Scoprimente, Disturbo Borderline: il filo invisibile dell’instabilità

Per un nuovo appuntamento di “ScopriMente”, la rubrica di psicologia a cura del direttore di Irpiniatimes, la dott.ssa Anna Vecchione e della Psicologa e Psicoterapeuta dott.ssa Annalisa de Falco, parleremo di “Disturbo borderline di personalità”.

 

Dottoressa, cos’è il disturbo borderline di personalità?

“Ad inizio Novecento fu usato per la prima volta il termine “bordeline” al fine di inquadrare quei soggetti che pur presentando sintomi simili alla nevrosi grave e alla psicosi, non appartenevano, però a tali categorie di patologie. Attualmente definiamo borderline un disturbo di personalità che si presenti con modalità tipiche con cui un individuo si comporta e si relaziona con l’esterno. Qualora tali modalità risultino fisse, stereotipate e non adattive alle condizioni ambientali, provocano disfunzioni psico-sociali e costituiscono un vero e proprio disturbo di personalità.

È il disturbo di personalità con il più alto grado di diffusione nella popolazione generale. Colpisce più frequentemente le donne che gli uomini; in questi ultimi prevale il disturbo antisociale, mentre nelle donne è spesso presente un disturbo alimentare. Si è constatato che nei parenti di primo grado di un soggetto con Disturbo Borderline vi è un maggior rischio di sviluppare un Disturbo Depressivo Maggiore, uso eccessivo di alcol e abuso di sostanze. I soggetti borderline ricorrono sovente a pensieri o progetti autolesionisti o suicidari. Le cause del Disturbo Borderline vanno ricercate in fattori genetici e neurobiologici, ma per il suo sviluppo concorrono certamente traumi e comportamenti disfunzionali ambientali vissuti.   

Il più delle volte la diagnosi arriva prima dei 40 anni, dal momento che tali soggetti si rendono conto di avere profonde difficoltà ad affrontare le scelte normali di vita, come quelle lavorative o affettive.  

Il decorso del disturbo è tipicamente cronico, lento, con ricorrenti o brusche riaccensioni di fenomeni di instabilità affettiva e di impulsività”.

 

 

Parliamo della sintomatologia…

“Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM-5) il Disturbo Borderline di personalità è caratterizzato da una modalità di pensiero e di comportamento basato sull’instabilità delle relazioni interpersonali, dell’immagine di sé, dell’umore e su una marcata impulsività.

I sintomi riguardano: 1) azioni messe in atto al fine di evitare un abbandono reale o anche immaginario. Questi individui risultano essere particolarmente sensibili alle circostanze esterne, non amano i cambiamenti che si possono inevitabilmente verificare e, qualora dovessero ravvisare un abbandono anche solo temporaneo, possono esplodere in crisi di rabbia incontrollata. Di regola non vogliono mai stare da soli sicché avere compagnia, per loro, diventa una necessità. 2) le relazioni interpersonali sono intense, ma instabili, con alternanza di idealizzazione e svalutazione dell’altro. Tendono ad iniziare un rapporto collaborativo, affettivo o amoroso con eccessivo entusiasmo e trasporto, ma possono passare rapidamente a svalutare l’altro qualora non si sentissero accuditi. Tendono ad occuparsi degli altri al fine di essere ricambiati nelle loro necessità. 3) alterazione dell’identità con una percezione di sé improntata ad una profonda e persistente instabilità. Ciò si esprime attraverso continui e repentini cambiamenti di opinioni su persone, su progetti, su preferenze amorose. Possono diventare vendicativi nei confronti di persone che non rispondono alle loro richieste di aiuto. La consapevolezza di essere pericolosi, però, può sfociare in una sensazione di nullità, qualora percepiscano l’assenza di una relazione sincera. 4) condotta impulsiva in almeno due aspetti potenzialmente dannosi per il soggetto come potrebbero essere, per esempio, spese folli, sesso estremo, abuso di sostanze, guida spericolata, grandi abbuffate. 5) comportamenti ricorrenti autolesionisti o minacce e progetti suicidari, che inducono il soggetto, spesso, in terapia. 6) instabilità dell’umore con crisi di ansia o di irritabilità, che possono durare da poche ore fino ad alcuni giorni, con conseguente instabilità affettiva. Di solito tali sintomi sono la conseguenza di una esagerata reattività dell’individuo a stress interpersonali e raramente vengono alleviati da periodi di benessere o soddisfazione. 7) Sentimenti cronici di vuoto. La noia è una costante compagna di vita di questi soggetti, che, pertanto, sono alla continua ricerca di una occupazione. 8) rabbia incontrollata ed estrema che li porta a frequenti eccessi di ira. 9) Ideazione paranoide transitoria associata ad una reale o immaginaria perdita dell’altro”.

 

Cosa fa un borderline durante una crisi?

“Durante una crisi il soggetto affetto da un Disturbo Borderline di personalità, presenta scivolamenti psicotici. E’ in preda ad ideazioni paranoidee, mette in atto gesti autolesionisti o suicidari, compie azioni aggressive ed impulsive. Ciò che differenzia l’aspetto borderline è la finalità relazionale. Tutte le azioni hanno lo scopo di attirare l’attenzione per cercare di evitare un abbandono reale o immaginario, di tollerare l’angoscia, di legare l’altro a sé. Il Disturbo Borderline presenta delle affinità con la nevrosi; infatti il soggetto è preda di fobie, di crisi di ansia, di attacchi di panico. Spesso presenta disturbi psicosomatici, disturbi alimentari, come bulimia o anoressia, alcolismo, dipendenza da sostanze, depressione. Quest’ultima si differenzia da quella classica per la presenza di sensazioni di vuoto e di solitudine, alternati a rabbia, privi, però, del sentimento di colpa che caratterizza la depressione maggiore. Il soggetto con questo disturbo, spesso, non finalizza i progetti; ad esempio, non si diploma abbandonando la scuola nell’ultimo anno, interrompe una relazione che sta diventando stabile. L’origine di tale comportamento è da ricercare nelle storie infantili di abuso fisico, l’incuria o la perdita precoce di un genitore”.

