Contropiede, Roca di TuttoAvellino: “I lupi non hanno più un’identità”

Per un nuovo appuntamento di “Contropiede”, con il giornalista di tuttoavellino.it., Carmine Roca, abbiamo analizzato il ‘momentaccio’ dei lupi e la sconfitta rimediata dall’Avellino di Ignoffo ieri contro la Paganese.

 

Ancora una sconfitta per l’Avellino di Ignoffo. Contro la Paganese, dopo un discreto primo tempo, la situazione è precipitata. Lupi arrendevoli e senza grinta…
“Una prestazione dai due volti. Se l’Avellino avesse chiuso il primo tempo sul 2-0 (clamorosa occasione per Albadoro) nessuno avrebbe avuto nulla da ridire. Ma nella ripresa, dopo aver sfiorato ancora il raddoppio con Charpentier, sono venute fuori tutte le ingenuità e le paure che stanno accompagnando la squadra nell’ultimo periodo. Errori grossolani in difesa, avversari lasciati liberi di colpire, e un paio di sostituzioni di Ignoffo che non hanno convinto, confermando le difficoltà del tecnico, soprattutto sul piano caratteriale. La scelta di difendere il pareggio, passando alla difesa a 4 e inserendo Parisi anziché Karic, che avrebbe potuto creare problemi alla rabberciata difesa della Paganese, dimostrano le lacune dell’allenatore, che sente fortemente di essere in discussione. E questo incide pesantemente sulla squadra”.

 

Una crisi irreversibile dalla quale però si può e si deve uscire. Ma come?

“Bella domanda. Potrebbe sembrare scontato dire ‘cambiando l’allenatore’, un must delle squadre in difficoltà e in crisi di risultati. Ma la situazione dell’Avellino è diversa. Alla base ci sono le note problematiche societarie, cambiare allenatore potrebbe servire, ma non bastare. È palese che la squadra abbia perso fiducia dopo la sconfitta interna col Bisceglie, generata da un errore del portiere, in una gara senza scossoni che avrebbe portato in dote almeno un punto e il quarto risultato utile di fila. Da lì in poi l’Avellino vivace e propositivo, che giocava con leggerezza e appassionava i suoi tifosi è sparito, lasciando spazio a una squadra involuta non solo sul piano del gioco, ma anche sul piano emotivo. La scossa del cambio in panchina, con l’arrivo di un allenatore più esperto come Capuano, potrebbe servire. Ma non so fino a che punto, se le cose non dovessero migliorare sul fronte societario”.

 

Ignoffo non si riconosce colpe, tuttavia è chiaro a tutti che l’Avellino è una squadra monca ed incompleta…

“Ignoffo ha sicuramente qualche responsabilità sul momento negativo dell’Avellino. Era riuscito a dare un’identità alla squadra, che seppur giocando con un solo attaccante, riusciva ugualmente a segnare (6 gol in 3 gare) e a creare pericoli. Poi dopo il ko col Bisceglie ha preferito cambiare, forse pungolato da qualche “consiglio” arrivato da tifosi e addetti ai lavori. Da lì si è visto un Avellino a tre punte e poco equilibrato contro la Virtus Francavilla, con Parisi nel tridente contro il Rende e infine il ritorno al 3-5-2 abbandonato dopo la sconfitta col Catania. Una squadra che non ha più la sua identità. Inoltre non mi ha convinto la presenza di Micovschi sulla corsia destra, lui che è un mancino naturale. L’Avellino ha perso l’unico in grado di cambiare passo e creare pericoli, ma limitato dal dover cambiare piede per rendersi pericoloso, appesantendo la manovra offensiva. A sinistra, contro la Paganese, si sono riviste le potenzialità del rumeno. È pur vero che se non avesse giocato Micovschi a destra, Ignoffo si sarebbe ritrovato senza esterni di ruolo. E infatti Ignoffo rischia di pagare anche per colpe non sue. La rosa è evidentemente incompleta, per diverse partite non ha praticamente avuto panchina, calciatori in grado di subentrare e spostare gli equilibri. Oltre a un vero attaccante, gli manca anche un esterno destro e forse un buon centrocampista. Si è preferito non intervenire sul mercato degli svincolati, sicuramente per problemi economici, ma credo che il budget a disposizione permettesse a Di Somma di fare meglio, anche prima del blocco del mercato. Di attaccanti veri, come ha fatto capire Di Somma dopo il ko con la Virtus, in giro ce n’erano parecchi. Inoltre non ha convinto la scelta di puntare totalmente o quasi (ad eccezione di Rossetti) su giovani calciatori stranieri. Schierando tre under in campo, di nazionalità italiana, l’Avellino avrebbe potuto ricavare un buon gruzzoletto per fare rifiatare le casse societarie, come fanno molte squadre nel girone dell’Avellino, anche quelle nelle zone nobili della classifica”.

 

Quanto influiscono le vicende societarie su questa crisi?

“Tanto. Non avere certezza del futuro alla lunga diventa logorante. Calciatori e staff tecnico hanno accettato l’Avellino a scatola chiusa, in un momento in cui poteva sembrare una pazzia venire a giocare in un club che, per poter andare avanti, deve sperare nella generosità di qualche sponsor e soprattutto nel contributo dei propri tifosi. Per quanto tempo si potrà andare avanti in questo modo? Il 6 novembre potrebbero esserci novità su questo fronte, ma il nuovo blocco dei beni di proprietà della Sidigas ha sicuramente lasciato strascichi anche all’interno della squadra, che si informa attraverso TV, giornali e siti locali. L’Avellino ha superato senza problemi lo step di ottobre relativo al pagamento dei primi stipendi ai tesserati grazie agli incassi al botteghino, a dicembre ce ne sarà un altro e senza aiuti esterni la società potrebbe fare fatica a onorare gli impegni. C’è poi da dire che l’assenza di aiuti “pesanti” da parte dell’imprenditoria locale fa riflettere. Ad oggi a parte qualche piccolo contributo e l’aiuto della Italpol, l’Avellino non ha ancora un main sponsor. Un segnale evidente che, negli anni, la Sidigas si sia fatta terra bruciata intorno, evitando di allacciare rapporti e partnership che oggi potevano tornare utili. La presunzione di potercela fare da soli si è scontrata con la realtà dei fatti. L’imprenditoria locale è stata attaccata a più riprese negli ultimi mesi, ma chi darebbe decine di migliaia di euro a una società che non riesce a dare certezze neppure a se stessa?”

 

Domenica, contro il Bari, sara un’altra prova importante… cosa dovremmo aspettarci?

“Uno scatto d’orgoglio sicuramente. Il Bari è una corazzata, ha speso 10 volte quello che ha speso l’Avellino, ma ha già perso una volta, quest’anno, al Partenio-Lombardi. Ed era un Avellino pieno di ragazzini, che aveva iniziato la preparazione dieci giorni prima. Potrebbero riaffrontarsi con due allenatori diversi in panchina, dato che il Bari ha sostituito Cornacchini con Vivarini e l’Avellino potrebbe fare lo stesso salutando Ignoffo e ingaggiando un altro tecnico. Ad oggi è una partita con tante incognite, è troppo presto per fare previsioni. Il Bari parte ovviamente favorito, ma il calcio non è mai stata una scienza esatta”.