FOTO/Scopriamo l’Irpinia: Calitri tra Chiese e monumenti da visitare

Calitri (Caletrium o Aletrium in latino, Alètrion in greco antico, Calìtr in dialetto locale) è un comune italiano di 4.487 abitanti della provincia di Avellino in Campania situato lungo le rive del fiume Ofanto. Capoluogo della Comunità montana Alta Irpinia, è il terzo comune per estensione territoriale della provincia.
Calitri è situata su di una collina a 601 m s.l.m. in Irpinia, al confine con la Basilicata. Il territorio comunale è attraversato dal fiume Ofanto e da tre suoi affluenti: Ficocchia, Cortino (o Isca) e Orata.

La storia. Le prime tracce della presenza umana nel territorio di Calitri risalgono al Neolitico, cui appartengono alcuni utensili in selce levigata conservati presso il museo irpino di Avellino. Plinio il Vecchio (23-79 d.C.), elencando le popolazioni irpine, parla della colonia degli Aletrini, dando conferma della presenza di una comunità nella zona dove sorge Calitri. Tuttavia diventa un vero e proprio insediamento urbano solo a partire dal XIII secolo. Nel periodo medioevale, Calitri è uno dei tanti centri sottoposti all’amministrazione longobarda prima e normanna e sveva poi.

Durante la dominazione normanna, il feudo di Calitri venne affidato ai Balvano, mentre sotto il regno di Federico II di Svevia appartenne al regio demanio. Nel 1304 Calitri passò ai Gesualdo, principi di Venosa che ne ebbero il possesso per tre secoli. Con i Gesualdo, Calitri conobbe la sua epoca d’oro e l’antico castello venne trasformato in una sontuosa dimora signorile. Dopo i Gesualdo, Calitri passò ai Ludovisi che, nel 1676, lo cedettero alla famiglia Mirelli. Durante il terremoto dell’8 settembre 1694 il castello di Calitri fu completamente distrutto e morì il principe Mirelli. I superstiti della famiglia Mirelli optarono per l’abbandono dei ruderi in cima alla collina ricostruendo il palazzo baronale più a valle. Nel 1784 vi venne esposta, sulla porta di Nanno, la testa del brigante Angelo Duca, che aveva imperversato nella zona con scontri vittoriosi contro l’esercito borbonico, giustiziato a Salerno. Dopo l’unità d’Italia la storia di Calitri si confonde con quella di tanti altri centri dell’Italia meridionale: brigantaggio, emigrazione, latifondismo baronale, lotte per la spartizione della terra. Nel 1861 fu conquistata e liberata dagli uomini del brigante lucano Carmine Crocco, assieme ad Aquilonia, Conza della Campania e Sant’Andrea di Conza. Nel giugno 1910 e nel luglio 1930 dei sismi di notevole magnitudo colpirono Calitri; nella Prima guerra mondiale Calitri diede un notevole contributo alla causa nel 1915 e nel 1918, nel 1924 eressero una Vittoria Alata che ricorda le 120 vittime del conflitto. Nel febbraio 1941 è stata teatro dell’operazione Colossus. Nel 1943 arrivarono le truppe tedesche che distrussero molti ponti tra cui quello sull’Ofanto. L’8 settembre, giorno in cui si celebra la natività della Beata Vergine Maria (giorno di festa per i calitrani), una radio annunciò che l’Italia aveva chiesto l’armistizio: i calitrani pensarono alla fine della guerra, ma a Calitri si combatterà, comunque, una battaglia contro i tedeschi in ritirata. La mattina del 29 settembre dello stesso anno, dei facinorosi si rivoltarono e malmenarono l’allora sindaco conte Salvatore Zampaglione e l’ex podestà, saccheggiarono lo stesso palazzo e uccisero alcuni componenti della famiglia Ricciardi. Nel secondo dopoguerra ai vertici nazionali c’era la Democrazia Cristiana, tra cui spiccò il calitrano Salvatore Scoca che fu più volte ministro; Calitri risentì con lieve ritardo anche del boom economico: in quegli anni Calitri divenne il più importante centro dell’alta Irpinia grazie al potere attirante dei suoi istituti scolastici (scuola media, istituto tecnico commerciale, istituto d’arte, liceo scientifico, istituto professionale). Il sisma del 1980 provocò due decessi e l’inagibilità per molti anni di gran parte del centro storico.

