Malattie neurodegenerative e demenza, troppi colpi di testa: calciatori a rischio

Calciatori professionisti soggetti a maggior rischio di malattie neurodegenerative e di demenza. La causa di tale rischio starebbe nell’elevato numero di micro traumi al capo che è inevitabile
registrare nella carriera sportiva di chi, come i calciatori professionisti, colpiscono innumerevoli volte il pallone con la testa.

È quanto emerge da uno studio condotto su oltre settemila ex-calciatori professionisti scozzesi, pubblicato da ricercatori dell’università di Glasgow sull’autorevole New England Journal of medicine, segnalato su Quotidiano Sanità e riportato da Il Mattino.

Nello studio epidemiologico sugli ex calciatori è stata messa allo specchio la mortalità per malattia neurodegenerativa e per tutte le cause, nel confronto fra due gruppi: il primo composto da 7676 ex atleti professionisti; il secondo formato da oltre 23mila persone nell’ambito della popolazione generale.

I tassi di mortalità sono stati determinati dai certificati di morte. A confronto sono stati messi, inoltre, anche i dati sui farmaci erogati per il trattamento della demenza nei due gruppi. In un arco temporale di 18 anni sono deceduti per tutte le cause 1180 ex giocatori di calcio (15,4%) e 3807 nella popolazione generale (16,5%).

Quindi la mortalità, per tutte le cause, era più bassa tra gli ex giocatori fino all’età di 70 anni. Oltre questa soglia tuttavia lo scenario muta: i decessi per malattia neurodegenerativa sono risultati dell’1,7% tra gli ex calciatori e dello 0,5% nella popolazione di controllo, ossia tre volte in più. La frequenza di malattie non neurologiche tra gli ex calciatori è risultata invece più bassa rispetto al resto della popolazione (ad esempio per ictus e infarto) segno del ruolo protettivo dell’attività fisica svolta. Più bassa è risultata anche la mortalità per altre cause, in particolare il tumore polmonare.

Il sottotipo di malattia neurodegenerativa più frequente è risultato il morbo di Alzheimer e il più basso il morbo di Parkinson. La maggiore mortalità non differisce significativamente tra i portieri e gli altri ruoli.

Un’altra malattia neurodegenerativa che sembra colpire in maniera maggiore i calciatori rispetto al resto della popolazione ed è la Sla (sclerosi laterale amiotrofica). Secondo uno studio del 2008 condotto dall’istituto Mario Negri su 23.875 calciatori di Serie A, B e C il rischio ricalcolato sulla popolazione calcistica è circa 2 volte di più rispetto alla popolazione generale e arriva a essere di 6 volte più incidente in serie A. In Italia la prima vittima risale al 1973: si tratta dell’ex centrocampista di Cagliari e Fiorentina Armando Segato ma sono decine i casi noti alle cronache. Tra i più famosi i casi di Stefano Borgonovo, Armando Segato, Gianluca Signorini e Adriano Lombardi, Paolo List e da ultimo Marco Sguaitzer ex calciatore del Mantova.