LE ACLI CELEBRANO IL 25 APRILE

Salvaguardare la memoria della Resistenza e rinnovare il nostro grazie a quanti sacrificano la loro vita per la libertà del Paese, sconfiggere il regime nazifascista è un nostro dovere, che avvertiamo anche oggi, nel pieno di una emergenza sanitaria, economica e sociale che impedisce manifestazioni pubbliche e assembramenti.

Nonostante le difficoltà del periodo, le ACLI invitano i propri iscritti, i Circoli e le Strutture di base a raccogliere fotografie simboliche di persone e luoghi che raccontino storie di lotta alle ingiustizie e alle dittature.

All’apparenza non vi è nulla di peculiare nei volti giovani e negli sguardi comuni che ritraggono i partigiani e tutti coloro che hanno saputo dare un contributo importante negli anni in cui si scriveva la storia – afferma il Presidente delle ACLI Irpine Alfredo Cucciniello-.

Eppure, le foto d’epoca, in bianco e nero, formato documento o ricordo di famiglia, ci dicono di uomini e donne, ragazze e ragazzi, che hanno voluto guardare in faccia il mondo e vivere pienamente la loro realtà. Lo hanno fatto così, con normalità nella loro quotidianità, facendo scelte straordinarie: incapaci di opporre resistenza al richiamo forte della propria coscienza, che li sollecitava a pronunciare parole, ad intervenire in prima persona per fermare l’ingiustizia. Quella di ogni giorno e quella delle stragi. Quella della delazione del proprio vicino di casa e quella dei rastrellamenti di massa. Quella che intimoriva chi esercitava la libertà del pensiero e quella che esigeva il silenzio con lo strumento della paura.

Dietro ogni volto un nome, una storia, una vita, una famiglia, una comunità, un paese.

Ognuno con la propria singolarità, un progetto, un sogno, un’idea per la quale hanno imbracciato le armi, sfidato le pattuglie, corso dei rischi, affrontato esitazioni, perso la vita.

In tutti la consapevolezza fiera di aver vissuto, ciascuno nella propria singolarità, un’esperienza collettiva di riscatto, determinazione e affermazione dei principi di libertà e democrazia, uno a fianco all’altro. Resta un groviglio di tracce che hanno segnato un cammino straordinariamente nuovo, un destino a cui appartenere, il destino di un popolo e delle future generazioni.

Ricordare questi volti, questi nomi, dunque, non è retorica, ma un atto di stima e di rispetto per le loro vite, per i loro desideri e per la loro sorte. E’ la strada giusta per continuare ad animare la memoria e rendere viva la storia individuale e collettiva di ciascuno. Per ognuno di noi, ieri ed oggi, ma anche per il futuro. Resistere è una virtù, laica e cristiana, quando ci viene chiesto di opporci con coraggio all’evidenza e all’ingiustizia, dell’iniquità e dell’indifferenza. La Resistenza è stata un atto di coraggio, ma non certo un mito di eroi. Ha coinvolto così tante persone appartenenti a mondi diversi, in modo così drammatico che oggi potrebbe assumere i tratti di una narrazione epica.

Ciascuno è un atto che ha a che vedere con un quadro di valori, con una visione della vita e con il destino futuro, come scriveva Giovanni Bianchi, “rischioso e vitale come è ogni bivio che ancora oggi si pone tra Resistenza e Resa”.