ScopriMente. Gioco, cellulare e sesso: dipendenze quotidiane, spesso patologiche

“… Gioco d’azzardo, shopping, internet, sesso, lavoro, ma anche il telefono cellulare è diventata una dipendenza, un’abitudine compulsiva… Le nuove dipendenze o new addictions comprendono tutte quelle forme di dipendenza in cui non è implicato l’intervento di alcuna sostanza chimica…” Ne abbiamo parlato con la Psicologa e Psicoterapeuta Serena Guerriero per un nuovo appuntamento di “ScopriMente”, la rubrica di psicologia a cura del direttore di Irpiniatimes, la dottoressa Anna Vecchione.

 

New addictions: per la maggior parte delle persone queste attività rappresentano parte integrante della vita quotidiana, ma per alcuni individui possono assumere caratteristiche patologiche, fino a provocare gravissime conseguenze. Dottoressa, partiamo dalla dipendenza dagli acquisti…

Tale forma di dipendenza si basa sul desiderio morboso e irrefrenabile di acquistare oggetti inutili o superflui. Il denominatore comune degli acquisti di natura patologica sta nella tendenza ripetuta ad acquistare oggetti superflui o del tutto inutili, che spesso non riflettono i gusti abituali dell’acquirente, né tanto meno sono coerenti con le possibilità finanziare dello stesso, arrivando perfino a far andare in rosso i suoi conti economici. In letteratura si è soliti distinguere due forme principali di consumo patologico:

  • Consumopatia abusiva: la dedizione esagerata agli acquisti è un sintomo di un disturbo psichico di natura patologica, quale ad es: una depressione, un delirio schizofrenico o una demenza. L’eccesso negli acquisti, inteso come sintomo di un disturbo psichiatrico, ha un decorso parallelo a quello del quadro psichiatrico fondamentale. Quando quest’ultimo si attenua, la tendenza agli acquisti smisurati comincia a normalizzarsi e non esige, quindi, di alcun trattamento specifico.
  • Consumopatia da dipendenza: la dedizione esagerata agli acquisti è dovuta al mancato controllo dell’impulsività che si manifesta in due sequenze: in primo luogo, si riscontra la necessità irrefrenabile di acquistare un oggetto, accompagnata da un forte sentimento di ansia e irritabilità che aumenta se non viene effettuato l’acquisto, mentre, una volta aver dato briglia sciolta alla frenesia degli acquisti, si entra in uno stato di rilassamento piacevole, in seguito offuscato spesso dal senso di colpa; in secondo luogo, si rileva il ripetersi della necessità di fare acquisti dopo un periodo che può andare da alcune ore a varie settimane o mesi. Al momento dell’acquisto, il soggetto dipendente prova sensazioni acute di piacere, analoghe per alcuni aspetti a quelle prodotte dalla somministrazione di cocaina o di un narcotico a un tossicodipendente. La dipendenza dagli acquisti colpisce più frequentemente le donne piuttosto che gli uomini. La prevalenza femminile sarebbe dovuta a due fattori: primo, la maggiore predisposizione agli acquisti da parte delle donne, esposte di più all’influenza della moda, al capriccio del momento e al culto dell’immagine; secondo, la maggiore incidenza nelle donne dei fattori consumistici riguardanti la personalità, come il senso di solitudine e il basso livello di autostima. Le cause di tale forma di dipendenza, sia negli uomini che nelle donne, sono molteplici: senso di solitudine o di vuoto esistenziale e le forme di personalità impulsiva, narcisistica e insicura“.

 

…poi c’è la dipendenza dal gioco o gambling… 

“Il giocatore dipendente (gambler) è un appassionato al gioco che ha perso il controllo del suo impulso al gioco, per cui la sua passione volontaria si è trasformata in una necessità irrefrenabile. La dipendenza dal gioco è l’unica dipendenza legale senza uso di droghe riconosciuta ufficialmente dalla psichiatria americana come un’alterazione psichica originata dal disturbo del controllo degli impulsi. Quando il dipendente si abbandona al gioco, attraversa un momento di sommo piacere che può raggiungere il livello della sbornia o dell’estasi, causata dalla sensazione che il tempo si sia fermato e dal fatto che il soggetto esce da se stesso per entrare in uno stato di coscienza particolarmente alterato. L’impulso a giocare del gambler acquista un andamento progressivo e, a questo ritmo, il senso di colpa si nasconde dietro le razionalizzazioni, i ragionamenti apparentemente veri e ingannevoli. L’autoinganno si verbalizza in svariate forme: “Giocherò solo fino a tale ora e a tale momento”; “Dato che sto vincendo, devo continuare…devo approfittare della fortuna”; “Ora che sto perdendo non devo smettere…devo rifarmi”; “Non giocherò più”. Se il giocatore dipendente perde, tenta di continuare il gioco per riguadagnare i soldi persi, e, se vince, continua a giocare perché sente che è il suo giorno fortunato. In generale, il gambler aumenta il piatto più dopo aver perso, che dopo aver vinto, influenzato dal desiderio di recuperare il denaro. Quando il gambler tenta di rinunciare al gioco e di resistere all’impulso a giocare, cade in preda ad un profondo malessere in forma di ansietà o di irascibilità, associato a turbe vegetative e disturbi del comportamento che possono culminare in un atto suicida, preceduto o no da una sintomatologia depressiva. Lo stimolo che può scatenare l’impulso al gioco può essere un fattore esterno o circostanziale, come il luogo, l’ora o la situazione, oppure può essere un fattore interno o personale di tipo affettivo o cognitivo. In entrambi i casi, il gambler arriva alle stesse conclusioni: “Oggi mi sento fortunato, è il mio giorno”. 

