AMATUCCI: “ECCO IL MIO RECITAL DEDICATO AL SUD, ALLA MUSICA E AI BUONI SENTIMENTI”

Il giornalista avellinese Gianluca Amatucci ha curato la realizzazione del suo primo personale recital. Voce e musica per raccontare storie, vicende, passioni e sentimenti del “Sud”. Un racconto emozionante che vedrà la luce quando ci si potrà ritrovare mettendosi alle spalle questo difficile periodo legato al covid.

Gianluca ci racconta questo suo nuovo progetto.

 

Come e perché un recital?

“Il periodo del primo lockdown ci ha trovati un po’ tutti spaesati, anche in difficoltà, ammettiamolo. Ognuno di noi ha inteso dedicarsi a qualcosa che non fosse soltanto lavoro e tra una ricetta in cucina e un buon libro per chi ha sempre avuto la passione della scrittura si sono aperte nuove strade. E’ successo cosi anche a me.  Avere in mete tante idee a volte è un dono che però va anche messo a regime per evitare di imbattersi in quella che è una sorta di “noia” da mancata realizzazione di iniziative o eventi che con la cultura e le proprie passioni ben si sposano. Seguendo il filo di questo personale ragionamento è nata l’idea di creare, realizzare un Recital”.

Che titolo hai scelto per questa “creatura”?

“In sostanza volevo creare qualcosa di radicalmente nuovo e credo di essere riuscito a raccogliere il materiale adatto allo scopo.  Il mio è stato un lavoro di ricerca che affonda le radici nella storia del Sud e a volte sconfina dalle vicende del nostro territorio. Tutto è legato alla musica che si sposa con la storia e le tradizioni. Il titolo che ho scelto è SUDDAMARE”.

Perché questo titolo?

“Il Sud per me è vita: sole, mare, paesaggi mozzafiato ma soprattutto radici storiche e segni di vita vissuta. La parola Amare inserita nel titolo si riferisce all’amore a tutto tondo, quello per le persone, per i luoghi, per le storie. C’è anche spazio per il termine SUDA, inserito nel titolo che rappresenta la fatica della gente del Sud nel lavoro, nell’affermarsi e anche nel lasciare la propria terra in cerca di fortuna”.

La musica per te, quanto conta?

“Per questo recital ho combattuto con me stesso proprio per la selezione dei brani che accompagnano il racconto che ho scritto. Non è stato facile scegliere le canzoni che ritenevo adatte in un panorama nazionale, italiano con brani che fanno parte della storia e delle nostre storie. Le canzoni che ho scelto si legano ad un filo sottile e temporale”.

Un messaggio particolare in questo tuo lavoro?

“Tanti messaggi, a dire il vero. Il primo su tutti è che le nostre radici vanno difese, tutelate e che ci sono tantissime persone che riescono a vedere il bello, lontano dalla quotidianità e dai problemi comuni. Il mio recital è un tuffo nel passato ma anche un modo per dire che siamo ancora vivi, anche dopo questa sciagura”.

A quando la “prima”?

“Ho riflettuto molto ed ho deciso di attendere il momento in cui ci potremo ritrovare, tutti insieme, magari senza distanziamento. Il mio recital è un racconto ma occorre che io guardi negli occhi gli spettatori. Se avessi deciso di realizzarlo come video non avrei avuto lo stesso riscontro e non avrebbe ottenuto il mio scopo. Spero di poter incontrare presto amici e conoscenti per presentare il mio recital. Sarebbe un piccolo sogno che si avvera”.