Rubrica di Maria Ronca “Chi è Alfonso Palladino”

La rubrica “In compagnia di…” dedicata a uomini e donne, tra cui tanti irpini che hanno fatto la storia di un Paese e che oggi sentiamo la necessità di vivacizzare la comunicazione, il dialogo e di ritrovare il nesso tra eventi e sviluppo, contrapporsi alla ritrosità e all’apatia di tempi andati, ai comuni mortali non si può negare un ritorno alle origini e ai sentimenti che animano i coraggiosi e gli audaci.

Vibrante è l’animo gentile di chi il pensiero è tenere viva la memoria su fatti e persone che danno lustro e fortuna alla terra natia.

In questa puntata ci occuperemo di Alfonso Palladino Chi fu – chi è – chi sarà!

Il personaggio che intendo presentare è uno dei tanti irpini che hanno ricevuto onori e riconoscimenti in tutta le città e regioni, ove hanno avuto sede operativa della loro professione e sono stati del tutto dimenticati dai cittadini o paesani dei luoghi di nascita o di abitazione dei proprio familiari e parenti nonché compagni di tempi ormai lontani.

Il personaggio che presento è l’avv. Alfonso Palladino, già Presidente di Sezione della Corte Suprema di Cassazione, giornalista iscritto all’albo dal 1960, autore di numerose pubblicazioni in materie letterarie e giuridiche con gli editori Giuffré e CEI, nonché di un volume di poesie “Tamerici e mirti” e di una serie di articoli e note di interventi ai congressi internazionali in Italia e all’estero su invito di enti e organismi di specifiche attività culturali e sociali.

L’attività lavorativa di Alfonso Palladino si è svolta nei vari campi e settori della vita sociale.

Ebbe inizio a diciotto anni con la nomina formale del Provveditore agli Studi d’insegnante di lettere, storia e geografia nell’Istituto Tecnico Industriale di Avellino per l’anno scolastico 1941 e successivi altri due. Vincitore del concorso per funzionario del Ministero dell’Interno prese servizio, per breve tempo, alla Prefettura di Brescia; incarico da cui si dimise avendo, nelle more, vinto il concorso in magistratura e destinato allo stesso Tribunale di Brescia. Di qui trasmigrò alla Pretura di Treviglio, prov. di Bergamo, una delle più importanti sedi giudiziarie per estensione e carico di lavoro: elementi che consentirono una serie di riconoscimenti elogiativi per la qualità e importanza del lavoro svolto contestualmente a una serie di attività intellettuali, quali collaborazioni a riviste giuridiche, direzione di una rivista di Giuffré, collaborazioni con professori universitari del livello dei prof. Aurelio e Alberto Candian.

Proprio nel corso della direzione alla Pretura di Treviglio vinse il concorso per la Corte Suprema di Cassazione e si trasferì a Roma.

La permanenza alla Corte durò solo due anni avendo, nel frattempo, deciso, con il fratello avv. Vincenzo, di aprire una succursale dello studio legale che questi aveva da anni aperto nella metropoli lombarda assieme al suo amico senatore Gianfranco Maris.

Lo studio a Roma fu praticamente diretto da Alfonso fino all’anno 2013, allorquando, a seguito del decesso della propria consorte, volle dedicarsi solo a private e riservate attività di studio e di scrittura.

Subito dopo il suo trasferimento ad Avellino l’avv. Alfonso ha donato ai Musei Irpini gran parte della sua biblioteca grazie all’interessamento del Direttore, dell’epoca, dott. Flavio Petroccione che gli ha offerto ospitalità in due ambienti riservati: uno ai Musei Irpini e l’altro alla Biblioteca Provinciale, ove sono custoditi i libri in apposite eleganti librerie, disegnate dall’arch. scenografo della Scala, Attilio Colonnello.

Varcata la porta di casa Palladino alle pareti di stoffa color avorio, damascata, in contrasto con la moquette azzurra, ci sono i quadretti di legno scuro, oltre un centinaio, che saltano subito agli occhi e contengono i personaggi, le autorità e gli artisti incontrati nell’arco della sua vita. In primis, il Presidente Sandro Pertini che conferisce ad Alfonso la più alta onorificenza italiana, quella di Cavaliere di Gran Croce. Il nostro Cicerone irpino con gli occhi lucidi, a ogni frammento di vita ci fa immergere in un’epoca d’oro e di grandi cambiamenti. L’uomo e il personaggio anche qui si confondono e nei racconti d’altri tempi, lo stesso Palladino ritrova legami, amicizie e approfondimento sulle questioni sociali di una professione, variegata e delicata, documentata vasto esame di legislazione e giurisprudenza in volumi pubblicati a cura dell’editore Giuffré. I libri antichi, cuciti a mano, con il dorso monocolore, una collezione ben fornita, non sfuggono allo sguardo di chi li tocca con gli occhi, per non sciuparli, così come il presepe napoletano in ceramica. Gli ambienti ben organizzati creano suggestioni e danno l’idea dell’uomo colto, garbato e sensibile che riconosce nell’altro l’importanza e il valore di dare all’esistenza una sostanza e un contributo alla storia di tutti noi.

