Mario Draghi, è di origini irpine il nuovo premier

Toccherà a Mario Draghi, con ogni probabilità, prendere per mano l’Italia e farla uscire dalla crisi.

Ex presidente della BCE,  economista, accademico, banchiere e dirigente pubblico italiano.

Draghi è stato convocato ieri sera al Quirinale per ricevere dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella l’incarico di formare un nuovo governo. Potrebbe essere lui  l’uomo che potrebbe mettere d’accordo tutte le forze politiche e ricevere la fiducia per traghettare il Paese verso l’uscita dall’emergenza sanitaria.

Le origini di Draghi sono irpine. Nato a Roma nel 1947, è figlio di un dirigente di banca e di una farmacista. Sua madre Gilda Bruni era nata e cresciuta a Monteverde, essendo a sua volta figlia di due stimati farmacisti del bellissimo borgo irpino. Sla donna si trasferì poi a a Roma per sposare Carlo Draghi da cui ebbe il primogenito Mario.

Si laurea nel 1970 presso l’Università Sapienza di Roma con relatore Federico Caffè con una tesi su Integrazione economica e variazione dei tassi di cambio  molto critica sul piano di Pierre Werner, in cui sosteneva che, all’epoca (1970), non sussistessero le condizioni per un progetto di una moneta unica europea.

Nel 1971 entra al Massachusetts Institute of Technology su segnalazione di Franco Modigliani e ha come professore, fra gli altri, Stanley Fischer, futuro governatore della Bank of Israel. Nel 1977 consegue il PhD con la tesi intitolata Essays on Economic Theory and Applications sotto la supervisione dello stesso Modigliani e di Robert Solow.

Dal 1975 al 1978 è professore incaricato prima di Politica economica e finanziaria all’università di Trento, poi di Macroeconomia a Padova ed Economia matematica alla Ca’ Foscari di Venezia, quindi di Economia e Politica monetaria e di Economia internazionale alla facolta di Scienze Politiche Cesare Alfieri dell’Università di Firenze ove, dal 1981 al 1991, è professore ordinario di Economia e politica monetaria.

Mario Draghi è membro dal 1998 del Board of Trustees dell’Institute for Advanced Study (Università di Princeton) e, dal 2003, della Brookings Institution. È stato visiting fellow all’Institute of Politics della John F. Kennedy School of Government (Università di Harvard) nel 2001. Nel 2019 viene insignito della laurea honoris causa in Economia da parte dell’Università Cattolica del Sacro Cuore.

Nel 1983 diviene consigliere di Giovanni Goria, ministro del Tesoro nel Governo Craxi I. Tra il 1984 e il 1990 è Direttore Esecutivo della Banca Mondiale.

Dal 1991 al 2001 è Direttore Generale del Ministero del tesoro. Viene chiamato da Guido Carli, ministro del Tesoro del Governo Andreotti VII, su suggerimento di Carlo Azeglio Ciampi, all’epoca governatore della Banca d’Italia. È stato confermato da tutti i governi successivi: Amato I, Ciampi, Berlusconi I, Dini, Prodi I, D’Alema I e II, Amato II e Berlusconi II. In questi anni è stato l’artefice delle privatizzazioni delle società partecipate in varia misura dallo Stato italiano.

Nel 1992, prima che in Italia avesse inizio la stagione delle privatizzazioni, incontrò alti rappresentanti della comunità finanziaria internazionale sul panfilo HMY Britannia della regina d’Inghilterra Elisabetta II. Questo episodio scatena un’accesa polemica nel dibattito pubblico italiano. Nel 2008, il Presidente emerito della Repubblica italiana, Francesco Cossiga, ricordando quest’episodio, respinse l’ipotesi di vederlo sostituire Romano Prodi a Palazzo Chigi. Dalla campagna di privatizzazione di società come IRI, Telecom, Eni, Enel, Comit, Credit e varie altre, lo Stato italiano ricavò all’incirca 182.000 miliardi di lire. Secondo alcune stime, il rapporto debito pubblico italiano sul Pil scese dal 125 per cento del 1991 al 115 del 2001. Fu inoltre la guida della commissione governativa che scrisse la nuova normativa in materia di mercati e finanza e per questa ragione viene informalmente chiamata legge Draghi (Decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58).

Nel 1991 presiede il comitato di gestione della SACE, avviandone la riforma dell’ente e gestendone la transizione da un passato che nella stagione di mani pulite ha visto indagini e arresti relativi a ‘finanziamenti facili’.

Draghi torna a presiedere la SACE tra il 1998 e il 2001, nella fase della sua trasformazione in ente pubblico economico, preparandone la successiva privatizzazione.

