Prata P.U.: Bruno Petruzziello fa chiarezza sulle dimissioni dei consiglieri Ciamillo, Vassallo e Romano

PRATA P.U.: RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO IL CHIARIMENTO DI BRUNO PETRUZZIELLO SULLE DIMISSIONI DEGLI EX CONSIGLIERI LUIGI CIAMILLO, MASSIMO VASSALLO E NICOLA ROMANO.

Sono passati 15 giorni dalle dimissioni dei consiglieri di maggioranza Luigi Ciamillo, Massimo Vassallo e Nicola Romano che, grazie al supporto della ex minoranza consiliare, hanno fatto finire anzitempo l’amministrazione guidata del cardiologo pratese.

E ieri, l’ex sindaco, che ha già pronta la squadra per le prossime elezioni in autunno, attraverso un post sulla propria pagina Facebook e quella del gruppo politico Uniti per Prata Futura ha spiegato passo passo gli eventi che hanno portato alla fine della propria amministrazione.

«Prendo atto delle motivazioni rappresentate dai tre ex componenti della Maggioranza Uniti per Prata Futura, Luigi Ciamillo, Massimo Vassallo, Nicola Romano, per giustificare la fine prematura dell’Amministrazione Petruzziello, da essi decretata con la collaborazione della Minoranza Consiliare.

Innanzitutto, ho avuto modo di rilevare, dalle prime affermazioni del “terzetto”, una commistione di inciuci e di episodi destituiti di qualsiasi rilevanza politica, in nessun caso, quindi, compatibili con il danno – e che danno! – inferto alla nostra Comunità.

Successivamente, resisi conto della inconsistenza delle loro ragioni, evidentemente mirate esclusivamente a demonizzare il nemico da abbattere, cioè il sottoscritto, e avendo capito di aver sortito l’effetto opposto, sono corsi ai ripari mediante la pubblicazione di un “improbabile” manifesto che, per le gravi affermazioni contenute, complicherà ancora di più la loro posizione.

Ma di questo avremo modo di parlare prossimamente.

Ripercorrendo i 3 anni di Amministrazione, ho ancora una volta avuto la conferma del filo conduttore a cui il “terzetto” si è ispirato. Uno dei ritornelli che ho dovuto ascoltare in questi 3 anni, è la pretesa secondo cui il sottoscritto non dovesse “fare politica” e lasciare il compito a loro tre, il tutto detto e più volte ribadito con ”tono da mafiosetti” anche alla presenza attonita degli altri Consiglieri del gruppo di Maggioranza.

Forti del loro numero, che avrebbe potuto condizionare in ogni momento l’attività amministrativa, non concepivano che il Sindaco non si attenesse alle loro imposizioni, ma si ispirasse al principio della tutela innanzitutto degli interessi del nostro Paese, anziché soddisfare i loro interessi personali,  di quelli dei loro “amici”, dei loro familiari, nonché di sedicenti gruppi politici  di cui essi stessi  riferivano essere rappresentanti.

Già nel novembre 2017, pochi mesi dopo le elezioni comunali (e senza che avessi offeso o aggredito alcuno), tentarono di pormi sotto ricatto politico comunicando, con nota protocollata presso il Comune, la costituzione di un gruppo autonomo, costituito dai tre in seno al Consiglio Comunale e un quarto rappresentato dall’allora vicesindaco Antonietta Mancini, che li appoggiava dall’esterno non essendo stata eletta, ma che comunque rivestiva come vicesindaco un importante ruolo istituzionale, nonché nell’Esecutivo. Era chiaro che sarei stato fin da allora un Sindaco “azzerato”.

Il perché della costituzione del gruppo? Perché già allora esso intendeva assumere il comando dell’Amministrazione. Un golpe in piena regola, un piano ordito, a quanto pare, già durante la campagna elettorale, ovviamente all’insaputa degli altri candidati della lista.

Un piano che prevedeva la captazione di consensi elettorali grazie alla appartenenza a un unico movimento, cioè a Uniti per Prata Futura, per poi cambiare immediatamente “casacca” e formare un gruppo a parte subito dopo le elezioni stesse.

Il pretesto per la costituzione del nuovo gruppo fu il mancato accoglimento da parte del sottoscritto della loro richiesta di “revoca in autotutela” della rimodulazione della pianta organica.

Questa, deliberata non da noi, ma dalla Giunta Tenneriello nel marzo 2017 onde poter redigere il bilancio previsionale 2016-2018, prevedeva la messa in disponibilità di  quatto dipendenti comunali, con un risparmio di spesa previsto di oltre 100 mila euro all’anno.

Da precisare che a Luigi Ciamillo e a Massimo Vassallo non interessavano tanto tutti e quattro i dipendenti, quanto in particolare due, Luigi Petrillo, suocero di Massimo Vassallo, e Pasquale Vassallo, genitore della compagna di Luigi Ciamillo.

Eppure, grazie al mio esclusivo impegno, ero riuscito già nel mese di ottobre 2017 ad assicurare a tutti e quattro la conservazione del posto di lavoro, collocandoli presso i Comuni di Pratola Serra e Santa Paolina, previo assenso delle rispettive Amministrazioni. La revoca in autotutela da essi invocata, assurda quanto ridicola,  avrebbe messo in discussione non solo la delibera di Giunta Tenneriello,  ma anche la stessa ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato, redatta successivamente dal Commissario ad acta dott. Contardi prima delle elezioni del 11 giugno 2017.

