Inquinamento, la video-denuncia degli ambientalisti in Irpinia

Avellino – Un anno fa l’incendio ICS ad Avellino. Cosa è successo da allora? Cosa abbiamo imparato? Sono le domande che si pone il comitato “Salviamo la Valle del Sabato“. Attraverso un post su Facebook Franco Mazza denuncia l’ennesimo sforamento di polveri sottili (PM10) ad Avellino: “Il fenomeno delle polveri sottili in città e nell’hinterland è molto complesso e pertanto a volerlo affrontare additando una singola possibile causa si sbaglia. Mi occupo di questo problema da molti anni e controllo i dati delle centraline da almeno 5 anni in modo pressoché quotidiano. Dobbiamo innanzitutto dire che noi (tutti) siamo vittime dell’orografia, della meteorologia e dei mutamenti climatici. Ecco: queste sono le nostre condizioni predisponenti che fanno di questo nostro territorio un luogo particolare, affascinante per la sua bellezza, ma problematico perché chiuso in una conca. Un luogo nel quale se c’è ristagno d’aria, inversioni termiche per condizioni meteo particolari bastano veramente pochissime emissioni di inquinanti per sforare. Il periodo del lockdown ci ha mostrato proprio questo e cioè nei giorni del fermo totale proprio per quelle condizioni meteo che richiamavo si è sforato lo stesso, di poco superando il limite per le PM10 dei 50 mcg/m3 d’aria proprio perché, a causa del blocco la quantità di inquinanti in aria era non eccessiva ma tale da determinare lo stesso gli sforamenti proprio perché c’erano condizioni favorenti di temperatura, umidità e scarsa ventilazione. Direi che il lockdown ci ha insegnato, se ancora ce ne fosse stato bisogno, che la situazione di Avellino è molto seria riguardo alla qualità dell’aria che respiriamo. Pensate che allo stato attuale in Campania riguardo alle PM10 i maggiori sforamenti si hanno a San Vitaliano, a Volla, ad Acerra e ad Avellino. Quelle di Avellino sono tra le quattro centraline che ad oggi hanno registrato più sforamenti. Facciamo peggio di tutte le altre città capoluogo della Campania e anche di luoghi come Casoria e Pomigliano. Detto questo e tenuto conto della specificità del nostro territorio è ovvio che tutte le combustioni, cioè tutto ciò che produce emissioni in atmosfera contribuisce a determinare i livelli di polveri sottili.

Tutte le fonti di emissioni sono alla base dell’inquinamento. La complessità del fenomeno non ci deve indurre a formulare affermazioni semplicistiche puntando l’indice una volta contro gli abbruciamenti, poi le nocciole e poi il traffico e ancora i camini, le industrie. Probabilmente saranno necessari interventi su vari livelli cercando di mitigare tutte le emissioni, ma urge uno studio approfondito del territorio che valuti attentamente la direzione dei venti, indichi esattamente le fonti e la composizione chimica delle PM10 e delle PM2,5, di gran lunga più pericolose perché rappresentano la frazione respirabile. E allora bisognerebbe mettere a confronto esperti e monitorare il territorio di Avellino e di tutta la valle del Sabato con una serie di centraline mobili, così come già un anno fa avevamo proposto. Analizzato bene il nostro contesto bisogna chiamare al capezzale della città la Regione Campania, il Ministero dell’Ambiente e il Ministero della Salute. Serviranno interventi strutturali e quindi impegni di risorse che non potranno essere sostenute da un singolo sindaco o da più sindaci. Non basta conoscere e descrivere il fenomeno dell’inquinamento atmosferico ma bisogna individuare soluzioni che aiutino tutti, noi a respirare aria più pulita e anche gli agricoltori produttori di nocciole. Certo che così non si può più andare avanti. Ormai è certo che la qualità dell’aria incide sulla salute in modo significativo provocando danni a carico di vari organi e apparati, non solo su quello respiratorio. Auspichiamo un intervento che vada in questa direzione e ancora una volta, avendolo già fatto lo scorso anno, ci rivolgiamo in primo luogo al sindaco di Avellino Gianluca Festa e al sindaco di Atripalda Giuseppe Spagnuolo. Prendano al più presto un’iniziativa”.