 

Dottoressa, passiamo alla dipendenza da televisione, da computer da internet e da cellulare…

“La teledipendenza è sempre il frutto di un consumo eccessivo di televisione o di una fissazione anomala nei suoi confronti. Con il termine “consumo eccessivo” si intende la contemplazione regolare di una quantità eccessiva di televisione, mentre “fissazione anomala” sta ad indicare l’abitudine di guardare la televisione in condizioni del tutto sconsigliabili, per esempio in un atteggiamento silenzioso ed immobile, da soli o ignorando la compagnia di possibili persona presenti, ecc. Quindi, le due fonti principali della teledipendenza sono:

Teleabuso Contemplazione regolare di una quantità eccessiva di televisione;

Telefissazione Contemplazione della televisione da soli, in atteggiamento silenzioso ed immobile.

La diffusione della teledipendenza assume proporzioni assai vaste e ciò è dovuto al fatto che si abusa nel consumo di televisione e perché non si è ancora imparato a guardarla in maniera corretta. Esistono teleabusi a tutte le età, da quando si nasce fino a quando si muore. Il teleabuso provoca una specie di intossicazione cronica che trasforma gradualmente la mentalità del telespettatore che diventa passivo (con perdita di iniziativa, impulso e senso critico) ed apatico (con indifferenza e mancanza di motivazione), come se si trovasse al livello del nirvana di Buddha, dal quale esce ogni tanto con un’ondata di impulsività spesso interpretata come un comportamento violento. Il teleabusante si ritrova immerso in un mondo di profonda apatia con scoppi di violenza improvvisa. La caratteristica principale della telefissazione è l’assoluta immersione della mente del telespettatore nello schermo, in modo ripetuto o prolungato. Il suo effetto è un’intossicazione televisiva acuta che si riflette in uno stato mentale che oscilla tra l’ebbrezza o il trance estatico ricco di fantasie ed il vuoto tipico di una semiparalisi mentale. I fine settimana sono il momento privilegiato per combinare la telefissazione con una scorpacciata televisiva. Gli effetti di questa combinazione si fanno sentire il lunedì e il martedì manifestandosi in un’incapacità di fissare l’attenzione.

Relativamente alla dipendenza da computer, da cellulare  e da Internet, bisogna precisare che non tutte le persone che li usano ne diventano poi dipendenti. Nelle case, sul posto di lavoro e a scuola, milioni di persone ogni giorno spediscono le loro e-mail, ricercano dati per i loro studi e affari, si tengono aggiornati, ecc. Questo tipo di utente non resta alzato tutta la notte per colloquiare nelle chat line, né va a trucidare draghi nei giochi interattivi bensì continua aprestare attenzione alle relazioni che ha nella vita reale e non si sottrae ai suoi obblighi e alla sua responsabilità quotidiane. Eppure, ogni giorno un numero sempre maggiore di utenti e di loro familiari viene fuori con racconti angosciosi di vite sfuggite a ogni controllo. Per queste persone, il solo fatto di digitare la propria password ha dato origine a una serie di grossi problemi nel momento in cui sono arrivati a considerare Internet non come uno strumento tecnologico, ma come una tentazione tecnologica. La maggior parte degli studi condotti sull’argomento hanno dimostrato che:

  • molti Internet-dipendenti avevano già significativi problemi emotivi o psichiatrici ancora prima di essersi mai collegati alla rete;
  • molti Internet-dipendenti sono ex alcolisti o ex tossicodipendenti;
  • gli uomini e donne fanno uso del mondo on line in modo molto diverso: i primi sono più orientati verso le fonti di informazione, giochi interattivi di tipo aggressivo, spazi chat sessualmente espliciti e cyberpornografia, le seconde prediligono le chat room per allacciare amicizie che diano qualche tipo di sostegno, per cercare un’avventura romantica o per lamentarsi dei mariti. Le donne, inoltre, vivono con sollievo il fatto che nessuna persona incontrata in Rete possa conoscere il loro aspetto fisico;
  • molti Internet-dipendenti adottano in Rete personalità diverse;
  • è sbagliato credere che tutti gli Internet-dipendenti siano timidi, molti di loro sono infatti estroversi e sicuri di sé;
  • tra gli Internet-dipendenti la negazione del problema è molto diffusa, come peraltro lo è per qualunque tipo di dipendenza. I danni più frequenti provocati da tale tipo di dipendenza sono:

 

…E la dipendenza sessuale?

