S&B – Dott.ssa Palatucci, calprotectina fecale: “Distinzione tra patologie flogistiche croniche dell’intestino e quelle su base disfunzionale”

Calprotectina fecale. Cos’è, quali sono i sintomi, come si effettua l’esame. Il direttore di Irpiniatimes, la dott.ssa Anna Vecchione ha approfondito l’argomento con la dott.ssa Carmelina Palatucci, responsabile del Centro Polispecialistico “Futura Diagnostica” di Avellino.

 

Dottoressa, spieghiamo cos’è la calprotectina…

“La calprotectina è una proteina dal peso molecolare di 36,5 kDa, capace di legare il calcio e lo zinco. Presente un po’ in tutti i distretti del corpo umano si concentra principalmente nel citoplasma dei granulociti neutrofili. In concentrazioni minori, la calprotectina è presente anche nei monociti e nei macrofagi che da essi derivano. Queste cellule, similmente ai neutrofili, sono globuli bianchi preposti a fagocitare, ossia a inglobare, digerire e distruggere particelle estranee penetrate nell’organismo, compresi i microrganismi (verso i quali sono più attivi i neutrofili). Durante lo svolgimento delle loro funzioni difensive, queste cellule sono in grado di scatenare la risposta immunitaria nei confronti di agenti estranei e pericolosi. La normale funzione della calprotectina è, dunque, quella di contrastare lo sviluppo di batteri e funghi all’interno del corpo, ossia di avere un’attività antibatterica e antimicotica, quindi un’efficace arma di difesa del nostro organismo, come gli antibiotici. Alla presenza di un’infiammazione intestinale, i globuli bianchi migrano verso di esso e rilasciano la proteina, la cui concentrazione nelle feci aumenta di conseguenza. Per tale motivo, la calprotectina può essere utilizzata come indicatore d’infiammazione nei casi di malattie intestinali croniche, alcune infezioni di origine batterica o tumori dell’apparato digerente. Il dosaggio fecale di questa proteina è l’unico esame che può fornire indicazioni sulla sede dell’infiammazione, perché la determinazione del parametro nel plasma evidenzia, invece, uno stato flogistico che può essere localizzato ovunque. Nei pazienti, inoltre, affetti da malattie infiammatorie croniche (quali retto colite ulcerosa, morbo di Crohn), il dosaggio della calprotectina fecale è un indice di flogosi”.

 

Un esame davvero valido per comprendere il grado d’infiammazione intestinale e che può rivelarsi molto utile in una prima diagnosi differenziale fra malattie intestinali infiammatorie e malattie non infiammatorie. Ce lo conferma?

Poiché i processi flogistici sono caratterizzati tipicamente da un aumento di leucociti neutrofili e di macrofagi nei tessuti infiammati, la calprotectina, da essi rilasciata, può essere utilizzata come marker indiretto d’infiammazione. Infatti, per quanto esposto, i livelli della proteina nel plasma tendono ad aumentare in maniera aspecifica durante fenomeni infiammatori, similmente nelle malattie flogistiche intestinali, la concentrazione di calprotectina nelle feci si eleva nettamente rispetto alla norma. Ciò permette quindi di distinguere le patologie flogistiche croniche dell’intestino (morbo di Crohn, colite ulcerosa) da quelle su base disfunzionale (sindrome colon irritabile). Diversi studi hanno dimostrato che elevati livelli di calprotectina fecale hanno un significato predittivo migliore per le malattie infiammatorie intestinali, rispetto ad altri markers tipici dell’infiammazione, quali Proteica C reattiva e Ves (velocità eritrosedimentazione). Il dosaggio di questa proteina fecale è, infatti, in grado di evidenziare stati infiammatori in casi così lievi o precoci da non essere sufficienti a modificare i valori di Ves o Proteina C reattiva. Inoltre, nelle feci la calprotectina è stabile fino a sette giorni a temperatura ambiente e per mesi se il materiale è congelato a – 20 o C. Altro aspetto importante, che contribuisce a elevare l’utilità diagnostica di questo esame, è l’indipendenza dei valori fecali dalle flogosi presenti in altri distretti dell’organismo, che al contrario possono provocare un innalzamento dei succitati marcatori sistemici d’infiammazione.

