Scoppia il caso degli appalti dell’Asl, Morsa (Fp Cgil): “Affidamenti in proroga da oltre un triennio. Situazione inaccettabile…”

Scoppia una nuova quanto vecchia, gravissima, vertenza nel mondo del lavoro. Quella relativa agli appalti dell’Asl. Di fatto, quando si parla di azienda sanitaria locale, non solo si è di fronte a concorsi che hanno una durata minima di tre o quattro anni, ma anche deliberare la pubblicazione di una gara d’appalto ha il suo lunghissimo travaglio.

E’ il Segretario Generale della Fp Cgil, Licia Morsa, a lanciare l’allarme.

“Da quattro anni, ormai, l’Asl di Avellino si sta occupando della ricognizione del personale. Soprattutto infermieri e OSS, unità di personale necessario per garantire i LEA sul territorio irpino. E’ dal lontano 2017 che le disposizionisulla riduzione degli affidamenti dei servizi in outsourcing si susseguono, ma l’Asl ancora non ha sciolto la riserva”.

Di fatto, una situazione inaccettabile.

“Mi chiedo – continua Morsa – se la direzione strategica dell’Asl sia a conoscenza dei tanti servizi che ormai negli anni ha esternalizzato. Tanti e tali i servizi affidati in outsourcing. Servizi essenziali di straordinaria delicatezza, sia sul piano sanitario sia su quello sociosanitario. Lavoratrici e lavoratori, dipendenti di cooperative, che, a nome e per conto dell’Asl, erogano servizi pubblici, spesso in piena solitudine e in condizioni lavorative poco dignitose”. L’Asl, quale Ente appaltante, non può non curarsi dei servizi che eroga ai cittadini nella loro totalità e delle condizioni lavorative dei tanti addetti.

Ma quali sono le criticità riscontrate dalla Fp Cgil?

“Nessuna verifica da parte dell’Asl sulla contrattualistica dei più – continua – La maggior parte dei lavoratori ha un contratto part time e, ogni mese, è costretta a lesinare la legittima retribuzione. Alcuni di loro, inoltre, hanno contratti di solidarietà o sono in cassa integrazione. Alcune figure professionali determinanti non sono mai state individuate.

Ed è proprio su questo punto che il Segretario intende battagliare.

“Come è possibile il ricorso alla cassa integrazione in settori come quelli sanitari e socio sanitari? Di quale crisi può essere colpito tale settore? Un centro Alzheimer, una RSA, un Hospice, la Medicina Penitenziaria, la Salute Mentale, la Residenza per la Esecuzione di Misure di Sicurezza (Rems), l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), il Centro per l’Autismo o la Riabilitazione? Cerchiamo di essere seri e di rispettare le esigenze dei cittadini, basta rincorrere il Dio risparmio e il primariatodella classe. Noi, da parte nostra, faremo tutto il possibile per difendere, come sempre, i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori che non possono in nessun modo essere calpestati. È arrivato il momento che chi di dovere si assuma finalmentele proprie responsabilità. Questa situazione va risolta al più presto. Non molleremo tanto facilmente…”.