La cultura non si ferma “A spasso con i libri” di Maria Ronca

Gli attacchi alla cultura avvengono sempre per un motivo, a volte per negazionismo, altre per avversione e/o per involuzione, fatto sta che la cultura non può fermare la sua corsa, con o senza Covid, deve ritrovare altre vie e altri modi per esplicitare la sua funzione trasmissiva e di inclusione.

Invece, i mezzi con cui si comunica diventano, nocivi e pericolosi, quando intaccano la libertà e la dignità altrui, si fa un cattivo uso e abuso degli spazi della comunicabilità, se da un lato i social ci vengono incontro, ampliando il contesto dell’interazione comunicativa, dall’altro diventa un mezzo disdicevole per colpire gli altri. Le citazioni di autori e di poeti abbondano a dismisura nel quotidiano di una bacheca pubblica e, ben venga, a patto che, dietro uno schermo, non venga denigrato l’altro. Dietro una frase decontestualizzata si nasconde il tentativo di far passare messaggi sbagliati, non sono nient’altro che attacchi alla persona, alla reputazione e, nei peggiori dei casi, incitamento alla violenza. La poesia subisce ogni sorta di considerazione al negativo. Si fanno continui distingui tra buona e cattiva poesia. Si discute sull’utilità della poesia, ma la poesia non segue mode e stili imposti, non esige schemi, nasce nell’intima connessione con la vita e vive con essa. Non ci sono limiti alla creatività, altrimenti non sarebbe autentica. Perderebbe l’unicità che caratterizza ogni sensibilità. I versi seguono l’istinto e l’occhio clinico del poeta che sperimenta, che si nutre e si autodetermina, non cerca consensi, pareri e non si illude di arrivare a podi o altro. Si dona completamente. Non ti nasconde nulla, può il suo pensiero essere frainteso, ma si lascia guidare dal cuore e non calcola gli effetti. Non ha bisogno di frasi ad effetto per ingannare il tempo, il suo è un appello, un invito a parlare delle angustie della vita, calca i mondi sconosciuti, indefinibili del dolore e del senso di oppressione al rifiuto di ogni genere di sopruso, indirizza lo sguardo, indica la via della redenzione. Sotto una veste di missionario contempla la bellezza in risposta nel senso negato alla vita. Che meraviglia!

Di converso, dietro frasi ignobili e pregiudiziali c’è il tentativo becero di parlare male della poesia e questo non è concepibile. L’essere plasma i suoi pensieri, partendo da un concetto di pace, di giustizia, di amore. Dimmi chi citi e ti dirò chi sei. Certe parole non hanno riposo e giustificazione.

Una constatazione amara di chi nomina Goebbels senza conoscere la storia e i suoi trascorsi, allora la frase “Quando sento la parola cultura metto mano alla pistola“, non è ammissibile offende: la poesia, i poeti e la cultura.

Nell’immaginario collettivo, i miti e gli eroi diventano esempi non caricature d’altri tempi e i cattivi comunicatori, non possono e non devono, nascosti dietro un pc e in nome della libertà di espressione, diventare barzellettieri in un mausoleo di concetti trapassati e fuorvianti, pieni di odio e di disprezzo. Sarebbe un cattivo mestiere, oltre che, di pessimo gusto.

Sono i bei pensieri a continuare a resistere, a far nascere il desiderio di una società equa e inclusiva e ad opporsi costantemente a ogni forma di violenza.