Il LI.SI.PO. scrive a Mattarella

[Ufficio stampa LI.SI.PO.]

AL SIGNOR PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
Egr. Prof. Sergio MATTARELLA
Esimio Presidente,

questa Organizzazione Sindacale LI.SI.PO. “Libero Sindacato Polizia” registra con profondo rammarico che anche l’ultimo baluardo a difesa della Democrazia sancita con la Costituzione Italiana sta crollando pezzo dopo pezzo, Decreto Legge dopo Decreto Legge. Il LI.SI.PO. sperava in un Suo autorevole intervento volto a dire basta alle ingiuste imposizioni di un Governo (che a nostro avviso non sta gestendo bene la pandemia) ma, nonostante il grido esasperato di molti Italiani e, per quanto riguarda la categoria dei lavoratori della Polizia di Stato, anche il nostro accorato appello motivato espresso con nota del 14 dicembre u.s. a Lei indirizzata, la Sua apparente indifferenza non lascia adito a buoni auspici. Seppure nel Suo semestre bianco, notiamo che il Governo, non si astiene dal sottoporLe Decreti Legge che puntualmente vengono emanati. A tanto, alla luce delle restrizioni che questi atti dell’Organo Esecutivo comportano e delle discriminazioni che hanno creato ed alimentano, crediamo sia lecito chiederLe se con essi ritiene garantito il rispetto dei diritti umani fondamentali e se siano rispettati i princìpi di proporzionalità, di ragionevolezza e di temporaneità che giustificherebbero talune limitazioni delle libertà individuali. Basterebbe un Suo cenno di risposta, nel rispetto delle Istituzioni di cui Lei è a capo e di cui chi le ha scritto e le scrive fa pienamente parte integrante come Polizia di Stato (non perditempo di piazza!). Chiediamo solo un po’ di rispetto per continuare a servire lo Stato civile, con lo spirito di abnegazione di sempre… solo un po’ di rispetto: è possibile? Nello specifico, senza voler enunciare nel dettaglio gli articoli 1, 2, 3, 10, 13, 16 e 32 della Carta Costituzionale che riteniamo siano arbitrariamente palesemente violati (e per i quali speriamo qualche Giudice intervenga quanto prima per ristabilire legalità e giustizia), contestiamo le misure coercitive sancite dalla compagine governativa, dall’istituzione dei green pass fino all’assurda previsione di sospensione dal lavoro per chi non si sottopone al siero sperimentale detto “vaccino anti Covid-19”. Premesso che non accettiamo la punibilità di un Poliziotto per quello che riteniamo un deliberato diniego ad una sperimentazione scientifica da parte di chi è in grado di intendere e volere, il D.P.R. 25 ottobre 1981, n. 737, all’art. 6, contempla l’istituto della “Sospensione dal servizio” come di seguito riportiamo: “La sospensione dal servizio consiste nell’allontanamento dal servizio per un periodo da uno a sei mesi, con la privazione della retribuzione mensile, salva la concessione di un assegno alimentare di importo pari alla metà dello stipendio e degli altri eventuali emolumenti valutabili a tal fine a norma delle disposizioni vigenti, oltre gli assegni per carichi di famiglia”. Può un Decreto Legge, quindi una normativa di carattere generale, intervenire in senso peggiorativo sull’applicazione della pena prevista dalla normativa speciale? Non si sta trattando di delinquenti, ma di donne e uomini a presidio della Pubblica Sicurezza e dell’Ordine Pubblico in Italia. Qualora non avesse letto la nostra del 14 dicembre 2021, Le riproponiamo un quesito più che legittimo: “come non tener conto che si fornisca gratuitamente un reddito a chi non lavora e si toglie dignità a chi serve lo Stato? Come si può ignorare o, peggio, infischiarsene, che molte delle persone appartenenti alla Polizia di Stato (che il LI.SI.PO. si onora di rappresentare a prescindere dal loro orientamento), hanno situazioni finanziarie che a seguito di arbitraria sospensione dal lavoro non potranno più onorare, con le relative conseguenze personali e familiari?”. Se a Lei togliessero il sostentamento economico, oltre al ruolo istituzionale e la dignità che si è costruita con tanti sacrifici, non si sentirebbe tradito da questo Stato che per anni ha diligentemente servito ed onorato? Ci sono nostri colleghi che hanno dovuto riconsegnare pistola, manette e tesserino per non aver ceduto al becero ricatto dell’inoculazione del siero sperimentale detto vaccino anti Covid-19. Come Libero Sindacato Polizia (LI.SI.PO.) non possiamo accettare la mancata adesione alla campagna vaccinale quale causa di esclusione dall’ambiente di lavoro. Per altro, le ultime evidenze scientifiche dimostrano che i vaccinati si contagiano e contagiano a loro volta. Il green pass ha quindi solo creato la falsa speranza di potersi aggregare (favorendo invece la trasmissione del virus) e quindi l’unica quasi certezza di non contagiosità è data dall’esito negativo dei tamponi (dei quali avevamo auspicato la gratuità, alla stregua dei vaccini). Il fatto che gli stessi scienziati promotori della vaccinazione abbiano affermato tutto ed il contrario di tutto (dapprima che bastasse una dose, poi la necessità della seconda, poi hanno perorato la causa dell’obbligatorietà della terza e la previsione di una quarta dose…) non dà certezza alcuna. Non si conoscono gli effetti a lungo termine dei componenti del siero che si sta inoculando e sembrerebbe, per alcune affermazioni di autorevoli scienziati, che possano esservi elementi chimici potenzialmente cancerogeni o che, se iniettati nei giovanissimi, potrebbero portare alla sterilità (ma ciò esula dalla nostra competenza, per cui ci rimettiamo alla scienza ed al tempo che daranno ragione o torto a quanto paventato).Tanto premesso e considerato che non si conosce né il periodo di efficacia di ogni dose inoculata né la copertura antivirale che fornisce, perché si continua despoticamente ad imporre la sottoposizione al siero sperimentale? Per ottenere un lasciapassare per fruire di diritti fondamentali ed inviolabili e che, oltretutto, fornisca falsa speranza di potersi aggregare senza rischi? Inconfutabilmente, le uniche valide misure di contenimento della diffusione virale rimangono, come abbiamo sempre sostenuto, il distanziamento, le mascherine, la disinfezione delle mani, degli ambienti e dei mezzi di trasporto. Quello che per noi rileva, oltre il mancato rispetto dei diritti umani fondamentali Costituzionalmente (prima) tutelati, è il mancato rispetto della dignità personale dei dipendenti della Polizia di Stato da parte del Governo. Chiediamo, dunque, a chi ne ha competenza ed onere, Voglia fare tutto il possibile per abolire tali inadeguati atti governativi e ripristinare immediatamente in servizio i nostri colleghi estromessi con questi provvedimenti illegittimi sotto il profilo Costituzionale e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, con previsione di risarcimento dei danni morali e civili in loro favore.

Cordiali ossequi.

LA SEGRETERIA NAZIONALE