Come se ciò non bastasse, sarebbe stata messa in discussione anche l’approvazione della nuova pianta organica, avvenuta nel mese di ottobre 2017, da parte di apposita Commissione istituita presso il Ministero dell’Interno.

A nulla valsero le mie considerazioni circa la impossibilità oggettiva di oppormi a degli atti deliberativi di Enti e Funzionari quali  Amministrazione Comunale (delibera di Giunta), vice-Prefetto (ipotesi di bilancio) e Ministero della Repubblica stessa (deliberazione di una commissione del Ministero dell’Interno).

A loro dire, avrei dovuto motivare la revoca in autotutela in base a una inadempienza “formale“ commessa dalla Giunta Tenneriello, che non avrebbe comunicato la rimodulazione ai Sindacati. Poca cosa, questa, in considerazione del fatto che i Sindacati avrebbero potuto solo prenderne atto, in quanto il loro parere non sarebbe stato in alcun modo vincolante.

Una motivazione che non avrebbe certamente retto in sede di giudizio, per cui, se avessi accettato la richiesta Ciamillo-Romano-Vassallo, avrei posto in  seria difficoltà il Comune, già in dissesto. Io stesso, peraltro, sarei stato esposto a elevato rischio di condanna da parte della Corte dei Conti e del Ministero dell’Interno, con notevole probabilità di dover rispondere anche di danno erariale, per gli stipendi che sarebbero stati erogati chissà per quanti mesi ancora ai quattro dipendenti,  senza che ci fosse la necessaria copertura finanziaria. Per l’Amministrazione, invece, sarebbe stata la fine.

Già allora si evidenziò l’irresponsabilità da parte dei tre. Fu solo la mia presa di posizione netta e decisa che li fece recedere dalla costituzione del gruppo, in quanto feci notare loro che se proprio avessero voluto amministrare Prata a loro piacimento, avrebbero dovuto prima ottenere  il consenso popolare e non certamente realizzare il progetto con un colpo di mano. Avrei quindi rassegnato senza indugio le mie dimissioni e rimesso il tutto al vaglio della nostra Comunità. Fu così che, resisi conto che non scherzavo e che la loro posizione sarebbe risultata ingiustificabile e indifendibile (come oggi, del resto) che ritirarono la loro decisione.

Golpe mancato, quindi e conseguenti dimissioni del vicesindaco, cinicamente sacrificato dai tre, che invece restarono al loro posto.

Da allora, una guerra “fredda” che ho affrontato con serenità e impegno, grazie alla fiducia e alla collaborazione di Mimì Ciamillo, Angelo Galdo, James Coccia, Giovanni Silvestro, Giovanna Gubitosi, di tutti i dipendenti Comunali e di tanti, tantissimi altri nostri concittadini, che ci hanno permesso, nonostante i tre, di ottenere risultati di grande rilievo.

Per ben 3 anni, ho tollerato le loro offese, insulti, provocazioni che non hanno risparmiato nemmeno agli altri Consiglieri di Maggioranza ogni qualvolta non venivano soddisfatte le loro richieste, spesso al limite della legalità e nel loro prevalente interesse.

Perché non si sono dimessi prima del 15 maggio? Semplicemente perché non ho mai prestato il fianco a motivazioni politiche che giustificassero le loro dimissioni.

E veniamo al fatidico 6 aprile 2020 quando, nonostante fossimo in piena emergenza COVID,  il solito Vassallo, pervenuto presso la casa Comunale con il suo “nume tutelare” Luigi Ciamillo, che evidentemente doveva fungere da testimone, mi rivolgeva la ennesima provocazione ammonendomi, questa volta, non solo a non “fare politica” ma addirittura a non scrivere alcunchè se non preventivamente vagliato da “loro”, cioè senza il loro consenso.

Mi si voleva, quindi, non solo impedire ancora una volta di svolgere le funzioni attribuitemi dal consenso popolare, ma addirittura tapparmi la bocca e impedirmi di pubblicare cose che a loro e ai loro “amici” non erano gradite.

Da ciò le mie manifestazioni di sdegno e irritazione, che tuttavia non sono mai sfociati in atto di violenza, ben consapevole che, probabilmente, era ciò che entrambi avrebbero desiderato che commettessi.

Adesso, dopo oltre 1 mese dall’episodio, lamentano soprusi, insulti, minacce, aggressioni, a giustificazione delle loro dimissioni. Una vera e propria offesa all’intelligenza.

Questi bravi ragazzi,  il 15 maggio hanno firmato e decretato la caduta della Amministrazione dopo mesi di complotti (chiedere conferma ai loro familiari) nel corso dei quali pretendevano, nel contempo, di gestire la Giunta Comunale per frenarne le iniziative.

Gli stessi che, appena 10 giorni prima, istigavano famiglie del nostro paese (vero, Nicola Romano e Luigi Ciamillo?) a denunciare Sindaco e Consiglieri (povero James, preso di mira) esibendo copie di atti del Comune, peraltro del tutto regolari,  promettendo addirittura assistenza legale gratuita (indovinate da parte di chi).

Gli stessi che mi porgevano le “più sentite condoglianze”, per un lutto che  in quei giorni aveva colpito e segnato me e la mia famiglia, appena 2 giorni prima di sfiduciarmi.

Gli stessi che, a loro dire, hanno molto sofferto nel decidere la fine dell’Amministrazione, ma ciò non ha impedito loro di brindare subito dopo.

Che sensibilità, che  onestà intellettuale!

Perché le dimissioni del 15 maggio? Alla prossima…»