Il 28 gennaio 2002 è stato nominato Vice Chairman e Managing Director di Goldman Sachs per guidare le strategie europee dell’istituto dalla sede di Londra e, dal 2004 al 2005, membro del Comitato esecutivo del gruppo Goldman Sachs.

Più tardi, quando il nome di Draghi incomincia a circolare per la carica di Presidente della BCE, la sua candidatura verrà messa in discussione a causa del periodo trascorso in Goldman Sachs. In particolare, a Draghi viene rimproverato il coinvolgimento nella vendita di derivati alla Grecia che le permetteranno di entrare nell’Euro. Tuttavia questa vicenda venne conclusa nel 2001 quando Draghi non era ancora entrato nella banca d’affari statunitense. Lo stesso Draghi dichiarerà che non era al corrente di quella vicenda e che comunque quel tipo di accordo non rientrava nelle sue responsabilità.

Antonio Fazio, predecessore di Draghi, è stato costretto alle dimissioni per il coinvolgimento nello scandalo di Bancopoli

Il 29 dicembre 2005 diventa il nono governatore della Banca d’Italia. Ha un mandato a termine di sei anni, rinnovabile una sola volta. Dopo la nomina a governatore della Banca d’Italia vendette le sue azioni Goldman Sachs e affidò il ricavato a un blind trust, un fondo di cui non controlla la gestione.

Ha fatto confluire gli immobili di proprietà della famiglia nella società senza fini di lucro Serena: atto costitutivo del 17 novembre 2007, ne è socio amministratore con la moglie, le quote sono equamente suddivise, ma in nuda proprietà, tra i due figli.

Rinunciò all’assenso preventivo e vincolante della Banca d’Italia per le acquisizioni bancarie, e rese possibili fusioni bancarie di rilievo storico. Draghi rende subito chiaro la discontinuità con il predecessore Fazio. In un discorso del 2006 dichiara che non sarebbe mai intervenuto per influenzare operazioni di mercato, neanche laddove la legge gliene conferisse facoltà. Contestualmente invita il sistema bancario italiano a fusioni e aggregazioni per evitare, date le piccole dimensioni, di venire acquisite da istituti di credito stranieri. Contemporaneamente si batte per la revisione delle regole sui rapporti tra banche e imprese in due direzioni: l’innalzamento dei limiti alle partecipazioni che le banche possono detenere in gruppi industriali e alle partecipazioni nelle banche da parte di soggetti non finanziari. Nei diciassette mesi successivi hanno luogo fusioni eccellenti: UniCredit con Capitalia, Intesa con Sanpaolo IMI, Banca Popolare di Verona e Novara con il gruppo Banca Popolare di Lodi, Banche Popolari Unite con Banca Lombarda.

È stato Presidente del Financial Stability Forum dall’aprile del 2006 al 2011, succedendo allo statunitense Roger W. Ferguson, Vice Chairman of the Board of Governors of the Federal Reserve System.

Il 16 maggio 2011, l’Eurogruppo ha ufficializzato la sua candidatura alla presidenza della Banca centrale europea.

 Il vertice di Bruxelles del 16 maggio ha trovato l’accordo fra i ministri della zona euro sulla candidatura di Draghi alla presidenza della Banca centrale europea, però la nomina definitiva è avvenuta solo dopo la decisione dei leader al vertice Ue del 24 giugno.
In questa data Mario Draghi è stato scelto come successivo Governatore della Banca centrale europea, entrando in carica il successivo 1º novembre.
Al suo posto quale Governatore della Banca d’Italia, dopo una complessa scelta da parte del Governo Berlusconi IV, è stato nominato Ignazio Visco il 20 ottobre 2011.

Il 26 luglio 2012, in un intervento a Londra, annuncia che la Banca centrale europea farà tutto il possibile (Whatever it takes) per salvare l’Euro.

Il 31 dicembre 2012 è stato nominato uomo dell’anno dai quotidiani inglesi Financial Times e The Times, per aver ben gestito la crisi del debito sovrano europeo in un momento molto delicato come l’estate di quell’anno quando la crisi finanziaria stava per contagiare grandi economie, come la spagnola e l’italiana.

Il 22 gennaio 2015 il presidente Mario Draghi lancia l’atteso Quantitative easing, con cui la Banca centrale europea acquista titoli di stato dei paesi dell’Eurozona per 60 miliardi di euro fino al settembre 2016.

Il 31 ottobre 2019, con il tradizionale rito di passaggio di consegne alla sua successore Christine Lagarde, termina ufficialmente il suo mandato di presidente della BCE.

Nel 2018, secondo la rivista Forbes, è considerato il 18° uomo più potente del mondo.

Il 10 luglio 2020 è stato nominato da papa Francesco membro ordinario della Pontificia accademia delle scienze sociali. (notizie da wikipedia)