“Il dipendente sessuale instaura una relazione distorta con la realtà, in grado di modificargli l’umore con le cose e con le persone. Progressivamente, passa attraverso fasi nelle quali si ritira dagli amici, dalla famiglia e dal lavoro. La sua vita segreta diviene più reale di quella pubblica, sebbene a causa di questa doppia identità sperimenti potenti sentimenti di vergogna. Un elemento essenziale della sanità è essere radicati nella realtà; dunque nella misura in cui il dipendente distorce la realtà, la dipendenza sessuale diviene una forma di malattia. La nozione di dipendenza sessuale a volte è confusa con la normale positiva, piacevole ed intensa sessualità goduta dalla popolazione normale o con la semplice alta frequenza dei rapporti sessuali. Alcune persone vivono degli eccessi sessuali, ma sono in grado di controllarli e dir loro di no. I dipendenti sessuali, invece, hanno perso il controllo sulla loro capacità di dire no. Il loro comportamento sessuale è parte di un ciclo di pensieri, sentimenti ed azioni che non possono più controllare. Invece, di gustarsi il sesso come una fonte di piacere, queste persone si relazionano al sesso per confrontarsi con il dolore, prendersi cura di sé, rilassarsi dallo stress. Tale ossessione trasforma il sesso nella relazione primaria per la quale tutto il resto viene sacrificato, inclusi la famiglia, gli amici, la salute, la sicurezza ed il lavoro. Inevitabilmente, l’euforia prodotta dall’atto sessuale dura tanto quanto il rito sessuale. Mentre per i tossicodipendenti o gli alcolisti l’euforia svanisce lentamente man mano che la droga svanisce dal loro corpo, i dipendenti sessuali si sentono inebetiti, tristi, in colpa subito dopo l’evento sessuale. Cessato l’orgasmo, queste persone sperimentano sentimenti di intensa disperazione e di odio nei propri confronti. La pressione esercitata dai loro pensieri negativi e i sentimenti di rimorso, vergogna e odio nei propri confronti li portano al punto dove il sollievo è assolutamente necessario. La dipendenza sessuale è una relazione malata con il sesso, che ha lo scopo di permettere alla persona di alleviare lo stress, di fuggire dai sentimenti negativi e dolorosi e dalla relazioni intime che non è capace di gestire”.

 

 Qualcuno ha anche la dipendenza dal lavoro…

“La dipendenza dal lavoro costituisce una delle forme di dipendenza lecita senza uso di droghe. In realtà tale forma di dipendenza non è poi così recente dato che la sua presenza si registrava già 50 anni fa. La novità rappresentata dagli ultimi tempi è che mentre una volta era una forma di dipendenza tipicamente maschile, la dipendenza dal lavoro oggi colpisce con una certa frequenza anche le donne. Il dipendente dal lavoro avverte la forte necessità di dedicare la sua vita ed il suo tempo al lavoro a costo di ridurre o eliminare del tutto la sua vita familiare e personale. Il dipendente vive per il suo lavoro e si sente desolato, vuoto, angosciato o irritabile quando ne è lontano, come succede in un giorno festivo e nei fine settimana. Pensa giorno e notte al lavoro, si sforza di trovare soluzioni ai problemi dell’azienda, che siano reali o immaginari, ha incubi su supposti errori commessi sul lavoro e fantastica sul migliore dei modi per affrontare il capo. L’elemento della vita che generalmente si altera più precocemente a causa della dipendenza dal lavoro è la vita familiare (mancanza di comunicazione tra i familiari, atteggiamento autoritario e spesso arrabbiato)”.

 

Chiudiamo con la dipendenza affettiva…

Tale forma di dipendenza colpisce soprattutto le donne, le cosiddette donne che amano troppo. Con questo termine ci si riferisce a donne di tutte le età e di tutte le estrazioni sociali che, cresciute con la convinzione che donna significhi dare, sono incapaci di volersi bene. Donne che, insicure e bisognose di conferme, vivono la dipendenza d’amore affidando ad altri il compito di renderle felici. Donne fragili che, alla continua ricerca di un amore che le gratifichi, si sentono inadeguate, insomma donne che hanno difficoltà a prendere coscienza di loro stesse e del loro diritto a stare bene. Nelle relazioni affettive, queste persone elemosinano attenzioni e continue conferme poiché tutto ciò aiuta a contrastare e neutralizzare il profondo senso di impotenza, disagio e vuoto affettivo che avvertono intensamente a livello personale. Del resto, la dipendenza è un processo estremamente affascinante, caratterizzato dall’accumulo di promesse false e vuote: la falsa promessa di sollievo, la falsa promessa di sicurezza emotiva, la falsa sensazione di realizzazione e di soddisfacimento e la falsa capacità di entrare in contatto in modo autentico con il mondo. Donne che non hanno ancora imparato che amarsi è non amare troppo, che amarsi è poter stare in una relazione senza dipendere e senza elemosinare attenzioni e continue richieste di conferme”.

dott.ssa Serena Guerriero