ScopriMente, “New addiction”: le dipendenze della postmodernità

Per un nuovo appuntamento di “ScopriMente”, la nuova rubrica di psicologia a cura del direttore di Irpiniatimes, la dottoressa Anna Vecchione e della Psicologa e Psicoterapeuta Serena Guerriero, parleremo di “New addiction”.

 

Dottoressa, cosa si intende per “nuove dipendenze” o news addiction?

“Se sfogliamo qualsiasi dizionario della lingua italiana alla voce dipendenza troviamo: dipendenza sostantivo femminile il dipendere, l’essere dipendente. Dipendere verbo intransitivo derivare, procedere; aver origine, essere causato. Queste definizioni in realtà non ci dicono molto, infatti, il concetto di dipendenza è complesso, implica aspetti psichici, sociali, culturali, comportamentali e neurobiologici. Importante è analizzare il concetto di dipendenza come legame di sottomissione di un individuo verso una persona, un gruppo, una sostanza, nonché un comportamento adesivo e condiscendente, uno stato emotivo di prostrazione e auto svalutazione. A livello di personalità, infatti, riscontriamo la mancanza di autonomia e capacità decisionale, conseguenti a un’idea di sé sminuita, identificata con una visione dì incapacità, fragile, vittima bisognosa. Questo tipo di sottomissione può essere instaurato anche con oggetti e attività di vario tipo con un andamento assai simile a quello descritto. La lingua inglese opera un’importante distinzione tra due termini che in italiano sono tradotti con la stessa parola, pur avendo significati molto diversi: Addiction e Dependence. ”Addiction” è un termine inglese, ma di origine latina, che riflette l’etimologia della parola “schiavitù” (“addictus” in latino indicava chi si era reso “schiavo per un debito contratto con un padrone”), con esso s’intende, infatti, la mancanza di capacità di controllare un impulso verso un oggetto o comportamento (“non poter fare a meno di”) ; si intende un disordine progressivo, cronico recidivante che, in genere, comprende compulsione, perdita di controllo ed uso continuativo malgrado le conseguenze negative di tale consumo o attività. Il disordine primario non dipende da una malattia mentale e può sviluppare dipendenza fisica, tolleranza, astinenza. Nelle dipendenze i due elementi fondamentali sono: 1) craving (desiderio incontrollabile di ripetere l’uso della sostanza); 2) drug-seeking behavior (comportamento compulsivo di ricerca della sostanza che si mette in pratica senza curarsi delle conseguenze). L’addiction è dunque l’atto di consegnarsi completamente ad un padrone (una sostanza, un oggetto, un’attività o una persona) tanto da esserne interamente posseduti. L’individuo quindi perde la propria integrità personale e, soprattutto, la propria libertà. Con Addiction, quindi, si intende definire una condizione generale in cui la dipendenza psicologica spinge alla ricerca dell’oggetto, senza il quale l’esistenza diventa priva di significato. Con Dependence, invece, si vuole indicare la dipendenza fisica e chimica, la condizione in cui l’organismo necessita di una determinata sostanza per funzionare, perciò la richiede. Addiction e Dependence non compaiono necessariamente insieme. Il riconoscimento di nuove forme di dipendenza nei confronti di attività e non più solamente di sostanze chimiche, conferma l’ipotesi che si possa sviluppare un’addiction senza dependence, un bisogno imprescindibile di mettere in atto dei comportamenti significativi, in assenza di una dipendenza fisica vera e propria. D’altra parte si può anche avere dipendenza fisica senza Addiction, vale a dire senza sviluppare una fenomenologia patologica che conduce a mano a mano alla completa autodistruzione e all’isolamento del soggetto. Si pensi alla dipendenza dalla nicotina: sicuramente l’organismo richiede la sostanza e si sviluppa anche una dipendenza psicologica, ma difficilmente si arriva ad azioni illegali o comportamenti antisociali a causa del fumo”.

