ScopriMente, lo stress nemico del sistema immunitario e del nostro benessere psicofisico

Per il primo appuntamento di “ScopriMente”, la nuova rubrica di psicologia a cura del direttore di Irpiniatimes, la dottoressa Anna Vecchione e della Psicologa e Psicoterapeuta Serena Guerriero, parleremo di “Stress”. Sintomi, cause e disturbi psicologici collegati. Riflettori puntati anche sulle figure sanitarie maggiormente colpite dallo stress in questo delicato periodo di emergenza da Covid-19.

Dottoressa, partiamo dalla definizione di stress…

“Non esiste una definizione di stress su cui tutti convergono, infatti ciò che può essere stressante per qualcuno potrebbe non esserlo per l’altro, e, oltretutto, è possibile reagire a una situazione stressante con modalità soggettivamente diverse.

Generalmente si è soliti associare il termine stress alla tensione, all’ansia, alla preoccupazione, alle difficoltà in generale, cui seguono manifestazioni negative organiche, conseguenze di uno stato mentale negativo. Quindi, in risposta a situazioni stressanti, succede che alcuni reagiscono mangiando di più, c’è chi beve, altri fumano e chi si arrabbia facilmente, etc.

Il termine “stress” deriva dal latino “stringere” (legare strettamente, spremere con forza), in generale, è provocato da uno stimolo esterno negativo cui segue una risposta sia emotiva che fisiologica negativa. Esso si manifesta quando vi sono delle situazioni esterne o interne al soggetto che richiedono elevate risorse per fronteggiare l’evento maggiore rispetto a quelle possedute in quel momento”.

 

Quali sono i sintomi della persona stressata?

“Ci capita spesso di dire che siamo ‘stressati’ ma non tutti i sintomi sono facili da individuare e possiamo sottovalutare il problema. Pur essendo difficile fornire un elenco esaustivo di tutti i sintomi dello stress, è utile individuare i più frequenti.

Si individuano quattro categorie di sintomi da stress:

– sintomi fisici: mal di testa, mal di schiena, indigestione, tensione nel collo e nelle spalle, dolore allo stomaco, tachicardia, sudorazione delle mani, extrasistole, agitazione, problemi di sonno, stanchezza, capogiri, perdita di appetito, problemi sessuali ;

– sintomi comportamentali: digrignare i denti, alimentazione compulsiva, più frequente assunzione di alcolici, atteggiamento critico verso gli altri, comportamenti prepotenti, difficoltà a portare a termine i compiti;

– sintomi emozionali: tensione, rabbia, nervosismo, ansia, pianto frequente, infelicità, senso di impotenza, predisposizione ad agitarsi o sentirsi sconvolti;

– sintomi cognitivi: difficoltà a pensare in maniera chiara, problemi nella presa di decisione, distrazione, preoccupazione costante, perdita del senso dell’umorismo, mancanza di creatività;

Quindi, la reazione ad uno stimolo che turba il nostro equilibrio investe l’intero organismo. Il sistema nervoso autonomo fornisce il segnale necessario per l’aumento di adrenalina e noradrenalina al fine di attivare l’organismo e prepararlo a fronteggiare o ad evitare al più presto la situazione stressante. Il sistema endocrino modifica la produzione di diversi ormoni: aumentano adrenalina noradrenalina e cortisolo, mentre diminuiscono gli ormoni sessuali.

Il sistema immunitario è molto sensibile allo stress: inizialmente si verifica una diminuzione della risposta immunitaria, mentre successivamente si ha un aumento nella produzione di anticorpi. Tali modificazioni sono funzionali alla sopravvivenza, ma nelle situazioni in cui si protraggono per troppo tempo possono determinare  la manifestazione di altri e  alcuni sintomi sopra elencati”.

 

Esiste lo ‘stress acuto’ e lo ‘stress cronico’. Qual è la differenza?


“In base alla durata dell’evento stressante è possibile distinguere due categorie di stress: se lo stimolo si verifica una volta sola e ha una durata limitata si parla di ‘stress acuto’, se invece la fonte di stress permane nel tempo, si utilizza l’espressione ‘stress cronico’. Lo stress cronico può essere ulteriormente distinto in stress cronico intermittente e stress cronico propriamente detto.

I primi si presentano ad intervalli regolari, hanno una durata limitata, e sono quindi più o meno prevedibili.

I secondi sono invece rappresentati da situazioni di lunga durata che investono l’esistenza di una persona. Diventano stressanti nel momento in cui rappresentano un ostacolo costante al perseguimento dei propri obiettivi.

Stimoli fisici, biologici, psicosociali di natura interpersonale sono detti stressors e costituiscono l’insieme di richieste di modificazione e cambiamento. Possiamo avere stressor benefici, detti eustress, che danno tono e vitalità all’organismo, nonché una reazione fisiologica di adattamento a condizioni o eventi ambientali; e lo stress negativo o distress, cioè quella condizione di squilibrio (reale o percepito) tra pressioni o richieste ambientali e le capacità e risorse individuali a farvi fronte, che possono portare ad un abbassamento delle difese immunitarie. In entrambi i casi, lo stress comprende una risposta ad esigenze poste all’organismo: tali esigenze possono superare i limiti di ciò che l’individuo può affrontare oppure restare in tali limiti. Nel secondo caso, la mobilizzazione e l’uso di risorse personali può aumentare le capacità adattative dell’individuo”.

