Scoprimente, dott.ssa Guerriero: “Disturbi alimentari, l’età di esordio è tra i 10 e i 30 anni”

Per un nuovo appuntamento di “ScopriMente”, la nuova rubrica di psicologia a cura del direttore di Irpiniatimes, la dottoressa Anna Vecchione e della Psicologa e Psicoterapeuta Serena Guerriero, parleremo di “Disturbi Alimentari”.

 

Disturbi alimentari: quali motivazioni spingono una ragazza a rifiutare il cibo?

“Il cibo, fin dalla nascita, è strettamente mescolato all’esperienza di rapporti interindividuali ed emotivi, e non è possibile distinguere rigorosamente tra i suoi aspetti fisiologici e psicologici. Non esiste società umana che tratti il cibo razionalmente in rapporto all’ambiente, in cui cioè si mangi unicamente in base alla disponibilità, alla commestibilità e al valore nutritivo degli alimenti. I disturbi del comportamento alimentare rappresentano un problema grave e diffuso soprattutto tra le adolescenti e le giovani donne. La prevalenza dei disturbi del comportamento alimentare è significativamente maggiore nei paesi industrializzati. L’età di esordio è tra i 10 e i 30 anni;  l’età media d’insorgenza è 17 anni. Nel passato le classi sociali maggiormente interessate dal disturbo erano quelle medio-alte, negli ultimi decenni si sono diffusi equamente in tutti gli strati sociali. Da una maggiore frequenza di anoressie restrittive negli anni sessanta si passa nei decenni successivi ad un aumento significativo dei disturbi bulimici. Il disturbo alimentare, può essere paragonato come un disturbo di Identità, un tentativo di padronanza e di controllo dei conflitti, delle richieste ed aspettative da parte dell’esterno, del disagio emotivo, dei sentimenti di insicurezza e di inadeguatezza. La vittoria contro la fame, per alcune ragazze che soffrono di questo disturbo, può rappresentare un  segnale di potenza e di forza, la perfezione fisica come realizzazione di sé e rappresentazione del proprio valore; l’ abbuffata come induzione di uno stato alterato di coscienza e l’abbuffata e vomito come aree di autonomia e solitudine dove poter essere deboli e veramente “sé stessi”. Il riempimento attraverso il cibo può essere indicatore come “riparazione” del vuoto affettivo e relazionale, invece il rifiuto del cibo come tentativo di definizione dei propri confini, come risposta alle richieste dell’esterno vissute come intrusioni. Importante soffermarsi anche sugli aspetti sociali, implicati nell’abuso della funzione alimentare:

– mutamento del ruolo femminile. Le donne si trovano a lottare per raggiungere un equilibrio tra i nuovi ideali di successo e le aspettative tradizionali sul loro ruolo;

– preoccupazione per l’aspetto esterno e l’immagine del corpo associata al sorgere di una moda di massa e del consumismo;

– preoccupazioni culturalmente diffuse per il controllo del peso e l’obesità, che sembrano caratteristiche particolari delle società industriali.

Infine chi soffre di questo disturbo, ostenta la magrezza come trionfo per il raggiungimento di una meta e di un valore condiviso socialmente ideale di perfezione fisica, segnale di forza di volontà e di controllo degli impulsi. Le difficoltà che vi sottendono possono essere più o meno gravi, di conseguenza questi disturbi possono essere collocati nell’ambito di una violenta, ma passeggera, crisi adolescenziale, oppure tendere a strutturarsi in una patologia. Come gli altri comportamenti problematici che si manifestano in adolescenza (abuso di sostanze, tentati suicidi, fughe..) segnalano la necessità di scaricare attraverso un’azione ciò che non può essere detto o pensato”.

 

La differenza tra anoressia e bulimia e il punto in comune­…

“E’ stato osservato che gli equilibri che la ragazza/o anoressica cercano di raggiungere tramite il controllo del cibo e della fame mirano al superamento di ogni forma di dubbio, di debolezza e di conflitto (che sono invece parte della dimensione umana). Il desiderio centrale è quello di non avere bisogni, questo dovrebbe rendere perfetti e liberi da qualsiasi forma di “ricatto” o “attrattiva” da parte dell’ambiente.  Le caratteristiche principali dell’ ANORESSIA NERVOSA sono:

– Rifiuto di mantenere il peso corporeo al di sopra o al peso minimo normale per età e statura.

– Intensa paura di acquistare peso o di diventare grassi, anche quando si è sottopeso.