 

Gioco d’azzardo, shopping, internet, sesso, lavoro, ma anche il telefono cellulare è diventata una dipendenza, un’abitudine compulsiva…

“Le nuove dipendenze o new addictions comprendono tutte quelle forme di dipendenza in cui non è implicato l’intervento di alcuna sostanza chimica. L’oggetto della dipendenza nelle new addiction è un comportamento o un’attività lecita e socialmente accettata. Tra le new addictions possiamo annoverare: la dipendenza dal gioco d’azzardo, da Internet e dal cellulare, dallo shopping, dal lavoro, dal sesso e dalle relazioni affettive. Per la maggior parte delle persone queste attività rappresentano parte integrante della vita quotidiana, ma per alcuni individui possono assumere caratteristiche patologiche, fino a provocare gravissime conseguenze. Negli ultimi anni si è assistito ad un’enorme diffusione di queste dipendenze comportamentali, tanto che la letteratura scientifica non ha potuto fare a meno di rivolgervi il proprio interesse. Nel corso degli ultimi vent’anni, accanto alla tendenza dei giovani a consumare droghe, si è manifestata la proliferazione di dipendenze senza sostanze stupefacenti da oggetti e attività legali. In entrambi i casi, l’elemento di dipendenza e le esperienze ad esso correlate, assorbono le personalità del soggetto, divenendo il fulcro della sua vita privata e delle sue esperienze. La dipendenza non chimica è uno dei massimi rappresentanti della psicopatologia moderna e postmoderna. Il sesso, gli acquisti, il gioco, il computer, internet e la televisione, il cellulare, il lavoro, la sfera affettiva sono elementi legalizzati dalla società che, purtroppo talvolta, con una frequenza irregolare, smettono di svolgere il loro ruolo sociale per schiavizzare l’essere umano. Si può affermare che le dipendenze senza droghe da attività legali costituiscono le dipendenze da lusso, opulenza e sistema poiché sono l’espressione dei modelli stessi della civiltà occidentale. Le cause di tutti gli stati di dipendenza, con o senza droga, si distribuiscono tra fattori ambientali e fattori individuali:

Fattori ambientali:

  • Eccessive pretese o stress
  • Disponibilità dell’oggetto
  • Ricompense abituali

 Fattori individuali:

  • Fragile supporto familiare
  • Personalità vulnerabile.

 

 

Possiamo classificare queste dipendenze come “malattie della postmodernità”?

