IL MONDO DELL’ARTE E DELLA MEDICINA PIANGE LA SCOMPARSA DI CARLO MELUCCIO DECANO DEI MEDICI E DEGLI ARTISTI IRPINI

“A distanza di poche ore dalla scomparsa del preside Mario Guarini, illustre maestro ceramista, e accorto educatore di più generazioni di studenti votati all’arte, mi giunge l’altrettanto triste notizia della morte del medico – pittore Carlo Meluccio, decano della professione ippocratica nella città di Avellino, cardiologo di chiara fama, fondatore negli anni’60 del secolo scorso con i dottori Mario Malzoni e Nicola Mottola della prestigiosa Clinica Montevergine di Mercogliano, e decano anche degli artisti irpini, legato da oltre mezzo secolo da  sincera, fraterna  amicizia al compianto preside Guarini e, come pocanzi ricordavo, per ironia della sorte, scomparsi entrambi a distanza di una manciata d’ore l’uno dall’altro.”

Ad annunciare quest’altra grave perdita, sia per il mondo dell’arte che per quello della medicina, è il Responsabile del Museo Civico di Avellino, lo Storico dell’Arte Alberto Iandoli, autore tra l’altro di una pregevole monografia dedicata alla pittura di Carlo Meluccio dal titolo “I Colori di una vita”, data alle stampe nel 2011 per le edizioni Fusco di Salerno, e curatore di diverse mostre dedicate al medico – pittore, natio di La spezia, classe 1923, ma irpino sin dall’infanzia.

“A Carlo Meluccio – ha commentato Alberto Iandoli – mi legava una amicizia quasi trentennale, scaldata da quello che mi piace definire, e in verità piaceva anche a Carlo Meluccio definire, “Sacro Fuoco dell’Arte”. La commozione del momento mi impedisce, come dovrei, come vorrei e come merita di essere ricordato il dottore Meluccio, una cosa però mi preme evidenziare, rinviando ad altra occasione un giusto ricordo, e cioè di poter tranquillamente affermare che, per ciò che attiene la sua passione per la pittura, nonostante fosse un autodidatta, ha raggiunto livelli sicuramente apprezzabili, tanto da maturare una singolare, chiara e inconfondibile cifra stilistica nei suoi dipinti, dal gusto decisamente metafisico e surreale al tempo stesso. Non è un caso infatti – ha proseguito Iandoli – che le sue opere hanno attirato l’attenzione di musei e attenticollezionisti, oltre che essere protagoniste, negli ultimi settant’anni di importanti mostre, come ad esempio mi piace ricordare, tra le tante, le personali presso le Gallerie d’Arte “Macchi” di Pisa, “La Vernice” di Bari e la “San Carlo” di Milano, a cui vanno ad aggiungersi, sempre tra le tante, le mostre internazionali al “Salon de arte Cantv” di Caracas in Venezuela, al Museo d’Arte Moderna di Mendoza in Argentina, alla Carib Art Gallery di New York e ancora all’ultima, imponente antologica organizzata nel Principato di Monaco, presso la Galleria d’Arte “L’Entrepot”.

Una vita dedicata alla pittura, così come alla medicina, col medesimo interesse, con la medesima passione, dedicandosi – ha aggiunto Alberto Iandoli – nel caso della pittura, alla cura dell’anima, nel caso della medicina, a quella del corpo.

Una vita lunga quasi un secolo la sua, i cui approdi, tanto nel campo della medicina, quanto in quello della pittura, credo debbano essere necessariamente oggetto di studio e di memoria. A ciò mi preme aggiungere sentimenti di gratitudine per le occasioni professionali concessemi nel corso degli anni da Carlo Meluccio, quale curatore della sua monografia “I Colori di una Vita”, oltre che di diverse sue mostre, a cui si aggiunge la gratitudine personale, prima ancora che istituzionale, in qualità di Curatore e Conservatore del Museo Civico di Avellino, per aver creduto, sin dall’inizio nell’Istituzione museale avellinese, al punto di decidere di donare delle sue opere.

Nella tristezza del momento – ha concluso Alberto Iandoli – per la scomparsa di un grande uomo, un grande medico e un altrettanto grande pittore, l’impegno personale di mantenerne vivo il ricordo, e un pensiero di vicinanza alla famiglia, ed in particolare alla moglie, la dottoressa Marcella Sesia Meluccio.