Lughi di interesse.

Chiesa di San Canio

Già presente nell’VIII secolo all’interno delle mura, dedicata ai protomartiri Cosma e Damiano, divenne nel 799 sede delle reliquie di san Canio. Nel 1547 venne riedificata a spese del comune, ma in seguito fu distrutta dal terremoto del 1694. Nel 1747 fu ultimata la ricostruzione, ma, resa pericolante da una frana, venne riadattata al culto. Purtroppo altri eventi sismici e un lento movimento franoso ne minarono la stabilità per cui, eseguite vanamente nel tempo alcune riparazioni, si decise nel 1881 di demolirla. Nel 1883 vi furono lavori di sistemazione della piazza che, dopo il sisma del 1910, subì diverse modifiche, fino all’attuale sistemazione. Subito dopo la demolizione della chiesa, in consiglio comunale si cominciò a dibattere il problema della sua ricostruzione, anche perché la cappella dell’Annunziata, che nel frattempo fungeva da chiesa parrocchiale, risultava troppo angusta. Solamente nel 1921 venne deliberata la costruzione della nuova chiesa in largo Croce, attuando un progetto che prevedeva la costruzione dell’abside, della crociera e di un campanile provvisorio; i lavori furono portati a termine nel 1924. La nuova chiesa fu ivi edificata nei primi anni trenta, e nel 1965 fu ampliata e portata da una a tre navate. Danneggiata nuovamente dal terremoto del 1980, fu ricostruita e, nel 1993, riaperta al culto. Oltre all’altare maggiore in marmo intarsiato del XVIII secolo, sugli altari e sulle pareti delle navate laterali si possono ammirare pregevoli tele del XVIII secolo (l’Apoteosi di San Canio, l’Adorazione del Santissimo Sacramento, la Madonna con Bambino, la Presentazione al Tempio, e la Madonna Assunta). In fondo alle navate laterali vi sono due altari: uno ospita una statua del Sacro Cuore; l’altro, la statua del patrono San Canio.

Chiesa dell’Immacolata Concezione

La chiesa venne aperta al culto nel 1714, sul poggio di San Biagio. Vi si istituì l’Arciconfraternita dell’Immacolata Concezione, le cui Regole furono approvate da Carlo di Borbone nel 1759.
Nel 1840, fu, per la prima volta, utilizzata come sepolcro. Fu danneggiata gravemente dal terremoto del 1980, venne successivamente riedificata; la facciata rimase indenne, come pure originali sono il portale d’ingresso e i due portali laterali in pietra.

Chiesa di Santa Lucia

Chiesa di Santa Lucia. È una piccola chiesa eretta intorno al 1580. All’interno sono custodite due statue che raffigurano Santa Lucia. Ogni anno si celebrano due messe: il 31 agosto e il 13 dicembre.

Chiesa di San Berardino

È situata nel rione più antico di Calitri. Fu eretta attorno al XVI secolo come cappella laicale, a testimonianza della carità di alcuni cittadini verso i meno abbienti. Al suo interno, oltre ad una statua di San Berardino, è conservata una statua della Madonna, proveniente dall’Abbazia di S. Maria in Elce; pregevole il portale in pietra.

