Us Avellino, siamo sicuri che Di Somma abbia fatto un miracolo?

di SA.GI

Ma siamo sicuri che quello di Salvatore Di Somma sia un miracolo? E’ chiaro che per costruire l’Avellino il tempo sia stato poco, ma la convinzione che si potesse fare meglio c’è. Stefano Trinchera, ds del Cosenza, con 650mila euro ha portato i calabresi in B, in un passato recente e conquistato più o meno con la stessa cifra i play-off con il Francavilla qualche anno prima.

A questo punto è evidente che il budget seppur minimo non sia stato speso nel migliore dei modi. Nessuno può dire se sia stata più la voglia da parte del direttore di Castellammare di distruggere totalmente o quasi il gruppo vincente dello scorso anno, oppure la convinzione che questo Avellino potesse fare bene.

Di sicuro ci sono giovani di grossa qualità: Micovschi, Illeanes, Parisi, Karic, Rossetti  e Charpentier o elementi del valore di Zullo e Di Paolantinio, ma sono piuttosto poco per una squadra che deve consolidare la categoria.

Con in cinque cambi la cosa si complica, vista la panchina corta per Ignoffo prima e Capuano poi.

Analizzando l’organico forse i vari Viscovo, Dionisi, Gerbaudo, Sforzini e Da Dalt giusto per citare alcuni nomi che sarbbero restati volentieri ad Avellino e  avrebbero potuto fare meglio di elementi che non stanno dando nulla alla causa biancoverde: Petrucci, Palmisano e Nije, per citarne alcuni.

Senza dimenticare lo scarso rendimento di giocatori su cui si è puntato tanto: come Albadoro, oppure Tonti e Abibi (il portiere si sà è mezza squadra)e a memoria di molti negli ultimi 20 anni l’Avellino non ha avuto estremi difensori così insicuri.

Una difesa colabrodo, un attacco che non può fare leva sul solo Charpentier. Una squadra che ha bisogno di una autentica rivoluzione a gennaio. Ma prima di tutto ha bisogno di una società: Avellino e l’Avellino non possono essere umiliati così. Forse e togliamo, nemmeno negli ultimi anni di Sibilia, quando c’era la rottura con la piazza si è visto un lupo con un’anima così debole.