La valutazione della calprotectina fecale consente quindi di:

  • determinare se sia in corso uno stato infiammatorio dell’intestino;
  • distinguere una malattia intestinale (IBD) da altre patologie dello stesso tratto che causano sintomi simili;
  • monitorare la progressione di una malattia intestinale già diagnosticata.

Il medico può richiedere il dosaggio di questo esame alla presenza di sintomi come:

  • sangue nelle feci e / o diarrea;
  • dolori e crampi addominali persistenti (della durata di più di qualche giorno);
  • febbre;
  • debolezza;
  • perdita di peso.

Per confermare il sospetto di malattia o escludere dalla diagnosi le condizioni che causano segni simili, il dosaggio della proteina fecale è spesso richiesto con altre analisi delle feci come:

  • coprocoltura:
  • conta dei globuli bianchi fecali;
  • ricerca del sangue occulto.

Il medico può prescrivere al paziente anche l’esecuzione di analisi ematiche che indicano la presenza e la severità dell’infiammazione, quali VES e PCR.Infine, per la conferma diagnostica di Malattie infiammatorie intestinali (Morbo di Crohn, colite ulcerosa), il paziente può essere sottoposto ad esami endoscopici (colonscopia o sigmoidoscopia), accertamenti che permettono di esaminare l’intestino attraverso acquisizione di immagini, e di prelevare piccoli pezzi di tessuto (biopsia) per verificare la presenza di processi infiammatori e determinare  se siano subentrati cambiamenti istologici”.

 

Come avviene l’esame?

L’esame è eseguito su di un campione di feci, raccolto in un corretto contenitore e consegnato in laboratorio. Il campione non deve essere contaminato da acqua o urine. Per il paziente non è richiesto il digiuno, come per il prelievo ematico. E’ consigliabile di astenersi da attività fisiche pesanti nei due giorni che precedono il test di non sottoporsi all’esame durante il periodo mestruale o alla presenza di situazioni emorragiche intestinali (emorroidi). Per questo esame non è richiesta alcuna preparazione”.

 

La calprotectina fecale serve anche a monitorare l’efficacia della terapia intrapresa dopo che è stato diagnosticato con certezza il tipo di malattia?

La risposta è affermativa, infatti, il dosaggio di tale proteina può essere richiesta anche in un paziente con diagnosi di IBD (malattie intestinali croniche), per monitorare la progressione della malattia e valutarne la gravità. Ad esempio, se un paziente presenta valori alterati di calprotectina, può ripetere l’esame dopo qualche settimana per valutare l’andamento della sua concentrazione e rilevare eventuali aumenti o diminuzioni”.

 

Quali sono i sintomi che portano a sottoporsi a questo tipo di accertamento?

Il dosaggio di questa proteina può essere richiesto quando un paziente presenta sintomi di infiammazione intestinale e nel caso in cui il clinico voglia capire se i sintomi derivino dalla presenza di malattie infiammatorie croniche o di altre patologie non infiammatorie. La sintomatologia varia da persona a persona e nel tempo. I sintomi che possono presentarsi da soli o in associazione tra loro sono:

  • diarrea e diarrea emorragica
  • crampi o dolori addominali
  • febbre
  • perdita di peso
  • emorragia rettale
  • debolezza.

In pazienti per i quali sia già stata eseguita diagnosi di malattia infiammatoria cronica, l’esame può essere usato in caso di sospetta riacutizzazione della malattia, per il monitoraggio della patologia o per la valutazione della sua gravità. Una concentrazione elevata di calprotectina (risultato > 60 mg/Kg) indica presenza di un’infiammazione del tratto gastrointestinale, senza però indicarne la sede esatta e la causa. In linea generale la concentrazione di calprotectina correla con la gravità dell’infiammazione. La proteina aumenta in corso di patologie croniche ma anche nelle infezioni batteriche o parassitarie e nei tumori colon-rettali. Una concentrazione moderatamente elevata può indicare la presenza dell’infiammazione o di un peggioramento della malattia nei pazienti in trattamento. Se, in seguito alla ripetizione del test, il risultato continua a essere moderatamente elevato, il clinico consiglierà il paziente a sottoporsi alle indagini endoscopiche”.

 

Chiudiamo con il costo…             

L’esame non è prescrivibile dal SSN e quindi è eseguito solo a pagamento. Il costo è di 25 Euro”.