L’Italia s’è desta: i protagonisti della nuova Nazionale

C’è un momento, nella storia recente della Nazionale di calcio, che fa da spartiacque. È la sera del 13 novembre del 2017, quando l’Italia non va oltre lo 0-0 contro la Svezia e fallisce clamorosamente la qualificazione ai Mondiali 2018. Una debacle storica, che non accadeva da quasi sessant’anni, visto che l’ultima volta di un Mondiale senza l’Italia era datata 1958.

In quel momento, finisce l’era di Gian Piero Ventura come commissario tecnico degli Azzurri. Dopo le inevitabili polemiche per il fallimento, e il solito scaricabarile tra le parti, a maggio 2018 l’Italia ha un nuovo allenatore: si chiama Roberto Mancini. E tutto cambia.

Come gioca l’Italia di Mancini

Mancini è un allenatore vincente, come non lo era Ventura. Protagonista con l’Inter e il Manchester City, il tecnico jesino volta immediatamente pagina, avviando un processo di rinnovamento che in molti si attendevano doloroso e lungo. E invece, la nuova Italia ci mette ben poche partite per cominciare a carburare.

Uno dei principali meriti di Roberto Mancini è aver dato alla Nazionale un’impronta chiara e precisa. Quando gioca l’Italia, tutti sanno già che vedranno pressing, scambi stretti in velocità e grande spinta sulle fasce, per un gioco mai passivo e sempre propositivo, con l’intendo di comandare la partita, senza subirla o aspettare gli avversari.

Un calcio moderno, a volte forse rischioso ma altamente remunerativo. Del resto, i risultati finora stanno dando ragione alla scelta del ‘Mancio’, di cui i vertici federali sono giustamente entusiasti, tanto da aver raggiunto l’accordo con l’allenatore, che resterà sulla panchina della Nazionale fino al 2026.

L’obiettivo dichiarato di Mancini, non a caso, sono i prossimi mondiali, che si disputeranno in Qatar nel 2022. Nel programma del ct azzurro, gli Europei 2020 avrebbero dovuto essere una tappa intermedia, una competizione internazionale dove oliare i meccanismi della squadra e permettere ai giocatori di accumulare esperienza.

Forse neppure lui si aspettava una crescita esponenziale così rapida. Ma dopo le prime partite di questi Europei, e giudicando anche le performance delle favorite (Francia, Belgio e Inghilterra su tutte), immaginarsi un’Italia campione d’Europa, o quantomeno capace di raggiungere l’atto finale, non è un’utopia.

I giocatori chiave, ruolo per ruolo

Se Mancini è il demiurgo che ha riavvicinato i tifosi alla Nazionale, le sue “creature”, per modo di dire, sono tante. Alcune pedine, però, sono fondamentali per il tipo di gioco che ha in mente il tecnico jesino, tanto da essere considerate i titolari inamovibili.

Partiamo dal portiere, che ovviamente è Gigio Donnarumma. Il giovane numero 1 ex Milan è cresciuto tantissimo, abbinando al suo talento naturale tra i pali anche un tocco di palla non indifferente, per un giocatore abituato a trattare la sfera con le mani. Un portiere che sappia iniziare l’azione palla a terra, usando la tanto sbandierata costruzione dal basso, è fondamentale.

La difesa

Il modulo scelto da Mancini è il 4-3-3, con due centrali difensivi (uno più marcatore, l’altro più bravo in fase di impostazione) e due terzini capaci di fare molto bene le due fasi, coprendo interamente la fascia di competenza.

Per quanto riguarda la coppia centrale, Mancini ha puntato molto su Chiellini e Bonucci. I due giocatori della Juventus si conoscono bene, sono una coppia affiatata e corrispondono perfettamente all’identikit: se Chiellini è un mastino in marcatura, Bonucci ha una capacità balistica che gli permette di essere decisivo con lanci lunghi e traccianti in verticale molto precisi.

Sulle fasce si sono alternati fondamentalmente quattro giocatori: Emerson Palmieri e Spinazzola a sinistra, Florenzi e Di Lorenzo a destra. Dei quattro, sicuramente Spinazzola e Florenzi sono i due più offensivi, mentre Emerson Palmieri e Di Lorenzo garantiscono maggiore copertura. Tutti, in ogni caso, sono perfettamente capaci di gestire la propria fascia di competenza, pur senza un’ala davanti a loro.

Il centrocampo

Il centrocampo, il cuore di ogni squadra, è forse la zona del campo dove Mancini ha cambiato meno. Fin da subito ha insistito sulla strada del doppio play, affidando a Verratti e Jorginho le chiavi della mediana. Pur essendo entrambi dei registi classici, i due sono riusciti a scambiarsi egregiamente i compiti, alternandosi come primo punto di riferimento per i difensori e come mezz’ala in appoggio agli attaccanti.

Il ruolo del terzo centrocampista, l’incursore, sembra cucito addosso a Barella. Il cagliaritano è un tuttocampista, capace di muoversi su tutto il fronte mediano: ha forza, grinta, carattere, una buona tecnica di base e un tiro “non battezzabile”, come direbbero gli appassionati di basket. Quel che difetta in chili e centimetri, Barella lo recupera con un dinamismo che ha pochi eguali nel calcio moderno.

Il primo cambio a centrocampo è Locatelli. Il talento del Sassuolo è stato impiegato da Mancini nelle prime partite dell’Europeo 2020, al posto dell’infortunato Verratti, e non ha fatto rimpiangere il giocatore del PSG. Anche se non ha la stessa capacità nello stretto del compagno, Locatelli garantisce quantità e qualità.

L’attacco

Mancini ha impostato l’Italia con il tridente: una punta centrale e due giocatori tecnici e veloci più larghi, ma comunque in grado di accentrarsi per cercare il tiro in porta o l’assist al compagno. Non a caso, spesso gli attaccanti esterni giocano a piede invertito: un mancino a destra, un destro a sinistra.

Nel ruolo di centravanti, Immobile è il titolare. L’attaccante della Lazio è una classica punta d’area, molto forte nel gioco aereo e con senso della posizione. Dà anche una grossa mano in fase di copertura, come del resto anche Belotti, il suo alter-ego. Il ‘Gallo’, però, è più tecnico rispetto al compagno, anche se meno freddo sotto porta.

A sinistra, il titolare indiscusso è Insigne. Il numero 10 del Napoli è un po’ il regista offensivo della Nazionale, l’uomo di maggiore qualità, quello da cui Mancini si aspetta non solo gol, ma anche passaggi vincenti per i compagni. Quando il napoletano non è stato disponibile, Mancini ha provato Pellegrini della Roma, un giocatore dalle caratteristiche ovviamente diverse: meno attaccante, più centrocampista.

A destra, ultimamente Berardi ha sorpassato Chiesa nelle gerarchie. L’attaccante del Sassuolo ha maggiore esperienza rispetto all’esterno della Juve, anche se sono entrambi giovani, e soprattutto garantisce una maggiore continuità di rendimento.