Campania 2014/2020. Rigenerazione Urbana, Politiche per il Turismo e la Cultura – Programma Unitario di Percorsi Turistici di tipo Culturale, Naturalistico ed Enogastronomico di portata nazionale ed internazionale.