Nella sua casa, Alfonso Palladino ha raccolto – come abbiamo innanzi esposto – una considerevole e variegata opera di dipinti, di litografie, di serigrafie, di disegni, di fotografie, che rappresentano e illustrano eventi e personaggi del mondo della politica, della cultura, del cinema e dello sport, come Giulio Andreotti – Pres. Cons., Lancaster Burt – Attore, Giuseppe Caprio – Cardinale, Franco Carraro – Industriale, Attilio Colonnello – Pittore e scenografo, Frans De Biase – Capo Gabinetto, Ciriaco De Mita – Pres. Cons., Cristian De Sica– Attore, Peppino Di Capri– Cantante, Ettore De Concilis– Pittore, Aurelio Fierro– Cantante, Silvia Koscina– Attrice, Gina Lollobrigida– Attrice, Sofia Loren– Attrice, Sergio Leone– Regista, Dagmar Lasander– Attrice, Benedetto Marino – Prof. Medico, Nicola Mancino– Senatore, Antonio Maccanico – Seg. Generale Repubblica, Aldo Masullo, filosofo, Michelangelo Nicoletti – Sindaco Avellino, Sandro Pertini – Pres. Repubblica, Porpora Giuseppe – Prefetto Roma, Gabriele Pescatore – Pres. Cons. Stato, Guglielmo Roehrsen – Pres. Corte Costituzionale.

Nei tratti riconosciamo autori vari, tutti comunque, di particolare notorietà nazionale, come: Montarini, Guttuso, Marzullo, Lumaca e Pigola.

La visita si conclude nella sala da pranzo, dove non si può non evidenziare l’amore infinito per la moglie, Iole, una presenza costante e di rimando nei magnifici dipinti a lei dedicati ed eseguiti da artisti, come Miani, Pigola, De Conciliis, Santa Giuliana, Gallo e negli scritti poetici e di prosa sugellati a ricordo e memoria di un grande Amore.

Nella sua lunga carriera di magistrato e letterato ha dedicato ampio spazio e pagine ai pionieri del mondo del cinema e della politica, restituendo al sud orgoglio e prestigio: Gabriele Pescatore, Sergio Leone, Fiorentino Sullo, Ciriaco De Mita, Ettore De Concillis non sono comuni servitori di una storia a metà, ma veri e propri protagonisti.

Il Cicerone irpino che con le sue pubblicazioni giuridiche e letterarie ha tracciato passaggi, fasi storiche e cambiamenti. Cento anni di storia in un condensato di fogli parlanti, di vite intrecciate, di sogni divenuti realtà. Non si percorre una vita dietro un fossato, ma al passo con i tempi, delle passioni e dei sentimenti che sgorgano nel compiuto sentire la vita, fosse la memoria, di una piccola città che ha partorito figli d’oro che con le loro azioni ci riannodano a una terra che dà il meglio di sé, senza privare il ricordo e l’immagine di un sud sempre indietro e manchevole di slanci ed esempi. Non è questo davvero il caso.

Parlare di Alfonso Palladino è un piacere immenso. L’uomo che si districa tra Magistratura e Letteratura, tra professione e cultura ha in sé un’inspiegabile e smisurata passione per i particolari. La percezione di trovarsi in un museo e di costruire la storia dando vita e voce ai personaggi immortalati nel tempo e nella mente. La sensazione di un’appartenenza e di una riappropriazione ai legami con una terra di fatto mai abbandonata e con l’orgoglio di navigare tra amici, colleghi e grandi personaggi della storia irpina con il respiro internazionale. Affiora il senso del narratore nel dare all’umanità un tesoro che va oltre, medaglie, attestati e appellativi, più che di incensare, corroborare il pensiero, renderlo alla portata di tutti. I libri e le testimonianze d’affetto e di stima sono racchiuse negli abbracci e nelle strette di mano che, oggi ci sembrano un lusso e un’eccezionalità, Alfonso trae da tutta una vita, il bisogno di trasferire conoscenza e bellezza, perché nella cultura risiede il suo valore, la sua forza e il suo contegno alla memoria lontano dai clamori, lo dimostra che alla città ha donato libri e opere che saranno un patrimonio da dove trarre ricchezza, umanità e sobrietà.

A dimostrazione, della sua grande passione e dedizione, un rapporto di Camillo Ripamonti, Ministro del turismo e dello spettacolo, nel quale sono descritte diffusamente le funzioni e le opere svolte dal dott. Palladino, evidenziando le sue doti professionali e umane nei diversi ambiti e settori delle sue attività professionali di magistrato a Brescia, Treviglio, a Bergamo e a Roma.

L’amore di far confluire quei sentimenti di patria, di valore e di giustizia che non saranno mai persi se la memoria è allenata sarà sempre vivificata.

Dott.ssa Maria Ronca