 

Dottoressa, parliamo delle cause…

“Molti dei grandi eventi della vita possono risultare stressanti, sia eventi piacevoli come il matrimonio, la nascita di un figlio o un nuovo lavoro, sia quelli spiacevoli come la morte di una persona cara, una separazione o il pensionamento. Accanto a questi eventi possiamo identificare come fonti frequenti di stress alcuni fattori fisici: il freddo o il caldo intensi, l’abuso di alcol o il fumo, ma anche serie limitazioni nei movimenti. Esistono inoltre fattori ambientali che ci espongono al rischio di stress, pensiamo ad esempio alla mancanza di un’abitazione, agli ambienti molto rumorosi, a livelli di inquinamento elevati.

Ricordiamo, infine, le malattie organiche e gli eventi straordinari quali i cataclismi e anche l’evento storico che stiamo vivendo, questo delicato periodo di emergenza da Covid-19. Quindi si può comprendere che la risposta allo stress, in quanto risposta vitale per l’adattamento, sia determinata da una situazione esterna o da uno stimolo interno che minacciano l’equilibrio raggiunto. Fondamentale è la percezione soggettiva che ciascuno ha dello stimolo: il sistema di pensieri personale influenza il modo in cui la persona sperimenta le situazioni. Questo spiega perché negli esseri umani lo stress può manifestarsi anche in risposta a stimoli interni, psichici, (aspettative e ricordi negativi) e perché alcuni sperimentano come altamente stressanti situazioni che per altri non lo sono, o comunque le persone producono risposte di stress di diversa intensità di fronte allo stesso stimolo, fermo restando che alcune situazioni sono oggettivamente più stressanti di altre.

La risposta di adattamento, si compone di tre distinte fasi:

1) Fase di allarme: mobilitazione delle energie difensive (innalzamento della frequenza, della pressione cardiaca, della tensione muscolare, diminuzione delle secrezione salivare, aumentata liberazione di cortisolo, ecc.)

2) Fase di resistenza: tentativo dell’organismo di adattarsi alla situazione; i meccanismi fisiologici tendono a normalizzarsi, anche se lo sforzo per raggiungere l’equilibrio è intenso. Infatti se la condizione stressante continua, oppure risulta troppo intensa;

3) Fase di esaurimento: incapacità dell’organismo di difendersi e di adattarsi. Si assiste in questa fase alla comparsa di “malattie dall’adattamento” rappresentate per esempio, dal diabete o dell’ipertensione arteriosa (malattie psicosomatiche)

Importante sottolineare che lo stress di per sé non costituisce una patologia; anzi è una risposta necessaria alla sopravvivenza. Ciascuno di noi almeno una volta nella vita si è sentito stressato: dal lavoro, dallo studio, dagli impegni familiari. La quotidianità è costellata da tanti piccoli momenti stressanti che contribuiscono ad esaurire le risorse dell’organismo. La risposta di adattamento allo stress rappresenta di fatto un meccanismo compensatorio che consente l’adattamento ad una situazione avversa e che è alla base della nostra capacità di fronteggiarla: in tal modo avviene il ripristino del giusto equilibrio delle funzione biologiche. Tutto questo determina un abbassamento del tono generale dell’organismo, dovuto certamente al dispendio di energie, ma soprattutto alle difficoltà di recupero delle energie perse. Quando la durata e l’intensità dello stress superano un certo limite, il divario tra risorse richieste dall’organismo per fronteggiare la situazione e ciò che si riesce a rigenerare aumenta progressivamente, determinando uno sbilanciamento e conseguentemente un esaurimento delle riserve dell’organismo. Pertanto il trattamento dello stress è differenziato relativamente alla durata, all’intensità e alle strategie più o meno efficaci che la persona adotta per fronteggiarlo: se si tratta di un momento più o meno circoscritto nel tempo, relativamente intenso, possono essere sufficienti tecniche di rilassamento, da eseguire anche da soli a casa, al limite qualche rimedio fitoterapico per il sistema ormonale e per quello nervoso. Chiaramente se si tratta di una situazione cronica, potenzialmente molto pericolosa per il nostro organismo, occorre intervenire anche con psicoterapia e se necessario, nei casi più gravi, psicofarmaci prescritti da un medico, complementari al un percorso psicoterapeutico”.

 

Lo stress è legato a disturbi psicologici? Se sì, quali?

“Lo stress è connesso ad una quantità di disturbi psicologici: disturbo da stress post-traumatico, disturbo acuto da stress, disturbi psicosomatici , (asma bronchiale, ipertensione arteriosa, colite, eczema cutaneo, alopecia psicogena, ulcera gastro-duodenale) depressione, disturbo bipolare, disturbi d’ansia, disturbi della sfera sessuale e disturbi dell’alimentazione (anoressia, bulimia).