 

Come si comporta un borderline nei vari contesti sociali? Amicizia, rapporto di coppia, ecc—

“Si ritiene che alla base del Disturbo Borderline di personalità ci sia un rapporto madre-figlio improntato alla discontinuità a all’incostanza. Il comportamento materno si alterna dall’accudimento emotivo all’abbandono, senza mai creare una sensazione costante e profonda di sostegno ai bisogni reali del figlio. Tale mancanza di continuità nel rapporto crea nel bambino una sensazione di vuoto accompagnato da una radicata angoscia abbandonica, che, nell’età adulta lo porterà a strutturare relazioni carenti e possessive. Quest’ultime, inoltre, saranno scialbe e deboli, mancano di empatia perché il soggetto borderline tende ad interpretare in modo distorto il comportamento altrui. Le sue relazioni sociali, infatti, spesso tendono a diventare esagerate, instabili o stereotipate. Vivono perennemente nel conflitto tra il bisogno di dipendenza e il desiderio di autonomia con sentimenti di sfiducia e rabbia verso gli altri.

La figura paterna appare sbiadita, sempre in sottofondo, incapace di compensare le carenze emotive della made. Nelle famiglie in cui è presente una patologia borderline regna l’instabilità; si passa dall’ indifferenza all’amore con conseguenti scontri e litigi tra i componenti del nucleo familiare. Non si assiste mai ad una assenza fisica dei genitori, bensì, ad una carenza emotiva costante e coerente. L’attenzione materna è concentrata su di sé lasciando il figlio in preda all’umore altalenante. Ne deriva una sensazione di angoscia e rabbia profonda che l’individuo adulto non riesce a tollerare e che lo inducono in comportamenti o relazioni affettive devastanti e deludenti. Il soggetto borderline è stato un bambino che ha vissuto costantemente emozioni contraddittorie in epoca precoce sentendosi di volta in volta “in o out” al rapporto materno, con una figura paterna carente”.

 

Come avviene la diagnosi e qual è il trattamento?

“Il soggetto affetto da Disturbo Borderline di personalità si rivolge alla psicoterapia qualora si rende conto del vuoto emotivo che domina la sua esistenza. Dai primi colloqui emerge una divisione delle rappresentazioni di sé e degli altri con, da una parte, il timore della dipendenza, dall’altra, il desiderio di appoggiarsi a qualcuno; desiderio di contenere gli stati depressivi, i sentimenti cronici di vuoto ed insoddisfazione, le crisi di ansia ed un’impulsività marcata con la quale il paziente tende a scaricare le tensioni a cui è sottoposto.  La psicoterapia individua, ad ogni fase evolutiva, la difficoltà a separarsi e l’incapacità a tollerare il distacco. Ne deriva, durante le scuole primarie, una difficoltà di attenzione, di concentrazione, crisi di collera e non osservanza delle regole e, durante l’adolescenza, crisi profonde che coinvolgono i rapporti interpersonali, familiari ed amicali.   

La terapia si pone l’obiettivo di far elaborare le emozioni e limitare l’impulsività. La necessità di una stabilità terapeutica nasce dalla fragilità psichica del borderline che tende all’angoscia e al dolore per conflitti antichi mai risolti. Il terapeuta attua una funzione regolatrice calmante e, insieme al paziente, imposta un percorso di trattamento cercando di impedire sia l’idealizzazione che la svalutazione del terapeuta stesso. In caso di tendenze suicide il terapeuta chiarirà che potrebbe essere necessario un ricovero in strutture adeguate per controllare i suoi impulsi. Può rendersi necessario anche un supporto farmacologico da affiancare al programma psicoterapeutico. Molto spesso i soggetti borderline investono la figura dell’analista da un lato creando una vicinanza, dall’altro attaccando il suo ruolo, la terapia o il terapeuta stesso. Non c’è un investimento affettivo, piuttosto solo funzionale. Il soggetto borderline mette in atto manipolazione, richiesta perentoria di attenzione, amore ed esclusività, rifiuto, distruttività.

Bisogna tener conto del fatto che molti pazienti borderline possono decidere di aumentare o ridurre le dosi di un farmaco in base a come si sentono durante la giornata. È necessario, quindi, stabilire un’alleanza anche su questo punto incoraggiando il paziente a consultare lo psichiatra prima di modificare o sospendere un trattamento farmacologico.

Sembrerebbe che i pazienti trattati con terapia dinamica per un periodo di tempo prolungato abbiano miglioramenti significativi, evitando l’utilizzo sproporzionato dei farmaci e i continui ricoveri psichiatrici. Anche la terapia familiare risulta efficace, in quanto può aiutare a collaborare al trattamento del disturbo, alla gestione della rabbia attraverso interventi psicoeducativi o terapie di gruppo”.

 

Contatti dott.ssa Annalisa de Falco – 333 766 9118.