Scopriamo l’Irpinia/Fontanarosa, la Torre Civica e il Santuario di Maria SS. Della Misericordia

Il Santuario di Santa Maria della Misericordia, anticamente noto come Chiesa di Santa Maria del Pozzo, deve la sua fondazione a un’antica leggenda del luogo. Esistono due versioni di tale leggenda. Secondo la prima, in un giardino vi era un pozzo ed accanto ad esso un grosso sambuco. Un giorno una ragazza vide su quell’albero una maestosa immagine della Madonna. Corse ad avvertire la gente e l’arciprete che decisero di prelevare l’immagine e di porla nella principale chiesa parrocchiale del paese. Il giorno seguente non vi trovarono più quell’immagine che invece era di nuovo sul sambuco. L’arciprete riportò l’effigie nella chiesa ma il giorno dopo quest’ultima fu nuovamente rinvenuta sul luogo d’origine.

Tale fatto si ripeté per tre volte; era fin troppo chiaro che la Madonna desiderava essere venerata in quel luogo e perciò lì bisognava costruire una chiesa. Un’altra versione della leggenda afferma che, in un tempo in cui ci fui una spietata lotta contro il moltiplicarsi delle immagini sacre, i fedeli nascosero la prodigiosa statua della Madonna da essi venerata in un pozzo sito in un luogo impensabile, che oggi si addita proprio alle spalle della chiesa, ma non nell’acqua, bensì nella parte superiore, ben mimetizzata. Poi, dopo che se ne era persa la memoria, fu miracolosamente ritrovata e le fu edificata una chiesa proprio lì vicino. Per quanto riguarda la struttura della Chiesa, dai recenti lavori di restauro, sono apparse tracce della presenza di un’altra chiesa, precedente all’attuale e molto più piccola. Essa risaliva al XI-XII secolo e doveva avere una sola porta d’ingresso su una facciata e all’interno una sola navata, senza pilastri. Nel corso dei secoli è stata ricostruita due volte: una volta nel 1456, a causa di un terremoto; un’altra, nel 1700-1731, per migliorarne le condizioni estetiche e strutturali, in seguito anche ai disastrosi terremoti del 1688, 1694 e 1702. Nel 1700 fu aperta la “porta nuova”, attuale porta d’ingresso alla Chiesa.

Tali lavori conferirono alla chiesa un nuovo aspetto che ancora oggi conserva: fu notevolmente ampliata mediante l’aggiunta di altre due navate, separate da due colonnati; la facciata fu arricchita e abbellita; fu costruito il coro, disposto nell’attuale abside; fu dotata di opere pittoriche di pregevole valore artistico; la nicchia fu rivestita di pregiati marmi ad opera degli artisti napoletani Gabriele Del Caiso e Generoso Salvatore. La consacrazione della nuova chiesa avvenne il 16 aprile 1731 mediante un’imponente cerimonia presieduta del vescovo Monsignor Giovanni Paolo Torti Rogadei (1726-42).

Infine ulteriori lavori di restauro si devono a Don Gennaro Penta, nel 1903-04, con la decorazione dei soffitti della navata di destra (si ricordano gli affreschi: Trionfo dell’Eucaristia e l’Agnello immacolato, ad opera dell’artista napoletano B. Rinaldo) e della navata centrale (l’Assunta del decoratore Chiambrianti). Volendo compiere un’analisi strutturale di come si presenti la Chiesa oggi, possiamo dire che l’edificio è diviso in tre navate, quella centrale risulta essere più grande di quelle laterali e un’antica balaustra in marmo chiaro la divide dall’altare maggiore. Quest’ultimo risale al 1726 ed è realizzato in marmo di diversi colori, sapientemente accostati e intarsiati.

La chiesa ospita altri sei altari, tre per ogni navata laterale, eretti nel corso del tempo per volontà di alcune famiglie aristocratiche del paese. Quelli più antichi e di maggior valore artistico sono posti nella navata di destra, tutti dedicati alla Madonna. Partendo dall’ingresso, il primo altare che si incontra è detto “Della Madonna di Costantinopoli” e risale agli inizi del 1600. La base, in pietra e in marmo di vari colori, è sormontata da un quadro di notevoli dimensioni raffigurante la Madonna che porge il Bambin Gesù a Sant’Antonio e San Giuseppe. Il popolo devoto, che anticamente si fermava in preghiera inginocchiato al suo cospetto, chiedeva grazie e intercessioni ora all’uno e ora all’altro Santo. Il secondo altare, detto “Trittico della Candelora”, è interamente in legno stuccato e risale al XVII secolo. È costituito da tre nicchie che alloggiano, al centro, la Madonna della Vittoria, a destra Sant’Antonio e a sinistra San Biagio.

Il terzo altare è detto “Della Madonna degli Angeli”, sormontato da un grandioso dipinto dell’artista napoletano Arnaldo De Lisio, risalente ad inizio ‘900. I tre altari sulla sinistra sono certamente meno antichi di quelli appena descritti e meno preziosi per fattura e valore artistico. Il primo altare è dedicato a Santa Filomena; è assai recente e presenta una statua della Santa, seduta e pensosa. Il secondo altare in passato era dedicato alla Madonna del Rosario e ospitava un quadro con la Madonna che libera dal fuoco del Purgatorio. Poi, nel 1700, custodì la statua della Madonna del Rosario, preziosa e bellissima, che ora è collocata nella chiesa propria della confraternita attigua al Santuario.

Oggi presenta tre nicchie ed è detto “Della Madonna d’Aprile”, perché in quella centrale signoreggia, agile, snella ed elegante, la statua della Madonna detta appunto “Di Aprile”, che abitualmente viene trasportata in processione in sostituzione di quella assai delicata della Misericordia. La fanno da vedette, a destra e sinistra, San Vincenzo e San Lorenzo. L’ultimo altare è dedicato a Sant’Alfonso Maria de’ Liguori; questi era un santo molto amato dal popolo locale che ne conosceva bene ogni particolare della sua vita, cantando con passione i suoi inni sacri. L’opera di maggior valore custodita all’interno della Chiesa è sicuramente la statua della Madonna della Misericordia. Risalente al 1100, è interamente fatta di stucco, risultante perciò fragile e delicata. I colori originali sono andati perduti ma l’immagine, così realistica e umana, conserva ancora intatta tutta la sua bellezza e il suo fascino. È collocata in un’artistica nicchia di marmo posta sull’altare maggiore. Il Santuario vanta la presenza di innumerevoli affreschi realizzati dal maestro Arnaldo De Lisio e risalenti al restauro del 1903-1904. Tra di essi, i più raffinati e maestosi sono: “L’assunzione della Vergine”, “Lo sposalizio della Vergine”, “La Vergine e Santa Elisabetta con i piccoli Gesù e San Giovanni Battista”, “La purificazione di Maria Santissima”, “La Natività”, “La disputa di Gesù fra i dottori del tempio”, “La fuga dall’Egitto”. Ulteriori opere d’arte pregevoli sono l’organo, il pulpito, i due confessionali e i due portali.

Foto: irpiniatimes.it

Fonte: storia Wikipedia.