Us Avellino, dalle macerie a D’Agostino. Dal Mini One al vincente Braglia. Il 2020 dei lupi

Un 2020 dai due volti quello dell’Avellino. Un anno a doppia velocità. Con l’arrivo prima dell’Idc con Circelli e Izzo che hanno vissuto più nei contrasti che nell’amore per portare avanti la società, e l’avvento successivo di D’Agostino che, dopo anni di inseguimenti, è arrivato al timone dei lupi.

Una salvezza meritata con sorprendente accesso ai play-off grazie al vulcanico Capuano. Il mini one di Pescopagano, giunto in Irpinia al posto di Ignoffo nel mese di ottobre, è riuscito a risollevare i lupi dalla cenere.

“Ora che l’Avellino è finalmente mia non la lascerò più: la stringo tra le braccia come un bambino di pochi mesi”. Questa la sua prima perla accompagnata in seguito da “Silvestri è come Modric”, “Chi non se la sente può andare in Florida”.

Ma nel corso del suo percorso, in cui ha ottenuto 30 punti, le perle sono state veramente tante: “L’allenatore è come un cardiochirurgo, arriva uno con un infarto tremendo o muore o vive”. Oppure ancora: “Vivi anche le emozioni di chi ha fatto l’amore in macchina ieri per venire a vedere la partita perchè non aveva i soldi dell’albergo”.

Peccato per i due atti conclusivi, i play-off persi con la Ternana e l’improvviso addio. Si è lasciato in ottimi rapporti con il presidente D’Agostino, un pò meno con il ds biancoverde Salvatore Di Somma.

Il nuovo corso, una squadra da rifare. I gioielli Parisi e Di Paolantonio andati via, l’arrivo del vincente Piero Braglia (cinque successi in carriera 4 in C), il terzo posto alle spalle del Bari e della Ternana.

Un cammino, quello dell’esperto tecnico toscano, che è un altro che non le manda a dire, fatto di gioie e tabu’ sfatati, ma anche di brutte prestazioni come quella del “San Nicola” a Bari.

E della pagina orribile del coronavirus che ha cambiato il modo di vivere, ma anche il mondo del calcio.

Il Partenio vuoto è come tutti gli altri stadi, una cattedrale nel deserto davanti agli occhi tristi dei pochi presenti.

L’auspicio è che questo 2020 volga al termine nel migliore dei modi e che nel 2021 ci sia una nuova vita per tutti noi e per il pallone.

 

di Sabino Giannattasio