Covid-19: parla il professore Giulio Tarro virologo e scienziato di fama internazionale

Di Salvatore Pignataro – Ha risposto ben volentieri alle nostre domande il Professore Giulio Tarro, Scienziato di Fama Internazionale, Virologo, selezionato dalla IAOTP International Association of Top Professionals. Presidente della Fondazione “Teresa e Luigi de Beaumont Bonelli” per le ricerche sul Cancro, e Chairman dell’Accademia Mondiale di Tecnologie Biomediche dell’UNESCO, responsabile del Comitato della Virosfera (la sfera dei virus), gli organismi presenti in maggior numero, nelle terre, acque e nell’aria. Lo scienziato, non si è riservato di parlare in maniera chiara della pandemia scaturita dal virus Covid 19 che sta dilagando nel mondo e in Italia. Giulio Tarro è già primario emerito dell’Ospedale “D. Cotugno”, è stato “figlio scientifico” del premio nobel  Albert B. Sabin. Laureato e specializzato in Italia, è stato tra  i primi  a studiare l’associazione dei virus con alcuni tumori dell’uomo presso l’Università di Cincinnati, Ohio, dove Giulio Tarro è stato collaboratore di ricerca presso la divisione di virologia e ricerche per il cancro del Children Hospital (1965-68) e quindi assistant professor di ricerche pediatriche del College of Medicine (1968-69). Ricercatore del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR) e del National Cancer Institute (USA) a Frederick, Maryland.

 

Professore Tarro, molte persone pensano che il Covid 19 sia uguale ad una normale influenza stagionale. E’ vero?

“Fino a meno di 20 anni addietro i coronavirus rappresentavano una famiglia virale che durante il periodo invernale causava dal 10 al 30% dei raffreddori. Adesso il nuovo coronavirus COVID-19 da una malattia febbrile con impegno nei casi più severi di una polmonite che può avere la necessità perfino di un respiratore”.

 

Ci può ripetere in che modo si può essere contagiati dal Coronavirus code 19?

“La trasmissione da uomo a uomo avviene attraverso le cosiddette goccioline del flug, facilitata da tosse e starnuti del soggetto contagiato, vi è una distanza di sicurezza stabilita di un metro ed altre accorgimenti igienici per evitare la trasmissione attraverso un contatto come una stretta di mano  o il contatto con superfici che sono state prima contaminate”.

 

Che consiglio si sente di dare ai cittadini, oltre a quelle di non avere rapporti sociali e rispettare le distanze cosi come prescritto dalle autorità nazionali e  da quelle sanitarie?

“Non sono delle novità, ma conviene raccomandare l’igiene delle mani e delle vie respiratorie, sicure pratiche alimentari e se disponibile indossare la mascherina ed i guanti usa e getta”.

 

Da quando il virus è approdato in Europa e quindi in Italia è diventato più debole o più pericoloso?

“Il virus di per se non ha modificato la sua virulenza ed aggressività soprattutto nei soggetti anziani e con altre patologie pregresse”.

 

Da uno studio cinese, se pure effettuato su un numero di persone non molto grande, si evince, che è possibile essere contagiosi fino a due settimane dopo la guarigione. E proprio cosi?

“Il periodo di incubazione esteso fino a 14 giorni rappresenta non solo il tempo necessario per la replica virale e quindi la sintomatologia, ma anche per stabilire la sua contagiosità.  E’ un fatto che la libera circolazione del virus aumenta le possibilità di contagio ma anche l’immunizzazione e quindi la protezione dalla malattia. Se il virus circola produrrà un’infezione e l’infezione porterà anche la risposta dell’organismo con degli anticorpi, quindi questi soggetti saranno immuni. Il soggetto asintomatico è anche infettante, ma una volta prodotti gli anticorpi il virus viene neutralizzato e pertanto diventa guarito e non più contagiante”.

 

Si parla di alcuni farmaci che possono migliorare le condizioni di salute e che attendono la sperimentazione. Lei cosa ne pensa?

“Il Remdevisir usato per l’Ebola, la Clorochina (Plaquenil) già come antimalarico adesso di routine in Francia, il Fapilavir (Avigan) prodotto dal 2014 in Giappone, inibitori delle proteasi del virus dell’AIDS come Ritonavir e Lopinavir, Vit C a grammi, Oseltamivir, antifluenzale. Tutti questi sono farmaci per via orale”.

 

Molti stati e case farmaceutiche  nel mondo, stanno lavorando  su un eventuale vaccino. Il traguardo è vicino?

“Un vaccino specifico che prevenga la diffusione di questa epidemia da COVID-19 deve essere preparato con tempi minimi che tengano presente la sicurezza del suo uso e quindi una etica di somministrazione con tempi indicati dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) fino a 18 mesi, mentre un vaccino influenzale stagionale può richiedere soltanto alcuni mesi che permettono la protezione di un nuovo continente rispetto a quello dove è originata l’influenza epidemica”.

 

Secondo lei, per quando tempo, ancora è opportuno stare a casa e quando potrà finire l’emergenza in Italia?

“L’epidemia in Cina è terminata. Come secondo paese spetterà a noi, purtroppo pagando un tributo maggiore di vittime soprattutto basato sulla confusione che regna molto spesso tra alcuni rappresentanti istituzionali, i tuttologi e l’informazione che non distingue la verità dalle fake news”.