– Alterazione del modo in cui il soggetto vive il peso o la forma del corpo, o eccessiva influenza del peso e della forma del corpo sui livelli di autostima, o rifiuto di ammettere la gravità dell’attuale condizione di sottopeso.

– Nelle femmine vi è la presenza di amenorrea, cioè assenza di almeno 3 cicli mestruali consecutivi.

Mentre le caratteristiche principali della BULIMIA NERVOSA:

-Ricorrenti abbuffate. Un’abbuffata è caratterizzata da:

  1. mangiare in un definito periodo di tempo [es. due ore], una quantità di cibo significativamente maggiore di quello che la maggior parte delle persone mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili;
  2. Sensazione di perdere il controllo durante l’episodio [es., sensazione di non riuscire a smettere di mangiare o a controllare cosa e quanto si sta mangiando]

-Ricorrenti ed inappropriate condotte compensatorie per prevenire l’aumento di peso, come vomito autoindotto, abuso di lassativi, diuretici, enteroclismi o altri farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo.

Le abbuffate e le condotte compensatorie si verificano entrambe in media almeno 2 volte alla settimana, per 3 mesi.

I livelli di autostima sono indebitamente influenzati dalla forma e dal peso corporei.

L’anoressia e la bulimia sono comunque facce della stessa medaglia (a volte si assiste al passaggio da un disturbo all’altro) distinte fondamentalmente dal livello di rigidità e di controllo che l’adolescente subisce ed esercita sul cibo: nella ragazza bulimica le spinte ad abbuffarsi superano i meccanismi difensivi ben presenti nella ragazza anoressica.
Chi vive gli impulsi bulimici è più a contatto con i propri vissuti di vuoto profondo, causati dall’avidità insoddisfatta. Nei momenti in cui questi vissuti sono più presenti, la ragazza (o molto più raramente il ragazzo) è spinta ad ingerire enormi quantità di cibo nel tentativo disperato di riempire questo vuoto. La sensazione di pienezza provocata dal cibo rappresenta un tentativo estremo di accaparrarsi tutto l’amore del mondo: ogni boccone assume il significato di una richiesta d’aiuto, di una domanda d’amore, una domanda senza fine che sfocia nelle abbuffate. Successivamente si rende conto di aver riempito solo il corpo e allora il cibo ingerito diviene presto un pieno intollerabile. Liberarsi del cibo si associa (al pari del rifiuto del cibo della ragazza anoressica) ad una sensazione di onnipotenza, di controllo sulla realtà, controllo di cui si necessita per supplire proprio alla sensazione di non averlo o di stare pericolosamente per perderlo. Per inquadrarla in termini evolutivi sembra che nella storia di queste ragazze si evidenzi la difficoltà a separarsi dalla madre: l’ingestione di cibo rappresenta il desiderio di fusione simbiotica con la madre e l’espulsione di cibo un tentativo di separarsi da lei. Cercando di mantenere un controllo sul cibo si esercita la sensazione di mantenere un controllo sulla propria identità che si ricerca ma che allo stesso tempo si percepisce come molto difficile da integrare”.

 

Che bambine sono state le ragazze con disturbi alimentari?

“Le origini evolutive dell’anoressia nervosa sembrano derivare da una condizione per la quale, le bambine/i prima e le  ragazze/i poi, non imparano ad identificare i propri stati interiori e faticano a raggiungere un’adeguata autonomia. La bambina piccola a causa di questa carenza di fiducia in sé e nei propri mezzi, cercherà di essere perfetta così che la madre non l’ abbandoni, ma l’assunzione di questo ruolo porterà nel corso degli anni a sentimenti di risentimento e quindi ad una ribellione totale, tramite la quale la ragazza cerca di affermare in qualche modo il suo vero sé per lungo tempo sopito. Ma questo viene purtroppo realizzato tramite il rifiuto del cibo che rappresenta il tentativo di negare il proprio bisogno della madre e del suo nutrimento, di cui si è in realtà molto avidi, affermando cosi la propria autosufficienza tramite il controllo ossessivo della propria alimentazione e del proprio peso.  Qualunque atto di ricevere cibo o amore mette le ragazze direttamente a confronto con i propri bisogni, che loro sentono corrispondere alla perdita dell’autonomia, e le mettono di fronte alla loro dipendenza: per cui la soluzione sta nel non ricevere niente da nessuno.
Il bambino, inoltre è costantemente influenzato dagli atteggiamenti che gli altri hanno verso il suo corpo e le sue parti di esso.  Dentro questa cornice relazionale il bambino svilupperà un insieme di valori positivi o negativi attraverso i quali connotare e definire il proprio corpo. Successivamente sarà altrettanto fondamentale l’influenza degli atteggiamenti della società verso il corpo, i criteri estetici e gli ideali di perfezione. L’immagine del corpo non corrisponde alla riproduzione fedele del nostro aspetto fisico ma è la risultante dell’interpretazione soggettiva dell’individuo. Il corpo è al centro della maggior parte dei conflitti dell’adolescente. La trasformazione morfologica della pubertà e l’irrompere della maturità sessuale influenzano enormemente l’immagine corporea dell’adolescente. I modelli ideali e gli stereotipi veicolati dal contesto culturale di appartenenza contribuiscono alla modulazione dell’immagine corporea e alla soddisfazione/insoddisfazione per il proprio aspetto. Molto importante è una buona sintonizzazione della madre con i segnali del bambino per lo sviluppo della capacità di individuare i propri bisogni biologici e rispondere ad essi in modo adeguato. La madre esprime il concetto che ha del proprio bambino attraverso la maniera di alimentarlo. I disturbi del comportamento alimentare appaiono come il risultato di uno sviluppo adolescenziale in cui non è stato possibile far fronte alle richieste evolutive di questo periodo e sviluppare un’identità e un senso di capacità personale chiaramente definiti.

