La FILCA con una nota sindacale traccia il bilancio di quelle che sono state le vittime sul posto di lavoro in Irpinia:

I dati dell’Inail riferiti all’anno 2020 riferiscono in Campania 72 decessi sul lavoro. 11 persone
morte in provincia di Avellino e 5 infortuni mortali nel settore edile.

Il dato paradossale è che pur in un anno con chiusura cantieri per emergenza Covid19, gli incidenti mortali si sono mantenuti quasi costanti anche registrando una flessione negativa sul numero degli infortuni. Insomma, con una contrazione di lavoro nelle costruzioni, le morti sul lavoro non diminuiscono.

Ma è bene rappresentare pure altri aspetti del covid19. Da una sensazione sul territorio provinciale
per visite in cantieri e addirittura per denunce esplicite di lavoratori, sembra che molti lavoratori
siano “costretti” al lavoro straordinario, con forme di legalità grigie e assai discutibili. Se da un lato
lo stato economico del lavoratore e di necessità è da motivo personale comprensibile per accettare
un lavoro sottopagato, sicuramente sul lato della regolarità e della sicurezza si registrano i maggiori
effetti collaterali: i protocolli covid in cantiere non sono rispettati per la gran parte e ancora tutti i
presidi in generale tipici per l’antinfortunistica nel settore edile. È solo una maggiore declinazione,
anche più complessa del discorso sulla cultura della sicurezza fatto. Il covid19 sembra far
aumentare lo stato precario dei lavoratori edili in provincia, in termini di lavoro “sfruttato” e di
sicurezza non sufficiente.

Dalle piccole e medie industrie che gravitano nel mondo delle costruzioni pervengono richieste di
cassa integrazione per emergenza epidemiologica e nonostante i diversi incentivi e bonus che
vengono erogati. Molti operai spesso lavorano senza che vengono osservati opportuni dispositivi di
sicurezza, anche per covid, tanto individuali che collettivi. E accade di peggio anche come condotte
aziendali antisindacali nei confronti dei lavoratori. Dal mobbing all’esplicita intimazione ai
lavoratori di disdetta sindacale, quando la rappresentanza sindacale in fabbrica è presidio per la
sicurezza attiva e passiva dei lavoratori. In molte aziende è preclusa la possibilità stessa ai lavoratori
di associarsi al sindacato.

In alcune realtà produttive sembra di ritornare all’anno zero dei diritti, della legalità ma soprattutto
della dignità del lavoro e dei lavoratori. Da qui l’invito agli organi ispettivi al controllo documentale
e di fatto, prima che accadano infortuni sul lavoro che, se non aperti e denunciati, attestano già una
sicurezza mancata e di certo una mancata prevenzione.
Il covid19 non è la causa ma solo un pretesto per questa miseria culturale che produce evasione,
mortificazione del lavoro e a volte la morte del lavoratore.