“Le nuove dipendenze non si riferiscono all’uso e all’abuso di sostanze come nelle tossicomanie o nelle tossicofilie, ma a comportamenti e relazioni disfunzionali e problematiche in relazione a oggetti, attività, stili di vita, gestione del tempo, consumi, auto percezioni, stili di attaccamento, vulnerabilità, difficoltà relazionali, rapporto con la realtà e con il mondo esterno. Non vi è ancora un riconoscimento ufficiale da parte del mondo accademico-scientifico, di queste nuove forme di dipendenza, ma all’osservazione clinica arrivano molte “vittime” di queste nuove dipendenze: giovani, adulti, donne, uomini. Lo sviluppo esponenziale delle nuove tecnologie, sempre più diffuse, ha notevolmente contribuito a trasformare non solo la comunicazione all’interno della società, ma ha anche determinato una modificazione degli stili di vita e dei comportamenti individuali influenzando le scelte soggettive e della collettività. La memetica argomenta e spiega molto efficacemente il potere mediatico sul singolo e sui gruppi e tutti i media, la televisione soprattutto, hanno una rilevante responsabilità nei confronti dell’intera comunità. Molto probabilmente il vero problema della società moderna è la mancanza di autonomia: l’uomo dipende patologicamente da un’entità considerata superiore che lo condiziona ad essere uno schiavo; è un essere mancante che, non potendo accettare la condizione di “assenza” e condividerla con gli altri, ricerca disperatamente qualcosa che possa compensare il suo vuoto. Le new addiction portano le persone ad essere dipendenti da esperienze e situazioni che possono in qualche modo modificare l’umore e le sensazioni, sono costantemente stimolate dalla nostra società in quanto sottostanno alle leggi economiche del guadagno ma, rispetto alle dipendenze da sostanze, possiedono,  paradossalmente, una caratteristica: rispondono illusoriamente al bisogno profondo di essere parte di… considerati da… Nessun dipendente da sostanze ritiene che soddisfacendo le proprie necessità sarà più integrato nella società mentre il “nuove dipendente” quando eccede nel comprare, nel lavorare, ecc, pur con un senso di disagio e di colpa per il suo comportamento, spera che “l’altro” possa riconoscerlo proprio nel suo essere come “l’altro”, anche se questo può avvenire attraverso azioni solitarie e compulsioni nascoste. Spera di essere visto diversamente da come lui stesso si vede, spera infine di essere considerato per quello che vorrebbe essere e non per quello che è. La risposta può arrivare dal computer, dagli oggetti acquistati ed ammirati dal contesto sociale oppure dalla falsa certezza di vincere ed essere ammirati. La differenza tra le vecchie e nuove dipendenza, dunque, si esprime attraverso due poli: l’individuale e il sociale. L’assunzione di sostanze deve arrecare benessere alla persona, meglio se nessuno vede; le new addiction sottendono alla realizzazione di quel sogno che ci accompagna fin dalla nascita che alcuni autori chiamavano: “essere il desiderio dell’altro”. Nonostante l’evidente sviluppo delle new addiction, c’è ancora incertezza, come già detto, in ambito scientifico riguardo alla legittimità di considerare tali disturbi alla stregua di vere e proprie dipendenze. Se da un lato alcuni autori oppongono ancora resistenza al concetto di dipendenza senza sostanze, altri sostengono oggi di poter parlare a tutti gli effetti di dipendenze comportamentali e di technological addicitions.

Alcuni Autori sostengono  che le dipendenze da prodotti tecnologici, tra cui internet, cellulare, condividano con le dipendenze da sostanze alcune caratteristiche essenziali:

  • dominanza: l’attività o la droga dominano i pensieri ed il comportamento del soggetto, assumono un valore primario tra tutti i suoi interessi;
  • alterazione del tono dell’umore: l’inizio dell’attività o l’assunzione della sostanza provoca cambiamenti nel tono dell’umore, il soggetto può esperire un aumento di eccitazione o maggiore rilassatezza come diretta conseguenza dell’incontro con l’oggetto della dipendenza;
  • tolleranza: bisogno di aumentare progressivamente l’attività per ottenere l’effetto desiderato;
  • Sintomi di astinenza: malessere psichico e/o fisico che si manifesta quando s’interrompe o si riduce il comportamento o l’uso della sostanza;
  • Conflitto: conflitti interpersonali tra soggetto e coloro che gli sono vicini, e conflitti intrapersonali interni a se stesso, a causa del suo comportamento dipendente;
  • Ricaduta: tendenza a ricominciare l’attività o l’uso della droga dopo averla interrotta.

A questo proposito quindi si può sostenere che i computer, cellulari e i vari oggetti tecnologici sono psicostimolanti e una certa parte della popolazione può sviluppare dipendenza in risposta ad essi”.

 

Alcool e sostanze stupefacenti richiedono un’attività illecita. Le news addiction cercano l’oggetto della dipendenza…

