S&B – Helicobacter Pylori, dott.ssa Di Marzo: “Infezione spesso asintomatica”

Per un nuovo appuntamento di “Salute & Benessere”, il direttore di Irpiniatimes dott.ssa Anna Vecchione, ha intervistato la responsabile del Centro Polispecialistico “Futura Diagnostica” di Avellino dott.ssa Francesca Di Marzo, con la quale ha affrontato il tema Helicobacter Pylori.

 

Helicobacter Pylori: che cos’è e come avviene la trasmissione?

“L’Helicobacter Pylori è un batterio spiraliforme che può colonizzare la mucosa gastrica, il rivestimento dello stomaco umano. L’infezione è spesso asintomatica, ma talvolta può provocare gastrite e ulcere a livello dello stomaco o del duodeno, il primo tratto dell’intestino. Nei casi più gravi l’infezione può essere il primo responsabile di neoplasia gastrica. Per tutto il ventesimo secolo si è ritenuto che l’ulcera fosse provocata prevalentemente dallo stress o, talvolta, dall’assunzione di cibi acidi o molto piccanti. È soltanto all’inizio degli anni Ottanta che prende forma un’ipotesi del tutto diversa, secondo cui l’origine dell’ulcera sarebbe prevalentemente infettiva. Nel 1982, i due medici australiani Robin Warren e Barry Marshall isolano per la prima volta un batterio, H. pylori, che sembra essere il miglior candidato per spiegare lo sviluppo dell’ulcera gastrica e duodenale. La comunità scientifica accoglie con freddezza questa scoperta e sarà soltanto nel 1994 che il National Institute of Health (Nih) americano dichiarerà l’esistenza di una stretta associazione tra l’ulcera gastroduodenale e l’infezione da Helicobacter. Nel 1996 la Food and Drug Administration (Fda) approva negli Stati Uniti il primo trattamento antibiotico specifico. Nel 2005, Marshall e Warren ricevono il premio Nobel per la medicina proprio grazie alla scoperta dell’Helicobacter: oggi si stima infatti che circa il 90% delle ulcere duodenali e l’80% di quelle gastriche siano di origine infettiva. L’Helicobacter Pylori colpisce circa i 2/3 della popolazione mondiale. L’infezione riguarda il 20% degli individui al di sotto dei 40 anni e il 50% degli over 60, difficilmente sono interessati i bambini dei paesi occidentali, mentre sono colpiti il 10 % di quelli residenti negli stati sottosviluppati. Il basso stato socioeconomico è appunto uno dei principali fattori di rischio. Ad oggi non esistono certezze assolute circa le modalità di trasmissione del batterio. Il microrganismo è reperibile sulle feci, nella saliva e sulla placca dentale. Sembrerebbe che la via di trasmissione più probabile sia quella oro-fecale, ma non sono da escludere le possibilità di trasmissione tramite la via orale e quella attraverso il contatto diretto con strumenti endoscopici contaminati. Un altro elemento da prendere in considerazione a riguardo è l’alta prevalenza dell’infezione fra i veterinari e gli individui che vivono a stretto contatto con gli animali (pastori, allevatori) pertanto non è così impossibile una connotazione epidemiologica di tipo zoonosico”.

 

Dottoressa, quali sono i sintomi e i fattori di rischio? E dove si annida l’Helicobacter pylori?

“L’ambiente delle campagne, nelle sue varie componenti (terreno, acqua, animali, ecc.), può, in qualche modo, essere il serbatoio per questo microrganismo.  L’infezione da Helicobacter Pylori, che decorre nella maggior parte dei casi senza manifestazioni evidenti, può talvolta rivelare una molteplicità di segni e sintomi secondari alle patologie che è in grado di determinare. L’infiammazione e i danni alla mucosa gastrica provocati dal batterio possono determinare nel paziente: nausea, vomito, dolore e/o pirosi gastrica soprattutto a stomaco vuoto, reflusso gastroesofageo, inappetenza, perdita di peso, sanguinamento con successiva anemia, difficoltà nella digestione. Per la diagnosi di HP può essere utilizzato anche un test rapido per rilevare l’antigene dell’Helicobacter utilizzando un campione di feci”.

 

Come avviene l’esame?

“E’ un metodo immunocromatografico assolutamente non invasivo, semplice da eseguire e preciso nel risultato. Si raccoglie una sufficiente quantità di feci in un contenitore di raccolta campione e preferibilmente consegnato in laboratorio entro 6 ore. Il metodo prevede l’utilizzo di un anticorpo monoclonale fissato ad una membrana cromatografica, specifico per l’antigene di HP, e di un secondo anticorpo coniugato con particelle di oro colloidale marcato ad un colorante. Se è presente nel campione di feci l’antigene di H.Pylori, si forma un complesso con l’anticorpo marcato con il colorante e quando il liquido passa attraverso la membrana, il complesso sarà catturato dall’anticorpo fissato sulla membrana e compare una banda colorata che indicherà che il test è positivo”.

 

E’ un’infezione curabile?

“La terapia contro l’infezione da HP ha lo scopo di eliminare questi microrganismi dalla mucosa gastrica attraverso l’utilizzo di farmaci antibiotici e neutralizzare l’ambiente acido in cui vivono attraverso gli inibitori di pompa protonica (IPP). Dal 1996 le linee guida internazionali hanno stabilito che la terapia standard di prima linea è rappresentata da 7-10 giorni di trattamento con un inibitore di pompa protonica associato ad amoxicillina e claritromicina. L’efficacia dei trattamenti è particolarmente condizionata dal grado di sensibilità del paziente agli antibiotici citati”.

Chiudiamo con il costo…

“Presso il nostro centro, il costo dell’esame è di 25 euro”.