Noi Atripalda interroga l’amministrazione sul ritrovamento archeologico di Via Appia

“Noi Atripalda” chiede lumi al sindaco e alla Soprintendenza sul ritrovamento di un muro romano durante i lavori di ristrutturazione di  un impianto di carburanti in via Appia.
I cinque consiglieri d’opposizione Domenico Landi, Francesco Mazzariello, Maria Picariello, Fabiola Scioscia guidati dall’ex sindaco Paolo Spagnuolo hanno inviato una missiva al prima cittadino e alla Soprintendenza Archeologica di Av-Sa, l’architetto Francesca Casule e alla dottoressa Silvia Pacifico, per chiedere lumi sul cantiere aperto in via Appia, dove prima di Pasqua dal suolo è affiorato un muro di epoca romana. «Si apprende che durante le operazioni di scavo per la collocazione di alcuni plinti abbia dato evidenza di antiche mura che appartengono all’anfiteatro romano presente proprio nell’area di sedime dell’impianto, a conferma della bontà e fondatezza delle ricerche effettuate dalla Soprintendenza e da illustri studiosi della materia- scrive il gruppo consiliare -. Si rammenta l’esistenza di un piano di valorizzazione del patrimonio dei Beni archeologici di Atripalda, approvato con delibera di giunta, redatto dal Comune e dalla Soprintendenza Archeologica, in conseguenza di un protocollo d’intesa già esistente tra i due enti». Da qui la richiesta di conoscere quali iniziative «sono state attuate o si intendono attuare a tutela del monumento».
A lanciare la preoccupazione sui social prima di Pasqua è stato l’ingegnere Gerardo Troncone dell’associazione Polis: «In un piccolo cantiere edile si notano quattro fossi a base quadrata, ognuno destinato ad accogliere un getto di calcestruzzo. Sono ben visibili le armature in barre d’acciaio che presto vi saranno calate per essere poi inglobate nel getto. Nel fosso più in basso sembra di scorgere la presenza di un manufatto in pietra, forse un’antica traccia muraria». A corredo dell’intervento l’ingegnere mostra anche una planimetria: «Vi è evidenziata l’area di sedime dell’anfiteatro dell’antica colonia romana di Abellinum, risalente al I sec. a.C. Non bisogna avere particolari conoscenze ingegneristiche o archeologiche per asserire che si sta realizzando un manufatto in cemento armato proprio al centro di un reperto archeologico di eccezionale rilievo. Voglio dare per scontato che l’Amministrazione Comunale abbia approvato, che la Soprintendenza abbia autorizzato, che tutti siano stati bravi bravissimi attenti attentissimi onesti onestissimi. Ma a mio inutile e inascoltato parere questo è uno schifo senza limiti». Un post che su Facebook ha alimentato da subito il dibattito cittadino.

Atripaldanews.it