Covid-19, l’infermiera avellinese Giulia Francavilla da Cremona: “Qui si tocca con mano la morte e la sofferenza”

Si è laureata in “Infermieristica” presso l’Università degli studi della Campania “L. Vanvitelli”, con sede al Polo didattico del “Moscati” di Avellino due anni fa e ha conseguito un master in Area Critica (Emergenza) all’Università di Parma, sostenendo la discussione su Skype lo scorso 19 marzo a causa della diffusione del Covid-19.

Giulia Francavilla, 29 anni, avellinese doc, è partita due anni fa esatti per Cremona. Trovare un lavoro e proseguire gli studi presso l’università di Parma erano i suoi obiettivi.

Il Coronavirus, però, a fine febbraio, arriva in Italia. Pochi giorni e si diffonde in Lombardia alterando i piani della giovane irpina: “Quando sono arrivata a Cremona ho lavorato presso due case di riposo. Da subito mi sono sentita accolta da questa città, per questo motivo ho deciso di rimanere – racconta Giulia -.

Ho cominciato a prendere contatti con l’Ospedale Maggiore per fare lo stage del Master. E proprio al termine del corso è cominciata l’emergenza Covid-19. Non ci ho pensato due volte e mi sono immediatamente messa a disposizione per poter dare aiuto ai miei colleghi”.

Arriva nel nostro paese il virus che in Cina ha ucciso migliaia di persone e si allarga a macchia d’olio in tutta la regione: “Non mi aspettavo di dover affrontare questa emergenza, ma ero preparata a qualsiasi cosa. Turni e ritmi serrati, la paura del contagio nonostante gli ausili e le protezioni. Le sensazioni erano contrastanti inizialmente. Non appena ho varcato la soglia del reparto di Pneumologia, al quale sono stata assegnata, non nascondo che ho avuto molta paura, e non per il virus quanto perché pensavo di non essere in grado di gestire la situazione – ammette -.

Della gravità del virus me ne sono resa conto tempo prima, quando già a Codogno e nel Lodigiano cominciavano a venire fuori i casi di Covid-19. Adesso sto toccando con mano più che mai la morte e la sofferenza. E non è un bel sentire. Al di là del male fisico quello che ti distrugge è il dolore interiore”.

Voce tremante, tristezza nel cuore ma Giulia è ottimista e vede la luce in fondo al tunnel: “Forse l’avrete sentito fino alla noia, ma l’unico modo per non diffondere il contagio è quello di STARE A CASA. Fatelo per i vostri nonni (chi è ancora fortunato ad averli), fatelo per i vostri genitori, fatelo per il prossimo perché se vogliamo salvarci, per adesso, questo è l’unico modo! Ce la faremo!”

di Anna Vecchione