Uccide ex e compagna poi si toglie la vita in auto

Una tragica storia di rancore e vendetta quella riportata da rainews.it, conclusasi con due femminicidi e un suicidio in una giornata che ha sconvolto la città di Vicenza.

Protagonista è un 42enne bosniaco che nella mattinata di ieri ha ucciso a colpi di pistola la sua ex moglie, una 42enne di origine serba. Poi la fuga in auto con l’attuale compagna, fino all’epilogo nel pomeriggio in una piazzola della Tangenziale Ovest di Vicenza: lì l’uomo si è tolto la vita dopo aver sparato anche alla donna che gli era rimasta accanto, una giovane venezuelana.

Una vicenda che ha allarmato e colpito la città, mobilitando le forze dell’ordine, con ricerche anche da parte dei corpi speciali, svolte per ore nei boschi intorno ai Monti Berici.

Il primo delitto avviene in mattinata, nel quartiere Gogna: una donna trovata a terra, in una pozza di sangue, il corpo di Lidia Miljkovic, 42 anni, di origini serbe e residente a Schio. Doveva prendere servizio come domestica in una delle villette della zona, dopo aver accompagnato a scuola la sua figlia più piccola, di 13 anni. L’assalitore ha atteso che scendesse dalla sua auto e l’ha colpita con numerosi colpi di pistola, forse sei, lasciandola agonizzate sull’asfalto. Alcuni abitanti hanno sentito i colpi, ma anche un paio di esplosioni, mentre una vettura si allontanava di corsa. Sul posto sono stati chiamati gli investigatori della Questura, e subito la pista seguita è stata quella del femminicidio. Lidia era perseguitata da anni dall’ex compagno con cui aveva convissuto ad Altavilla Vicentina fino al 2019, quando denunciò l’uomo per maltrattamenti e lo fece arrestare. Si era quindi trasferita con i figli a Schio, nella casa dei suoi genitori. Pare che stamani i due si sarebbero dovuti incontrare per andare da un avvocato a sistemare alcune questioni legate alla loro ex abitazione, e forse l’appuntamento era stato fissato al quartiere Gogna, dove però Zlatan è arrivato con l’intenzione di uccidere.

Il Questore di Vicenza, Paolo Sartori, ha subito coordinato la caccia all’uomo chiedendo rinforzi importanti, viste le testimonianze che riferivano di due esplosioni. Ha così chiesto l’intervento per le ricerche di un elicottero e dei reparti speciali, assieme a Polizia e Polizia ferroviaria, per pattugliare la zona boschiva che si trova ai piedi di Monte Berico, e via via tutta la Provincia di Vicenza, fino alla vicina linea Fs e all’autostrada A4 Venezia-Milano. Sono state almeno quattro ore di tensione intorno al capoluogo berico, con un epilogo che ha aggiunto tragedia alla tragedia.

Intorno alle ore 16 una pattuglia ha notato un’automobile ferma in una piazzola di sosta lungo la Tangenziale Ovest della città, parallela alla A4, in zona Campedello, a pochi chilometri dal luogo del primo delitto. Gli agenti si sono avvicinati, e hanno fatto un’altra macabra scoperta: dentro c’erano due cadaveri, uno era quello di Zlatan, e al suo fianco quello di una donna, poi identificata come la sua attuale compagna, una giovane venezuelana. La vettura era carica di valigie, segno che i due avevano l’intenzione di fuggire, ma qualcosa poi probabilmente è andato storto.

L’ipotesi più probabile è che l’omicida abbia sparato alla nuova convivente, e poi alla fine abbia rivolto l’arma contro se stesso, togliendosi la vita. Le teste di cuoio hanno rotto i finestrini per controllare l’interno e hanno visto alcune granate, probabilmente come le due fatte esplodere da Vasiljievic durante la fuga dal primo delitto, per cui si è reso necessario l’intervento degli artificieri.

L’arteria stradale, trafficatissima nelle ore pomeridiane, è stata chiusa, così come la corsia in direzione di Milano della A4 per consentire le operazioni di rimozione delle bombe e la messa in sicurezza dell’area.

Saranno le indagini ad accertare come il killer si sia potuto procurare armi ed esplosivi così letali, nonostante i suoi precedenti di violenza e maltrattamenti in famiglia.