Lo stress è uno dei molti fattori di rischio per la depressione e anche un fattore di rischio per i disturbi cardiovascolari. Inoltre lo stress provoca un aumento dell’attività del sistema ormonale che regola la secrezione di cortisolo. È possibile infatti che depressione e/o episodi maniacali ricorrenti, provocando un elevato accumulo di stress nel tempo, portino ad un esaurimento del sistema ormonale.

 

Sarà senza dubbio alto le stress per tutte le figure sanitarie in questo delicato periodo di emergenza da Covid-19.

“Un indagine della Statale, effettuata su 650 operatori sanitari (medici, infermieri, assistenti e tecnici di laboratorio) ha riscontrato che Il 40 per cento rientra nei criteri per una diagnosi provvisoria di Disturbo da stress post-traumatico. Come i reduci di una guerra. Come i sopravvissuti a una catastrofe naturale.

Le conclusioni di questa ricerca riportano che le donne hanno avuto una probabilità maggiore rispetto agli uomini di entrare in condizione di disturbo da stress post-traumatico; che la categoria più in crisi sono state le infermiere e le assistenti socio-sanitarie; che il personale di prima linea ha avuto un rischio doppio rispetto al resto.

Ecco chi si porterà dietro le ferite interiori più profonde, che allargano lo scenario rispetto alla conseguenze dirette della malattia già sopportate dal personale sanitario, con oltre 200 medici morti e più di 20 mila ammalati di coronavirus in tutta Italia. Sicuramente quando tutto questo finirà, chiunque lavori oggi in un ospedale avrà delle pesanti cicatrici dentro, queste sì paragonabili a quelle lasciate da una guerra, o da una catastrofe.

L’emergenza di sanità pubblica internazionale che stiamo vivendo può avere effetti duraturi sulla psicologia delle persone. In questa pandemia la situazione psicologica è fortemente determinata dall’impatto del cambiamento del mondo esterno: perdita del lavoro con conseguente peggioramento delle condizioni di vita, lutti da elaborare per la perdita delle persone care e relazioni sentimentali, amicali e professionali in grande trasformazione.

Il Disturbo da stress post-traumatico, come abbiamo detto precedentemente, è una forma di disagio mentale che venne studiata e codificata per la prima volta negli Stati Uniti, analizzando i disturbi nei reduci della guerra del Vietnam. La caratteristica principale è che la vittima rivive l’esperienza traumatica. Altri sintomi: difficoltà nel controllo delle emozioni, irritabilità, depressione, ansia, insonnia. Conseguenze che sono in qualche modo prevedibili nella situazione in cui hanno e stanno lavorando , oggi medici e infermieri, in tutto il mondo.

Il personale sanitario ha sperimentato condizioni di lavoro estreme, con sovraccarico di lavoro, esposizione al rischio di contagio, cambiamento nelle mansioni, pazienti in condizioni critiche, mancanza di supporto. A livello privato, non hanno avuto tempo di riposo o svago, e molti hanno rinunciato alla vita familiare per paura di diffondere il contagio.

Secondo una definizione del National Institute for Occupational Safety and Health: lo stress dovuto al lavoro può essere definito come un insieme di reazioni fisiche ed emotive dannose che si manifesta quando le richieste poste dal lavoro non sono commisurate alle capacità, risorse o esigenze del lavoratore.

Diverse patologie psichiche, come stress, ansia e panico, possono generarsi da un ambiente lavorativo poco sano e compromettono le risorse individuali. Per questo motivo chi si occupa di Risorse Umane è oggi chiamato più che mai a favorire la diffusione del benessere organizzativo, a motivare e a prevenire il senso di frustrazione.

Richieste eccessive e protratte nel corso del tempo sul posto di lavoro possono dare origine alla “sindrome del burn-out”, una vera e propria forma di esaurimento derivante dalla natura di alcune mansioni professionali. Il termine “burn-out” deriva dall’inglese e letteralmente significa essere bruciati, esauriti, scoppiati. Il termine è stato preso in prestito dal mondo dello sport, dove viene usato per indicare la condizione di un atleta che, dopo vari successi e nonostante la perfetta forma fisica, non riesce più a conseguire buoni risultati. La sindrome del burn-out è una malattia professionale e chi ne soffre può essere definito un “bruciato” dal troppo lavoro. Il soggetto colpito da burn-out manifesta alcuni sintomi, quali nervosismo, insonnia, depressione, senso di fallimento, bassa stima di sé, indifferenza, isolamento, rabbia e risentimento.

Concludendo, si può affermare che lo stress è una risposta psicofisica naturale e può avere la funzione benefica di attivare risorse e guidarci alla risoluzione di problemi. Tuttavia, nella nostra vita quotidiana sono numerose le fonti di stress e un’attivazione eccessiva per intensità e prolungata nel tempo può compromettere il nostro benessere.

Imparare a riconoscere lo stress è importante, così come apprendere alcune strategie che ci permettano di fare un passo indietro e non essere travolti da ciò che accade”.

 

Dott.ssa Serena Guerriero