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Huawei-Google-Android: cosa cambia per gli utenti italiani

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Mentre gli Stati Uniti e Donald Trump concedono al colosso delle telecomunicazioni cinese Huawei una tregua di tre mesi, gli utenti si chiedono cosa potrà cambiare per loro dopo la decisione di Google di rompere coi cinesi e negare gli aggiornamenti ai device in giro per il mondo.

Huawei è già entrata in trattativa con Google per cercare di trovare una soluzione dopo lo stand by di tre mesi concesso dalla Casa Bianca. I due gruppi stanno negoziando per trovare una risposta “al divieto degli Stati Uniti di vendere apparati al gigante cinese degli smartphone”, ha dichiarato il fondatore del colosso Ren Zhengfei. I problemi sul tavolo sono diversi, soprattutto per gli utenti. Lo riporta quifinanza.it

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Cosa succede a Huawei dopo lo stop di Trump
Secondo diversi analisti, nell’immediato non ci sarebbero grosse ripercussioni per Huawei e i suoi utenti. Gli smartphone venduti sinora dovrebbero continuare a funzionare senza problemi e, nonostante la sospensione delle licenze, gli utenti dovrebbero continuare a scaricare app e aggiornamenti. Le carte in tavola cambiano, invece, per i dispositivi in rampa di lancio (come il Mate 30 Pro, che come da tradizione dovrebbe arrivare a fine estate), che non potranno più utilizzare la versione di Android montata sino a oggi.

Discorso analogo anche sul fronte della componentistica. Le quattro aziende citate nel paragrafo precedente, infatti, sono partner fondamentali per Huawei. Si tratta, infatti, dei maggiori produttori mondiali di chip, processori, SoC, sistemi integrati di comunicazione (come antenne radio, modem e altri componenti di questo genere) e altra componentistica che troviamo all’interno dei nostri smartphone e smartwatch. A quanto pare, però, Huawei ha accumulato scorte utili per i prossimi tre mesi, così da poter continuare a produrre e, magari, sperare in un “ravvedimento” da parte dell’amministrazione statunitense.

Cosa cambia per gli utenti italiani?
L’ordine esecutivo di Trump, comunque, inciderà in maniera decisa anche sulla nostra vita e sulle nostre abitudini d’acquisto. Come specificato anche da Google, chi ha uno smartphone Huawei non dovrà preoccuparsi: potrà continuare ad accedere ai servizi Google Play (come lo Store per scaricare app e aggiornamenti o Protect, l’antivirus che scansione le app prima della loro installazione) e scaricare gli aggiornamenti di sicurezza. Gli effetti, invece, potrebbero farsi sentire nel medio termine: se programmate di acquistare un dispositivo Huawei che verrà lanciato nelle prossime settimane, potreste avere problemi con le app dell’ecosistema Google (Google Maps, Gmail e Authenticator, tanto per citarne tre), con l’accesso al Play Store e con il download degli aggiornamenti di sicurezza. La possibilità di scaricare gli aggiornamenti del sistema operativo, invece, è preclusa sin da adesso. Ciò vuol dire che lo Huawei P30 Pro e tutti gli altri dispositivi della casa cinese non riceveranno Android 10 Q, presentato nel corso del Google I/O 2019 di qualche settimana fa.

La messa al bando di Huawei, però, potrebbe avere un impatto ancora maggiore sul lungo periodo. Il produttore cinese, infatti, è tra i partner principali degli operatori telefonici italiani nello sviluppo della rete 5G. Una messa al bando anche in Europa o nella sola Italia, quindi, costringerebbe le varie TIM, Vodafone, Tre, Iliad e Fastweb a rivedere i loro piani di implementazione della nuova tecnologia, causando ritardi nell’adozione nel nostro Paese e non solo.

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