Acli, Welfare e mobilità sociale: l’Italia è ferma, occorre ripartire da istruzione e lavoro

Sta per concludersi il 52° Incontro nazionale di Studi, che quest’anno a Bologna ha visto le Acli riunirsi su un tema molto dibattuto nelle ultime settimane e attuale ormai da mesi. “Mobilità sociale e democrazia”, questo l’argomento all’ordine dei giorni 12, 13 e 14 all’Arena Teatro del Sole. Un evento patrocinato dalla Regione Emilia-Romagna e dal Comune di Bologna, che condibattiti, discussioni e approfondimenti ha analizzato lo stato attuale della società italiana in cui, è emerso, le promesse di miglioramento associate all’istruzione e al lavoro sempre più spesso non vengono mantenute.

Una tre giorni che ha delineato il profilo di un Paese, il nostro, in cui nel migliore dei casi resti quello che nasci, in cui per un bambino di una famiglia a basso reddito ci vogliono cinque generazioni per entrare nel ceto medio, in cui il popolo sopravvive a fatica come bloccato in un ascensore dove l’aria è sempre più pesante e non dà ossigeno a sufficienza.

Ma le condizioni per salvare il Paese ci sono tutte. Lo ha affermato nella sua relazione il Presidente nazionale delle Acli Roberto Rossini, che «è necessario – dice – abolire subito i decreti sicurezza e dare sostanza all’integrazione, ammettendo che nel 2019 non è più possibile parlare di emergenza immigrati; cambiare la mentalità verso il Terzo settore e rimettere al centro gli investimenti sulla formazione e sul lavoro, puntando su scelte strategiche che rilancino un’industria orientata alla sostenibilità».

Ed è ancora Giuseppe Provenzano, ministro per il sud e la coesione territoriale, a concentrare il suo intervento sulla necessità di far ripartire l’ascensore sociale da troppo tempo bloccato. «Dare alle bambine e ai bambini la possibilità di costruirsi un futuro che non sia pesantemente condizionato dal loro luogo di nascita, dal censo e dal grado di istruzione delle loro famiglie – osserva non è solo un dovere morale, è per noi un compito che ci affida la Costituzione.

La mobilità principale – continua – si inizia a costruire nelle aule scolastiche e già prima nelle scuole materne e negli asili nido». È l’attore Ivano Marescotti a raccontare il ruolo decisivo della scuola nella sua vita e «sono un esempio di mobilità sociale – dice –. Provengo da una famiglia di braccianti agricoli da tre generazioni. Sono stato il primo a poter accedere all’istruzione ed è stata la scuola a darmi la libertà di scegliere il mio percorso di vita».

Welfare e lavoro sono i diritti fondamentali che le Acli da sempre sostengono e promuovono con iniziative necessarie a garantirli a tutti i cittadini, che devono essere messi nelle condizioni di restare, perché la vera emergenza, oggi, è quella migratoria di chi se ne va e il Paese è stanco di perdere ancora il suo enorme potenziale di eccellenze, risorse umane e cultura.