L’Inps blocca gli assegni di invalidità civile per chi ha un lavoro, Fiordellisi (Cgil): “Misura ingiusta e iniqua che colpisce i più deboli”

Riceviamo e pubblichiamo una nota stampa della CGIL di Franco Fiordellisi:
L’invalidità civile parziale è  una prestazione economica a favore delle persone con invalidità  tra il 74% e il 99 % . Il valore dell’assegno è di 298 euro con età dai 18 ai 67 anni. Questa prestazione è stata erogata  fino al 13 ottobre 2021 anche a chi svolgeva un’attività lavorativa remunerata con un tetto massimo di 4931 euro all’anno.
«Stiamo parlando – spiega Franco Fiordellisi, segretario generale Cgil Avellino – di attività svolte spesso  con piccoli compensi ma fondamentali  e necessari per la persona disabile perché si trattava di attività terapeutiche,  attività formative   e di inclusione sociale». «Nel corso degli anni, la legge è cambiata varie volte, ma mai a favore di chi ne ha bisogno. Iniziamo con la numero 118 del 1971, che  stabilisce l’assegno è dovuto solo in caso di soggetti invalidi incollocati al lavoro. Ma grazie a decenni di battaglie per l’inclusione lavorativa dei disabili,  la stessa Inps, nel 2008 ammette che “l’esiguità del reddito impedisce di ritenere che vi sia attività lavorativa rilevante”. Vuol dire  che con  un lavoro instabile e con  reddito  che non superi la soglia minima  si può beneficiare dell’assegno di invalidità civile».

Antonella Coppola, direttrice Inca Avellino, spiega: «Sono, però, le ultime due sentenze della Cassazione che decidono “il mancato svolgimento di attività lavorativa è un elemento costitutivo del diritto alla prestazione assistenziale”  fanno fare passi indietro all’Inps L’istituto percepisce i due verdetti svuota tutti I sacrifici e le battaglie per l’inclusione sociale dei disabili  e ribadisce che per poter accedere all’assegno mensile di invalidità e’ necessario che il beneficiario non svolga alcuna attività lavorativa , a prescindere dal reddito ricavato». «In tutto questo mare magnum – aggiunge Coppola – in un paese civile come si può solo immaginare che  298 euro possano essere considerati sostentamento dignitoso? Come si può evitare il confinamento nella solitudine della inattività ? Non solo si va contro l’inclusione sociale ma si mettono in difficoltà migliaia di lavoratori disabili più poveri e  più fragili».

«Sarebbe opportuno – conclude Fiordellisi – che uomini e donne che ci rappresentano in Parlamento applichino coscienza e buon senso  ed   intervengano immediatamente per correggere le lacune create dalla norma del 1971 e a seguire così da ripristinare la compatibilità sino ad ora ammessa».