Chiesa di Sant’Antuono (Sant’Antonio Abate)

Fu costruita sulle rovine di una vecchia chiesa (risalente probabilmente al XIV o XV secolo) nel 1739, a spese della famiglia Natale, che volle dedicarla a Sant’Antonio Abate. La chiesa più antica, forse completamente distrutta dal terremoto del 1694, era più grande di quella edificata più tardi

Chiesa di Sant’Antonio da Padova

È situata nel rione Cascina, fu costruita nel 1638 e distrutta dal terremoto del 1694. L’esterno della chiesa fu quindi completamente rifatto in epoca successiva. L’attuale portale è proveniente dall’antica cappella di S. Rocco che dalla metà dell’Ottocento venne inglobata da abitazioni e magazzini dell’attuale corso Matteotti

Chiesa del Calvario

È situata su una collinetta detta Calvario. Fu fatta erigere da un esponente della famiglia Gervasi di ritorno da una crociata in Terra Santa. Costruita originariamente con la facciata verso sud, nella ristrutturazione successiva al terremoto del 1910 cambiò orientamento, e la facciata fu direzionata a Ovest. Ogni venerdì santo è meta della processione che rappresenta la passione di Gesù Cristo.

Chiesa dell’Assunta

È l’unica chiesa della frazione di Calitri Scalo. Eretta per volontà di Salvatore Scoca nel 1953.

Chiesa della Madonna della foresta

È una piccola chiesetta di campagna meta di pellegrinaggio nelle domeniche di maggio.

 

Palazzo Zampaglione

Monumento ai Caduti

La costruzione del Monumento ai “Caduti di tutte le guerre” iniziò nel 1918 e fu inaugurato nel 1924, con annessa area del Parco “Parco della Rimembranza”.

Monumento all’emigrante

Realizzato dallo scultore Fulvio Moscaritolo è ispirato agli emigranti che da Calitri sono andati a cercare fortuna in giro per il mondo.

 

Tradizioni e folklore

Il 25 maggio viene festeggiato il Santo patrono, San Canio, che viene portato in processione per le vie del paese; la processione viene poi ripetuta anche il 1º settembre. L’8 settembre, invece, viene celebrata la natività della Beata Vergine Maria, festa particolarmente sentita dalla comunità calitrana, con la statua dell’Immacolata anch’essa portata per le vie del paese. Altre processioni avvengono il 31 agosto (Santa Lucia) e il 7 settembre (San Vito). Per le ricorrenze di Santa Lucia, San Canio (solo a settembre), San Vito e Immacolata Concezione i comitati addetti organizzano anche feste di paese con bancarelle, giostre e concerti di piazza. Il venerdì prima di Pasqua, partendo dalla chiesa dell’Immacolata Concezione, si porta una statua che rappresenta Gesù morente fino al colle del Calvario, accompagnato dalla statua della Madonna Addolorata.

In tutte le processioni gli appartenenti alla Confraternita dell’Immacolata indossano una tunica bianca, cinta da un cordone azzurro, e un mantellino azzurro. Durante la processione della Via Crucis viene aggiunta una corona di spine sul capo e alcuni portano anche una croce di legno sulle spalle.

A Natale, nel centro storico, si tiene una rappresentazione della Natività nel contesto degli antichi mestieri tradizionali del paese.

 

Musei

  • Museo della ceramica tradizionale di Borgo Castello
  • Museo della ceramica contemporanea dell’ex Istituto d’Arte “Salvatore Scoca”
Borgo Castello

 

Cucina

La cultura gastronomica calitrana è secolare: i cingulə (affini ai cavatelli pugliesi) e le cannazzə (ziti spezzati), serviti con ragù e pecorino grattugiato, sono i piatti tipici per eccellenza assieme all’acquasala che consiste in fette di pane bagnate con acqua bollente salata e poi arricchite con uova in camicia e olio soffritto con aglio e peperoncino piccante. Altri piatti ampiamente diffusi sono le lahanə, talvolta anche bollite nel latte e condite con sugo di pomodoro e fagioli, e le aurecchiə rə preutə, poi ancora gli scəlientə e il baccalà alla ualanegna, entrambi questi ultimi piatti conditi con sugo a base di olio soffritto con aglio e peperoncino piccante. Altro prodotto tipico in costante sviluppo sul mercato è il pane di Calitri.

(fonte: Wikipedia – fonte foto: Antonella Gallucci, Gianfranco Vitolo, Luigi Toglia, theauthenticitaly).