“È sorprendente poter osservare come da sempre l’uomo, nonostante aspiri alla libertà come sua massima espressione, si sia assoggettato a regole, idee, comportamenti o sostanza pur di sentirsi vivo, senza rendersi conto che tutto questo lo rende schiavo e quindi non libero. Importante sottolineare che nella dipendenza da sostanza vi è un implicazione come forte fin dall’inizio del corpo, infatti vi è l’introduzione all’interno del corpo di una sostanza ( che sia droga, alcool o altro) superficialmente per provare una sensazione effimera di piacere ma, in realtà, per evitare di sentire le proprie emozioni soprattutto quelle dolorose, per mantenere una forma di equilibrio, per sentirsi. Quindi abbiamo una implicazioni del corpo, infatti nella fase di disintossicazione si agisce contemporaneamente (o quasi) su corpo e mente. Nella new addiction, invece, il corpo è implicato solo secondariamente con l’atto di stare seduti per ore al computer nelle dipendenze da internet e nella continua ricerca della vicinanza fisica del proprio partner nei dipendenti affettivi. Quindi in questi casi ci riferiamo a comportamenti disfunzionali e problematici in relazione a oggetti, auto-percezioni, stili di attaccamento ecc. Quello che accomuna, però, queste forme di dipendenza così diverse tra loro è la ricerca di qualcosa o qualcuno nella realtà esterna che non gli faccia sentire il vuoto che si portano dentro, vuoto lasciato da rapporti familiari disfunzionali. Alcune ricerche hanno confermato questa ipotesi, in cui la dipendenza patologica viene interpretata nei termini di “un fallimento, per cause riconducibili a esperienze traumatiche vissute nell’infanzia (casi di trascuratezza psicologica, abusi sessuali, maltrattamenti fisici), nel processo di ri-definizione delle esperienze interne ed esterne, ed in particolar modo nel processo di regolazione degli affetti. Si tratta di un modo di essere patologico trasversale a tutti i disturbi psichiatrici e di personalità, che vede nell’alessitimia, intesa come disregolazione affettiva, e in un uso eccessivo e rigido della dissociazione, quale misura difensiva utilizzata dal soggetto con l’intento di staccarsi da una realtà percepita come estremamente minacciosa e fonte di ansie depressive insopportabili, i due elementi costitutivi delle dinamiche di base che portano allo svilupparsi di reiterati comportamenti compulsivi di dipendenza. Relazioni infantili insicure, deficit della simbolizzazione, disregolazione affettiva e dissociazione rappresentano, secondo gli autori, le condizioni che portano all’insorgere dell’addiction. Nei dipendenti è, quindi, ipotizzabile una vulnerabilità narcisistica di base derivante dalla carenza di una rappresentazione mentale dell’oggetto buono a cui poter fare ricorso ogni volta che il Sé si sente minacciato da intense sensazioni ed emozioni (frustrazione, delusione, rabbia, gelosia, invidia, depressione, impotenza, vergogna); carenza da cui consegue l’azzeramento del processo di simbolizzazione e del pensiero attraverso comportamenti regolatori autodiretti, ovvero il rapporto esclusivo e compulsivo con una sostanza o con un comportamento di cui si è dipendenti. In sintesi, chi soffre di una dipendenza patologica “si serve di un uso rigido e reiterato della dissociazione nel tentativo disperato di calarsi in una condizione di isolamento del Sé, uno stato alterato della coscienza, il cui fine è quello di sfuggire ad una condizione di disordine interiore (entropia), vissuta come catastrofica, per mezzo di una forma “perversa” di regolarità, di ordine e di prevedibilità che diventano ben presto la sua prigione: la dissociazione così non più al servizio dell’Io diventa una condizione patologica reiterata attraverso i comportamenti della dipendenza compulsiva. I motivi per cui un soggetto sviluppa una dipendenza da alcool invece che da droga o da internet o sia affettivamente dipendente li potremmo far risalire  alla personalità dell’individuo, dal modo in cui ha vissuto il rapporti con i proprio genitori e all’ambiente sociale nel quale si trova a vivere; sottolineando soprattutto in relazione alle figure genitoriali che, non è importante che la propria storia infantile sia stata  positiva o negativa ma piuttosto se si sia verificata una riconciliazione interna con i proprio genitori.

  • Come intervenire sulle dipendenze patologiche comportamentali…

Alcuni autori si riferiscono alle dipendenze comportamentali, parlando di compulsioni o di disturbi appartenenti allo spettro Ossessivo-Compulsivo, date le forti resistenze che essi ancora oppongono al concetto di dipendenza senza l’intervento di sostanze.