 

Dai disturbi alimentari si può guarire…

“L’importante è chiedere subito aiuto ed intervenire tempestivamente, affidandosi ai medici, terapeuti ecc.
Fondamentale è sottolineare che questi disturbi spesso necessitano di un intervento medico-specialistico (a volte si rende necessaria l’ospedalizzazione), si può senza dubbio affermare che un trattamento fondamentale per i disturbi alimentari è soprattutto la psicoterapia. L’obiettivo della terapia,  è quello di trovare le ragioni nascoste dietro al sintomo (disturbo alimentare). L’elemento che rende articolata la cura con queste ragazze è la contraddizione fra il rifiuto del corpo da un lato e la concentrazione ossessiva su di esso dall’altro, che inganna gli adulti che se ne prendono cura, inducendoli a concentrarsi sugli aspetti del peso e del comportamento alimentare e facendo rimanere così in secondo piano i sentimenti e gli affetti. Probabilmente per questa ragione che le adolescenti in genere rifiutano o diffidano dell’aiuto offertogli, presagendo che lo scopo sia quello di “farle ingrassare”. E’ necessaria in questi casi una forte competenza specialistica, che permetta all’esperienza di approfondire le aree che vengono opportunamente mascherate ed evitate dalla ragazza, pena il fallimento terapeutico. Se la forma è avanzata è necessario un lavoro di equipe che comprenda le figure di medico, psichiatra, nutrizionista, etc. Fra queste figure professionali, lo psicoterapeuta assume un ruolo particolarmente delicato in quanto chiamato a identificare le cause remote dei sintomi. Bisogna tenere presente che la guarigione, anzi il cambiamento che porta alla guarigione, avviene  infatti soprattutto tramite la modificazione del mondo psicologico dell’adolescente. Attraverso una buona relazione terapeutica e la ristrutturazione dei modelli relazionali, il cibo e il corpo vengono a perdere il loro valore simbolico di catalizzatore delle emozioni.
I colloqui mirano ad avvicinare l’adolescente al proprio mondo interno in un clima di accoglimento e di comprensione che permetta di cogliere il proprio modo di essere in rapporto con gli altri, e di liberare le energie (imprigionate in digiuni o abbuffate) impiegandole in investimenti più creativi capaci di rimettere in moto la vita psichica.
E’ inoltre molto importante collaborare con la famiglia che affronta quotidianamente tale disagio. L’obiettivo è quello di aiutare a promuovere una distanza appropriata fra le generazioni e stimolare una realizzazione personale dell’adolescente. Non meno importante è l’aiuto ai genitori che si trovano ad essere spettatori, con grandi sentimenti di impotenza, frustrazione inutilità e rabbia, del processo autodistruttivo della figlia, la quale sembra consumarsi lentamente sotto i loro occhi. Oltre al percorso individuale della ragazza/o, si rende utile in molti casi affiancare colloqui in cui tutti i componenti della famiglia siano presenti. Questi è un punto cruciale della psicoterapia con gli adolescenti che presentano disturbi del comportamento alimentare, utile per sciogliere i nodi relazionali e favorire la comunicazione fra i membri della famiglia. Spesso i disturbi alimentari scaturiscono da dinamiche interpersonali che si incastrano con quelle intrapsichiche (particolarmente complicate in adolescenza) scatenando il disturbo”.