NASCE “L’AMBULATORIO DEL CUORE” DEL FUTURO ALL’ OSPEDALE LUIGI SACCO DI MILANO. IL RESPONSABILE E’ DI ORIGINI IRPINE

E’ di origini irpine il responsabile del più importante Centro di Cardiopatia Strutturale della sanità pubblica di Milano, fiore all’occhiello dell’Ospedale Luigi Sacco. Si chiama Maurizio Di Biasi e il padre, medico anche lui, era di origini irpine dove ancora oggi il Dott. Di Biasi torna a salutare i vecchi amici. Laureato alla Federico II di Napoli. Il Dott. Di Biasi è Responsabile dell’Unità Operativa Semplice di Emodinamica e Cardiologia Interventistica dell’ASST FBF-Sacco. Inoltre dirige L’Ambulatorio del Cuore, un vero e proprio gioiello interamente dedicato alla diagnosi e cura delle Cardiopatie Strutturali sito all’interno del “Centro Cuore” diretto dal Prof. Maurizio Viecca, Direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell’Ospedale Sacco. Il Centro, inaugurato circa un anno e mezzo fa, si trova in un’area recentemente ristrutturata dell’Ospedale grazie alla Fondazione “Un Cuore per Milano” e all’impegno del Prof. Viecca ed è dedicato  specificamente alla gestione dei pazienti affetti da cardiopatia strutturale, patologie cardiache che interessano le valvole e le altre strutture del cuore, permettendo di effettuare una selezione specifica ed accurata dei pazienti che possono giovarsi delle più moderne tecniche di  trattamento invasivo percutaneo mediante un corretto e  sicuro iter clinico e diagnostico. Il Centro è inserito nel contesto della Divisione di Cardiologia, con un reparto di degenza e comune e UTIC dotato in totale di 37 posti letto, ed è in grado di seguire annualmente circa 200 pazienti, da sottoporre o già sottoposti a procedure di cardiologia interventistica nelle due sale di Cardiologia Interventistica , in regime di convenzione con il sistema sanitario nazionale.

Le patologie che interessano le valvole e le altre strutture del cuore seguite presso l’ Ambulatorio e i relativi interventi mininvasivi, ad alta complessità, effettuati in Laboratorio mirano al trattamento delle patologie suddette e si identificano come: TAVI per la stenosi valvolare aortica; la riparazione transcatetere dell’insufficienza valvolare  mitralica con MitraClip e altri devices;  interventi di Valve in valve (VIV) per protesi biologiche aortiche e mitraliche degenerate; chiusura percutanea dell’auricola sinistra in pazienti in fibrillazione atriale che non possono assumere farmaci anticoagulanti per la prevenzione di fenomeni tromboembolici;  chiusura percutanea del forame ovale pervio.

L’apertura di un Centro dedicato al trattamento mininvasivo delle cardiopatie strutturali è stato fondamentale perché permette di individuare le persone che soffrono di varie forme di cardiopatia strutturale e quindi di attuare rapidamente gli interventi più idonei per ciascun caso e di creare un percorso clinico e terapeutico individualizzato e condiviso con gli altri specialisti. Infatti l’approccio alla cura del paziente cardiologico ad alta complessità è di tipo multidisciplinare e multiprofessionale, come afferma il Dott. Di Biasi: “Grazie all’interazione tra cardiologi, cardiochirurghi, internisti, geriatri, nefrologi e neurologi, possiamo creare una strategia terapeutica sempre più “tailored” per ogni paziente con la possibilità di utilizzare, nel nostro Centro, i dispositivi biomedicali tecnologicamente più avanzati che ci permettono di ottenere i risultati clinici migliori. Per noi sono fondamentali anche i controlli post operatori periodici, anche di chi non si è operato al Sacco, per aiutare i pazienti nel loro percorso di recupero in modo da ridurre anche il tasso di reospedalizzazione grazie ad accesso ambulatoriale “open” per la gestione della terapia domiciliare garantendo la continuità assistenziale”.

Nonostante la pandemia l’attività ambulatoriale non solo non si è fermata ma è persino aumentata, in questo ultimo anno, grazie anche a tutte le precauzioni che garantiscono un ambiente a prova di contagi: “L’ambulatorio non ha mai chiuso – conferma il Prof. Viecca – anche perché abbiamo creato dei percorsi dedicati e adottato una serie di precauzioni che rendono il paziente tranquillo durante l’accesso in Ospedale e il controllo clinico. Inoltre l’Ospedale si sviluppa in ampiezza, in un ampio parco, per cui c’è una distanza tra il Centro e il padiglione di malattie infettive di circa 500 metri. Ma se l’attività ambulatoriale in questo anno di pandemia è aumentata anche da noi, viceversa e come in tutta Italia, i ricoveri per infarto acuto purtroppo sono diminuiti del 40-50% perchè per la paura del contagio da Covid i pazienti colpiti da infarto temporeggiano prima di recarsi in ospedale e quando arrivano spesso le loro condizioni sono già gravi”.

Per questo motivo, come conclude il dott. Di Biasi, “è fondamentale rassicurare la popolazione con un invito a recarsi in pronto soccorso: non vi preoccupate e, in caso di sintomi sospetti, recatevi in Ospedale senza tardare perché qualunque esitazione potrebbe rivelarsi anche fatale per la vostra salute”.