E’ importante a questo punto mostrare le somiglianze e le differenze che intercorrono tra i due termini. Entrambi i disturbi sono caratterizzati da un comportamento incontrollato ed ineluttabile, ma si distinguono in diversi aspetti fondamentali:

  • L’impulso che induce a mettere in atto il comportamento, proprio della dipendenza è di tipo ego sintonico: esso appartiene alla sfera dell’Io, il soggetto ricerca l’esperienza perché lo autorealizza e lo gratifica, anche se solo in apparenza. All’opposto la compulsione od ossessione è un’idea estranea all’Io, perché il soggetto non la percepisce come una sua elaborazione, tant’è che non riesce a motivarla, anche se comunque si sente costretto a metterla in pratica; per questo la compulsione si dice ego distonica.
  • Nell’impulso dipendente la riflessione è scarsa o assente, mentre le compulsioni sono stimolate da una riflessione eccessiva, da pensieri simili a vaneggiamenti. Nel disturbo compulsivo il soggetto si trova costretto ad attuare un comportamento inspiegabile, come lavarsi continuamente le mani, angosciato da un presentimento magico di disgrazia che può avvenire se si cerca di scacciare l’ossessione.
  • La dipendenza implica una perdita dell’autocontrollo, mentre nella compulsione la capacità decisionale è assente dal principio, il soggetto si sente come sottomesso da un dominio alieno.

In queste nuove forme, “New Addiction”, come abbiamo già detto precedentemente, le normali attività come navigare in internet, sport, shopping, sesso, lavoro ecc., possono diventare per alcune persone oggetto di dipendenza, andando a compromettere il funzionamento dell’individuo sul piano emotivo, affettivo–relazionale, cognitivo, nonché economico, al punto da creare forme di disagio clinicamente significativo. Ancora oggi, nonostante gli studi condotti e l’osservazione clinica dei casi denotano una tendenza a sviluppare dipendenza comportamentale, non esiste una classificazione che permette di inquadrare queste condotte disfunzionali in precise categorie diagnostiche. Infatti, ad eccezione del Disturbo da gioco d’azzardo (GAP), che nel DSM-5 è compreso nel capitolo della dipendenza, altri comportamenti eccessivi, come quelli sopra elencati, non sono presenti nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali o sono inseriti in altre categorie diagnostiche. I nuovi sviluppi delle scienze neurologiche sostengono una teoria neurobiologica unitaria che considera analogamente le dipendenze da sostanze e quelle comportamentali. Il contributo delle neuroscienze, infatti, è stato prezioso per evidenziare come queste Dipendenze Comportamentali coinvolgano gli stessi circuiti neurali del piacere e del rinforzo evidenziati nelle tossicodipendenze. Il carattere distintivo della dipendenza comportamentale è l’incapacità dell’individuo di mitigare il comportamento nonostante le conseguenze negative che osserva nel suo funzionamento quotidiano. Una caratteristica clinica fondamentale della dipendenza comportamentale è che i comportamenti sono volti a dare piacere al soggetto e rappresentano spesso una via di uscita dalla sofferenza emotiva o fisica. Rispetto alla classica dipendenza da droghe, queste forme sono più sfuggevoli perché ben inserite nei comportamenti “normali”, questo significa anche che tendiamo più facilmente a sottostimarne l’incidenza.

La terapia cognitivo-comportamentale è un trattamento che ha dimostrato empiricamente la sua efficacia nel trattamento di tali patologie. Tale terapia lavora sul piano delle azioni (aspetto comportamentale) e su quello dei pensieri/emozioni (aspetto cognitivo) associati alla dipendenza con l’obiettivo di ristabilire l’equilibrio psicoaffettivo. Da un punto di vista comportamentale la terapia supporta il paziente nel recupero delle attività abbandonate a causa del comportamento disfunzionale e nello sviluppo di strategie alternative di comportamento. Da un punto di vista cognitivo, il paziente ricostruisce il percorso cognitivo ed emotivo che ha attivato la dipendenza. Impara a riconoscere e a gestire i pensieri automatici o elaborati e le emozioni che lo inducono a persistere nella dipendenza

            Dott.ssa Serena Guerriero